da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi

69.

la noia del mare sullo sfondo

ingoia il gomitolo dell’aria

le risse che frantumano gli stagni.

nella tua mano s’ingaggia il primo amore

con il paltò triste degli attori

che riposano dopo le riprese.

amor sconfisse l’argine divieto

e dietro il vento che uccide ben comunque

si mise il torto che i nidi abbatte.

permesso di ventura avrò dall’angelo

che mi sonnecchia accanto.

con le muse sotto la tavolozza

vaga senza fiato la libertà dell’ozio.

intorno alla deriva del martìre

s’inventi la bella faccia di far sogno

questo veleno che legifera la sfera. Continua a leggere

da: Il sonno della ruggine di Marina Pizzi

52.

or che d’affanno salirò le staffe

fango estremo la favola del mondo

al mio museo imbiancherò il sarcofago

per farne gradita la promessa.

in pieno scempio non conosco l’erba

bagnata di rugiada d’innamoramento.

le fiaccole morenti del letame

immune costo della fine.

e per domani il soccorso è scialbo

bagliore senza bulbo di rinascita

né sito con il nome della sfinge.

ancora si farà l’aria antica gola

ospitale del rantolo e la favella chiusa

sul muro senza l’asino l’attesa.

nulla. ma il dolore alquanto

senza uguali la dismisura.

53.

da “Il sonno della ruggine” di Marina Pizzi

23.

una struttura anagrafica di niente

questa burocratica rottura della voce

qua dove ammisi di credere la rotta

e persi invece la bussola per sempre.

in mare la barcaccia chiama s.o.s.

e la marea non s’inchina alla paura

anzi la stempia con apice di venti.

dove sarà l’ipocrita salvezza

lo sa l’alunno che non crede al tema

pure scrivendolo col nome e il cognome.

ora le celle del panico di eclisse

sono gestite dallo stipite del sogno

quando la gente dorme per dolore.

24.