“Ciao, vecchio”. Luis Sepúlveda, 1949-2020

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Ci troviamo nella sala vip dell’aeroporto internazionale di Santiago, e sembra che noi cinque siamo davvero dei vip perché ci hanno assegnato un plotone di soldati e varie guardie che vigilano sulla nostra incolumità. Ed è forse per mettere in risalto il nostro status di vip che ci tengono al centro della sala, seduti per terra con le mani alla nuca. Non è certo il modo migliore di rilassarsi prima di un lungo viaggio, e i soldati ci guardano storto quando reclamiamo per la durezza della moquette e per il pessimo servizio: non ci hanno neppure offerto qualcosa da bere. Un trattamento schifoso per dei vip.
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Tra Irlanda, Italia e Spagna: Intervista a Catherine Dunne

Tra Irlanda, Italia e Spagna: Intervista a Catherine Dunne

di Giovanni Agnoloni

Catherine Dunne (Photo: Noel Hillis)

Catherine Dunne, grande scrittrice irlandese, è conosciuta in tutto il mondo per i suoi romanzi, che raccontano intense storie di drammi familiari immersi nella storia più e meno recente del suo paese, ma con aperture anche ad altre realtà europee – su tutte la Spagna, la cui lingua e cultura lei ben conosce, anche per gli studi di Lingua e Letteratura spagnola (e inglese) condotti al Trinity College di Dublino.

Già docente di lingue, si è dedicata interamente alla scrittura a partire dalla seconda metà degli anni ‘90, ed è diventata famosa in Italia con il primo libro La metà di niente e in seguito con altri romanzi come – tra gli altri – La moglie che dorme, Il viaggio verso casa, Una vita diversa, Se stasera siamo qui, Quel che ora sappiamo e i più recenti Un terribile amore e Come cade la luce, tutti editi da Guanda.

Ho avuto il piacere di conoscerla la scorsa estate a Dublino, e di apprezzarne anche la profonda umanità e il grande entusiasmo come operatrice culturale.

Da qui, e dal nostro successivo incontro all’ultimo Pisa Book Festival, l’idea di questa intervista. Prima troverete il testo italiano, quindi quello inglese. La traduzione è mia. Continua a leggere

CON LA CULTURA SI MANGIA

di Massimo Maugeri

In occasione delle elezioni politiche del febbraio 2013 il “forum del libro” (www.forumdellibro.org) aveva proposto l’iniziativa “E/leggiamo” basata, tra l’altro, sull’invio di una lettera aperta ai candidati al Parlamento. Nella premessa del testo si evidenziava che «dove la lettura è abitudine più diffusa, in molti casi è anche più alto il reddito, è migliore la qualità della vita, la società è più coesa, sono maggiori la capacità di innovazione e la propensione alla crescita». Oggi il principale referente di quella iniziativa è l’attuale ministro per i Beni e le Attività Culturali (persona degna, preparata e rispettabile), il quale – peraltro – dovrà tener conto degli esiti del più recente report dell’Istat. In Italia, anche chi legge, legge poco: tra i lettori il 46% ha letto al massimo tre libri in 12 mesi, mentre i “lettori forti”, con 12 o più libri letti nello stesso lasso di tempo, sono soltanto il 14,5% del totale. Dati poco confortanti, come sempre. E come sempre può sembrare vano ribadire la necessità di incrementare gli incentivi alla lettura e gli investimenti in cultura. Eppure bisogna continuare a farlo, come fanno benissimo Bruno Arpaia e Pietro Greco nel loro pamphlet “La cultura si mangia” (Guanda, € 12, p. 174). Il titolo del volume fa il verso all’infelice frase dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti pronunciata il 14 ottobre 2010: «con la cultura non si mangia. Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia». Arpaia e Greco, dati alla mano, dimostrano invece che la cultura non è un bene di lusso. Continua a leggere

L’UOMO CHE SMISE DI FUMARE di G. Pelham Wodehouse

Se sono vere le due seguenti considerazioni – “il buonumore è un toccasana” e “leggere fa bene” – ogniqualvolta avremmo trovato un buon libro capace di farci ridere, o quantomeno sorridere, avremmo trovato un tesoro… o preso i classici due piccioni con una fava. Scrivo questo breve preambolo pensando allo scrittore inglese G. Pelham Wodehouse (nato a Guildford, nel Surrey, il 15 ottobre 1881 – morto a New York il 14 febbraio 1975), grande umorista ma anche autore dotato di uno stile pregevole, al punto da avere ammiratori del calibro di Hilaire Belloc, Evelyn Waugh, Rudyard Kipling, Salman Rushdie e Douglas Adams.
Come ha avuto modo di sostenere il citato Evelyn Waugh: “Wodehouse ha creato un mondo affinché ci potessimo vivere e divertirci… Un mondo idilliaco, che non morirà mai.”
Un nuovo pezzo di questo mondo, prodotto dal creatore – tra gli altri – dei racconti di Jeeves e del Castello di Blandings, è giunto di recente in libreria. Si tratta di una raccolta di racconti intitolata “L’uomo che smise di fumare” (Guanda, 2010, p. 240, € 16, traduzione di Silvia Piraccini).
L’ottima copertina dai colori sgargianti, disegnata da Alberto Rebori, mostra un omuncolo “digrignante” – spaparanzato su una poltrona rossa – che tiene in mano un sigaro. Sopra di lui, l’icona di una sigaretta cancellata da una X.
I racconti sono ambientati a Londra, all’Angler’s Rest, dove il signor Mulliner – instancabile chiacchierone del locale – è solito offrire storie incredibili e divertenti (piacevoli da ascoltare tra una sorsata di whisky e l’altra). Continua a leggere

“Nel nome del padre”, di Gianni Biondillo

di Alberto Pezzini

Come una biglia d’acciaio che va giù. Però con il miracolo che le impedisce di scendere attraverso l’esofago.

Gianni Biondillo, Nel nome del padre, Guanda 2009, pagg. 193, euro 14,50, è un romanzo perfetto in quanto ti fa male e bene in maniera compiuta, senza uno sbaglio.

Biondillo ci regala questa discesa dentro una vita comune, prima che la riforma investisse il codice civile e facesse dell’affidamento congiunto dei figli quella regola aurea che ha soppiantato l’affidamento ad un unico genitore.

Luca, assicuratore con il pallino della musica, a cui ha legato una perduta e bellissima giovinezza – uccisa in mano a tante e poi tante ragazze che i ricordi non ci sono manco più -, e Sonia, bella ragazza, un fiore tropicale e lussureggiante. Si conoscono, si amano, si fondono e nasce Alice, un miracolo di bambina. Continua a leggere