Ilaria Palomba, “Brama”

Recensione di Francesco Improta 

Ilaria Palomba, Brama, Giulio Perrone Editore, 2020 

Il romanzo decolla con studiata lentezza ma poi prende quota e non si ferma più, vola altissimo. Se mi si chiedesse un’opinione a caldo di Brama, ultima fatica letteraria di Ilaria Palomba (Giulio Perrone editore, 16 €), credo che mi esprimerei in questi termini.

Il libro, però, ha una struttura complessa per la molteplicità delle tematiche affrontate, di natura prevalentemente filosofica o estetica, per l’acca­vallarsi dei piani narrativi, per le continue analessi, per i frequenti slittamenti nella dimensione onirica e necessita quindi di una disamina più articolata e approfondita. Continua a leggere

“Deserto”, di Ilaria Palomba

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Deserto (ed. Fusibilia)

Con Deserto, silloge poetica vincitrice del concorso letterario “Profumi di poesia”, Ilaria Palomba continua il suo cammino nel deserto dell’essere, riallacciandosi a Mancanza, pubblicato dalla casa editrice Augh nel 2017, con tale convinzione ed efficacia da indurci a considerarlo un seguito e una promessa di ulteriori esplorazioni come sembra suggerire la chiusa di questa raccolta:

Adesso // cammina sul sole // non badare al crollo.”

In questa terzina permane, tuttavia, un panorama di rovine, ancora fumanti per il crollo recente, ma illuminato e riscaldato dalla luce del sole che indica nuove traiettorie, nuovi percorsi e probabilmente nuovi e inaspettati approdi. Continua a leggere

Ilaria Palomba, “Disturbi di luminosità”

Da Disturbi di luminosità, di Ilaria Palomba. Gaffi Editore, 2018

Ascolto i rumori della strada, invadono. Mi lascio invadere, senza tuttavia lasciarmi scalfire. Fuori ci sono gli zingari, un uomo che vende rose e un altro che rovista nel cassonetto.

Arriva una voce di donna, il rombo di un’auto, c’è il vento. Poggio le mani sul vetro, lascio i segni. Disegno serpenti con le dita, le porto a me, stringo la carotide fino a farmi mancare l’aria.

Immaginami sul divano, i piedi scalzi, laidi, il vestito nero arricciato sulle cosce, i capelli scarmigliati e il cuore che batte a centottanta bpm.

Non c’è nulla che somigli a un attacco di panico, l’ansia è fisica, quello che io provo ha a che fare con il pensiero. Anche se il corpo dovrebbe essere tutt’uno col pensiero, io li vivo dissociati. Di fondo anche il mio corpo non sta bene. La mia testa è piena di rimbombi. Ma sono le cose che penso a gettarmi di faccia in un baratro. È l’eterno ritorno dell’identico, da questo non si può guarire, non si può guarire da sé stessi. Posso soltanto tapparmi le orecchie. Sbatto contro un caleidoscopio dai mille volti e sono sempre io e non posso fingere di non vedere.

Dicevo: Non sono sicura che questa realtà sia vera. Continua a leggere