Giorgio Galli, “La parte muta del canto”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Giorgio Galli, La parte muta del canto. Vite ritrovate di musicisti, ed. Joker, 2016

Giorgio Galli è scrittore abituato al viaggio e all’osservazione dei luoghi e del tempo. Ne La parte muta del canto, raccolta di racconti-ritratto, declina tutte le possibili combinazioni di queste dimensioni. “Luoghi” significa scenari di mondo geografico ma anche dello spirito, principalmente filtrati attraverso le note di compositori, direttori d’orchestra e interpreti dalle vite difficili, perché segnate da fallimenti e frustranti rivalità. Il tempo, invece, è coinvolto, certo, in quanto le epoche osservate sono diverse, ma anche perché Galli si addentra nelle dinamiche più intime delle composizioni di (o eseguite da) questi artisti, scandagliandone lo stile, letto in controluce rispetto alle loro vicende biografiche. E si sa, la musica è quintessenzialmente “tempo”. Continua a leggere

54. Il punto

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La chiesa è avvolgente, con gli archi a tutto sesto, le nicchie di marmo, l’immagine della Madonna benedicente col bambino in grembo. La cupola è un invaso di luce, i finestroni a volta sono bocche da cui entra il bacio irresistibile del cielo. Nathane osserva da studioso, passa in rassegna colonne e capitelli, i vuoti e i pieni delle conchiglie di pietra sparse dappertutto – simbolo di verginità? – i posti marmorei della sede e quelli lignei del coro, la tradizione è indispensabile, ma può essere viva come allora? Continua a leggere

7. Variazioni

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Teodora ama i romanzi: non vede l’ora che arrivi la sera per poter accendere l’abat-jour vicino al letto e cominciare a scorrere le pagine che vorrebbe non finissero mai, perché la fine di un libro è un po’ come la morte, senti un vuoto improvviso e non sai se piangere o cercare di pensare ad altro. Continua a leggere