Intervista a Claudio Volpe

Intervista di Giovanni Agnoloni

– Sei un esordiente giovanissimo e al fulmicotone. Il vuoto intorno (Edizioni Anordest) è stato giudicato un romanzo di assoluto pregio e novità, e sei stato segnalato da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli al Premio Strega. Puoi spiegarci il tuo approccio alla scrittura? Da dove nasce? Dove vuole arrivare?

Il mio approccio alla scrittura nasce da qualcosa di istintivo e viscerale, da una sensazione fisica, materiale nonché dal bisogno di indagare a fondo il senso dell’esistenza umana. La scrittura è per me un dolore e al contempo un piacere oltre che mentale anche fisico. Le parole sono lì che premono nello stomaco e scalpitano per uscire, per conquistare il proprio posto nel mondo. Scrivo per bisogno. Quando mi trovo davanti a cose troppo più grandi di me, davanti a riflessioni sul senso del nostro esistere, sul dolore, sulla felicità, sento come una conflagrazione interiore, un’esplosione che distrugge al contempo crea. L’arte nasce dal caos, dalla distruzione ed è un modo attraverso il quale imparare a dominare il disordine, a dargli forma, dargli un significato. La scrittura per me ha un compito fondamentale, che è quello di costruire la civiltà. Leggere significa venire a conoscenza di diverse modalità di esistenza, significa imparare a capire e apprezzare la diversità che è ricchezza immensa, possibilità di evoluzione per il genere umano. Scrivere significa sfondare i limiti duri del vivere, significa non aver paura del mondo, delle persone ma anzi, amare universalmente. Scrivere è un modo di amare. Le parole sono amore esse stesse. Le parole possono cambiare le cose, possono migliorarle. L’arte e non la sola conoscenza, salverà il mondo. Continua a leggere