Tu sei

Il segreto dei segreti è che tu sei più di ciò che pensano gli altri, e più di quello che pensi di essere tu stesso. Al di là di ogni cosa, tu sei. Arriva un momento, nella vita, in cui te ne accorgi, fosse pure all’inferno. Ma lì non c’è possibilità di rimediare. Se lo scopri prima, però, è il momento più bello in assoluto: può crollare il mondo, possono metterti al bando nel sistema solare, o in tutto l’universo, ma tu sei. Se lo sapessi, non ti faresti problemi, non proveresti angosce, ansie, paure, e una sola cosa ti starebbe a cuore: Dio, perché tu sei per Lui. Allora ameresti, perché non cercheresti gli altri per desiderio o per paura, ma perché essi sono, come te. 

Intelligenti

In fondo, la vita si concentra in questa scelta: vivere per me o per Dio. Così il Cristo alla Bossis. E aggiunge: il Padre e Io aspettiamo la risposta. Se vivo per me, penso di guadagnare qualcosa, e perdo tutto. Se vivo per Gesù, penso di perdere tutto, e guadagno me stesso. Il Vangelo cerca di convincerci di ciò di cui dovremmo convincerci da soli, se fossimo davvero intelligenti.

La manipolazione imperante

di Giampaolo Centofanti

L’identità da sola può diventare chiusura. L’incontro da solo può diventare un eticismo omologante che svuota le persone e le rende meri isolati consumatori manipolabili. L’identità non può venire ridotta a vago omologante solidarismo perché per esempio il cristiano ha bisogno di essere formato alla luce di Gesù in tutti gli aspetti del cammino di crescita.

La scuola se non vuole spegnere nell’appiattimento i giovani deve stimolare la loro libera vissuta ricerca identitaria a tutto campo. Il cristiano venire formato da insegnanti cristiani, il buddista da buddisti, l’ateo da atei e poi avere anche congrui momenti di scambio e di incontro con gli altri, di religioni e filosofie diverse. Almeno nei tempi e nei modi adeguati orientarsi in questa direzione. 

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Diventare se stessi

di Sabrina Trane

Dalle profondità della storia, e della poesia, Pindaro ci lancia questo paradossale invito: “Diventa ciò che sei” e, nella seconda parte della frase, ci indica la direzione da seguire: “avendolo appreso”. Per diventare se stessi, dunque, bisogna fare un cammino di autoconoscenza.

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Chi sia

È facile giudicare: ci facciamo un’idea e diventa un pregiudizio. La legge del branco accentua il fenomeno in modo esponenziale: la vittima predestinata non ha scampo. Ma il vangelo insegna: non giudicare. Perché non conosci l’anima dell’altro. Perché, in realtà, non sai chi sia.

Stabile dimora

Gesù vuole che ci sentiamo in cielo, dove i santi non possono fare a meno della sua presenza. Vuole che abbiamo la sensazione limpida di una porta aperta, verso la quale slanciarci, con estrema confidenza. Vuole che diventiamo coscienti dei due movimenti essenziali: o verso noi stessi e le nostre fatali distrazioni, o verso Lui. Dobbiamo chiedere ai santi di aiutarci a fare di Gesù la nostra stabile dimora.

Come quando


Gesù è lo stesso Cristo che è in cielo, quando è qui a ispirarci. A qualcuno, addirittura, appare. È così anche per noi, creature pensate per cominciare a essere ciò che saranno, quando questi vincoli mortali, la complessa eredità del peccato, non avranno più potere: allora vivremo come angeli, figli felici di abitare nella casa del Padre.

Il Re dei re


Spesso ignoriamo totalmente le potenzialità del rapporto con Cristo: non immaginiamo quale amore ci aspetti, quanta beatitudine si affacci appena al di là di una soglia. Il regno di Dio si è avvicinato, dice Gesù, è dentro di voi; ma noi siamo distratti, inguaribilmente interessati ad altro.
Una speranza c’è: che un giorno ci passi per la mente il pensiero giusto, che per un istante ci abbandoniamo all’onda, al vento impetuoso, ci lasciamo rapire, portare via dal Re dei Re e Signore dei Signori, che insomma per un momento, che varrà per sempre, siamo noi stessi.

L’esatto contrario


Una cosa si può fare in molti modi. Uno pensa di essere se stesso, di mobilitare le energie migliori, si compiace della propria intensità e creatività, dell’impiego dei propri talenti, di una sensibilità sempre ai limiti della capienza del cuore, e poi scopre d’aver guardato dalla parte opposta a quella della propria identità.
Meglio tardi che mai: il cosiddetto buon ladrone sta lì a ricordarci che basta un attimo di verità per salvarsi la vita.
Un altro dice: vabbè, ma come la mettiamo con tutta l’esistenza vissuta a rincorrere fantasmi? Caro mio, ricordati della scena della Pasqua; tutti corrono: la Maddalena, Pietro, il discepolo che Gesù amava. L’essenziale è arrivare a quella corsa, all’inizio o alla fine non importa. Ciò che conta è che, prima di morire, tu passi dai fantasmi alla vita del Risorto: il Consistente, il Vivente, il Primo e l’Ultimo, Colui che capovolge la storia nel suo esatto contrario e rimette ogni cosa al posto giusto.

Siamo fatti di tempo

nastro

[Come già qui, ripropongo un brano del mio amico Momo Getter]
Noi siamo fatti di tempo. Siamo fatti del tempo delle cose e dei luoghi che ci circondano. Non c’è modo di sottrarsi a questa curiosa sovrapposizione, proprio nessuno. Nelle serate incantate del Caffè Centrale, ad esempio, siamo fatti della compagnia dei nostri amici; lungo i binari della piccola stazione, siamo fatti dell’attesa e della concitazione che, a turno, precedono e seguono gli arrivi dei treni. Davanti all’ oceano – che meraviglia! – siamo fatti della vastità silenziosa di quel panorama. Continua a leggere