La grazia

Riprodurre Gesù, portarlo nel mondo: è questa la nostra missione, avviata nel battesimo, e proseguita negli altri sacramenti. Non è un caso che questi siano svalutati. Per credere che la grazia ci viene trasmessa soprattutto attraverso di essi, ci vuole umiltà, la coscienza limpida di essere nulla. Dio ama la voce umile che lo chiama in soccorso, e non può fare a meno di rispondere.

Portare a Dio


Riportare i peccatori a Dio: un bel progetto. Quando cammini, pensa di andarne a prendere uno per condurlo a Me, suggerisce il Cristo alla Bossis. Come convincere i lontani? Lasciando parlare la grazia, che comunica il sapore, l’odore del cielo. Possiamo affascinare solo se in noi, nella settima stanza, dimora l’Amore. Quell’Amore che dimentica di essere Dio pur di donare, e accogliere il dono che gli offriamo.

Felix culpa


Ho peccato, ho molto peccato. Non me ne vanto, anzi, ne sono pentito, amaramente. Eppure, se non avessi peccato, forse sarei uno scemo che giudica la gente, incapace di capirla. Uno di quelli che ti squadrano dall’alto, col sorriso vincente di chi si crede giusto; che parlano di Dio senza averlo incontrato, che si tengono stretti il titolo raggiunto, a costo di chissà quali compromessi, chissà quali silenzi; prigionieri di una gabbia che vieta loro di stringerti le mani, di abbracciarti, di comprendere quello che un giorno scrisse Agostino, mio fratello: felice colpa, che meritò un così grande Redentore.

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La Grazia, da qualche parte, deve entrare. Preghiamo, ma pensiamo ad altro; pretendiamo una risposta da Dio, e gli sbattiamo la porta sulla faccia. Poi diciamo che la preghiera è inutile, che la fede è un imbroglio; che abbiamo fatto, fatto, senza mai vedere nulla. O almeno lo pensiamo.
Se voglio che la Grazia entri, il minimo sindacale è che mi concentri su Gesù. Allora sì che lo Spirito scorre.
Altrimenti scorre solo l’amarezza, nello scarico della nostra ambiguità.