Broch, Einstein e il socialismo

di Antonio Sparzani

Il terzo romanzo-autobiografia di Elias Canetti è intitolato Il gioco degli occhi (das Augenspiel in originale) e racconta dell’autore la vita di relazioni a Vienna negli anni 1931-37. Il titolo non si riferisce, come si potrebbe immaginare, agli occhi di qualche affascinante dama viennese, ma a quelli di un illustre scrittore viennese, Hermann Broch (1886-1951), di quasi vent’anni più vecchio di Canetti, da cui questi rimase per anni affascinato; colpito e sempre sorpreso dal gioco degli occhi e dal respiro di Broch.

Questi, che proveniva da una famiglia ebrea, all’annessione dell’Austria, 11 marzo 1938, fu imprigionato dai nazisti e liberato poi alla fine di marzo grazie alla pressione di un gruppo di amici, tra i quali anche James Joyce; andò quindi in esilio negli USA, dove visse fino alla morte. Broch era un affascinatore, un vero tombeur de femmes, ma sempre discreto, un vero cavaliere, come egli stesso amava definirsi “ein franzjosephinischer Kavalier”.

Broch conobbe Hannah Arendt nel maggio del 1946 nella casa newyorkese di una comune amica, Annemarie Meier-Graefe, vedova dello storico dell’arte berlinese Julius Meier-Graefe. Tra i due nacque un’immediata simpatia che durò, assai intensa, fino alla morte dello scrittore, avvenuta nel maggio del 1951. Per conoscere la relazione tra i due, che non sfocerà, come ci si potrebbe aspettare, in una relazione amorosa a pieno titolo, ma che certo può meritare l’aggettivo di amorosa, abbiamo fortunatamente anche in italiano il carteggio tra i due: Carteggio 1946-1951, Marietti 1820 editore, Genova-Milano 2006, curato con grande perizia da Roberto Rizzo e tradotto da Vito Ponzi. Continua a leggere

I SONNAMBULI sono tornati

di Antonio Sparzani

Di quel filone di letteratura mitteleuropea che irruppe nelle nostre librerie negli anni settanta del secolo scorso, molti sono gli autori noti e variamente letti, da Mann a Musil, da Joseph Roth a Schnitzler, da von Doderer a Canetti. Ma il nome di Hermann Broch (Vienna 1886 – New Haven 1951), malgrado la pubblicazione da parte di Einaudi de i Sonnambuli già nel 1960, non ebbe affatto risonanza, e sostanzialmente rimase nell’ombra degli esperti di germanistica. E sì che Elias Canetti, nel discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura, attribuitogli nel 1981, parlò di Broch come di colui che avrebbe, se fosse stato ancora vivente, meritato più di lui il premio, e a Broch dedicò molte affettuose pagine nel Gioco degli Occhi, terzo volume della sua autobiografia.

Da quando, ormai vari anni fa, qualcuno mi mise sulla traccia di questo autore così fuori dai percorsi letterari più usuali, non ho smesso di leggere i suoi scritti e di ripensare di quando in quando al suo peculiare modo di concepire e affrontare la letteratura. La prima lettura che si offre di lui è la prima opera che scrisse non appena, nel 1927, a 41 anni, smise di fare l’ingegnere tessile, professione cui era stato naturalmente avviato dal padre e dalla sua impresa, e decise di dedicarsi alla scrittura e alla conoscenza del mondo. Die Schlafwandler, appunto, letteralmente i camminatori nel sonno, ovvero i sonnambuli, da tempo esaurita e ripubblicata oggi con grande cura editoriale da Mimesis ad inaugurare la nuova collana di letteratura, diretta da Massimo Rizzante.
Su questo blog ho già pubblicato un intenso e raffinato dialogo d’amore tratto dal primo volume Continua a leggere

Dialoghi d’amore.1: Hermann Broch

di Antonio Sparzani

“Ingegnere tessile” era Hermann Broch, nato nel 1886 a Vienna, e tale era diventato perché suo padre possedeva una fiorente industria tessile a Teesdorf, vicino Vienna; il figlio ne ereditò la conduzione, che tenne dal 1909 al 1927; ma dal 1925 studiò matematica, filosofia e psicologia all’università di Vienna e decise definitivamente di diventare scrittore, ora tra i grandi del Novecento.. La sua prima impresa letteraria fu la trilogia I sonnambuli (Die Schlafwandler, 1930/32) di tre romanzi, ambientati a 15 anni di distanza l’uno dall’altro (1888 – 1903 – 1928). Protagonista del primo, intitolato Pasenow o il romanticismo (Pasenow oder die Romantik), è il tenente Joachim von Pasenow, militare di carriera, supposto garante dell’ordine costituito, che riapparirà poi nel terzo romanzo del ciclo, Hugueneau o il realismo (Hugueneau oder die Sachlichkeit).
Elisabeth, figlia del barone Baddensen, è amica d’infanzia di Joachim e sembra naturale, anche se non ancora esplicitamente detto, che gli sia destinata come futura moglie. Ma durante una gita a cavallo dei due con Eduard von Bertrand, caro amico di Joachim, il cavallo di quest’ultimo si infortuna, il che permette all’autore di scrivere uno dei dialoghi d’amore più belli che io conosca nella letteratura di tutti i tempi, il seguente, tra Eduard e Elisabeth: Continua a leggere