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Riccardo Ferrazzi recensisce Mascarò, di Haroldo Conti

“Mascarò” è, dopo “Sudeste”, il secondo romanzo di Haroldo Conti che appare per i tipi della casa editrice Exorma. 

È l’ultima fatica letteraria di Conti che, non molto tempo dopo averla conclusa, fu sequestrato dai sicari del dittatore Videla, giunto al potere con un colpo di stato, tragico contraccolpo alla discutibile gestione di Juan Domingo e Isabelita Peron.

Al testo del romanzo è opportunamente premessa una prefazione di Gabriel Garcia Marquez: spoglia, giornalistica e proprio per questo impressionante cronaca degli ultimi giorni di libertà per Conti e la sua famiglia, seguiti da una desolante trafila di indiscrezioni filtrate attraverso il vergognoso silenzio sulle torture e sulla morte inflitta allo scrittore. 

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La borsa del Cabecita

di Mario Bianco

Dedicato ad un personaggio che compare in Sudeste, magnifico romanzo argentino di Haroldo Conti di recente edito da Exòrma edizioni e tradotto benissimo da Marino Magliani con la consulenza di Riccardo Ferrazzi.

La sacca di Cabecita

È una faccenda successa circa quarant’anni fa nei pressi di Giaveno, una cittadina in provincia di Torino, in località detta Provonda, una cosa di poco conto, tuttavia c’erano stati degli spari, o meglio due colpi di fucile esplosi da un tale anziano, Portigliatti Ettore, detto Gino, non si sa perché.

Il detto Portigliatti era stato ricoverato all’Ospedale San Giovanni Battista in Torino in stato di evidente confusione mentale; risultava essere affetto da uno stato piuttosto avanzato di arteriosclerosi, vale a dire che era in condizioni psichiche molto alterate come confermato dalla signora Merlo Pich Ernesta, consorte del Portigliatti.
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Sudeste, di Haroldo Conti.

di Riccardo Ferrazzi

Per le edizioni Exorma è da poco uscito “Sudeste”, romanzo di Haroldo Conti, narratore e giornalista argentino travolto dalle brutali repressioni della giunta militare insediatasi dopo la morte di Juan Domingo Peron.
“Sudeste” si svolge sul Rio de la Plata in un’epoca politicamente imprecisata, vagamente collocabile nella seconda metà del XX secolo. È la storia di un solitario che, a suo modo, vive come un gaucho o come un avventuriero del far west. Nelle sue emozioni, nel suo modo di vivere la vita, c’è qualcosa che ricorda l’innominato protagonista di “Meridiano di sangue”, il capolavoro di Cormac McCarthy. È lo stato d’animo dell’uomo di fronte alla natura sconosciuta: lo stato d’animo dell’avventuriero. Continua a leggere