Ricomincio da qui. (storia del 2010 rivisitata)

Quando la voce lo raggiunse, Arhat stava camminando con alcuni amici sulla strada antistante la moschea dell’Iman. Gli ci volle un po’ per fare ordine nelle parole. Aveva lo sguardo allacciato ai minareti, alle cupole, ai portali intarsiati, ai marmi, ai pavimenti e alle palme all’ombra delle quali aveva trascorso la mattinata conversando.
La voce era quella di un suo compagno di corso. Lo raggiunse alle spalle, e una volta vicina, ansimante, impaurita per il dubbio d’essere stata pedinata da orecchie invisibili, gli riferì che erano andati a cercarlo all’Università. Continua a leggere

L’ultimo giorno

l'ultimo giorno[Un racconto che ho lasciato nel cassetto per molti anni, ma che ho voglia di tirare fuori proprio in questi giorni. Una buona musica da ascoltare durante la lettura potrebbe essere questa, se avete voglia. Grazie.]

L’ULTIMO GIORNO

Quando la mattina si incamminava verso il lavoro in genere albeggiava. In silenzio, scendeva a valle insieme ad altri, ognuno a passo diverso, chi con asini, chi con ceste, chi con niente, come lui, sentendo solo il rumore dalla terra sabbiosa che scricchiolava sotto i sandali, dando un ritmo cullante al cammino. Solo qualche sporadico camion saliva a quell’ora in senso contrario verso il suo villaggio, mischiando acre gas di scarico e polvere in un’unica nuvola nera. Continua a leggere

Dommitiana road

[Gualberto Alvino, Dommitiana road,  “Alfabeta2”, dicembre 2010, n. 5, p. 10]

we are not dogs no house no nenti here

vivi mali cca no so no capisi talian beni

fa barbere macela agneli big trouble ici

problema lavori tanta problems

racoli arangi venti iuro

maximum twentyfive iurnata pochisima

no poso parli entre nous sinò cacci

sometimes we sing chianechiane

 

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Cose dell’altro mondo. “Appello agli artisti e alle artiste e alle donne e agli uomini di cultura dalla torre di via Imbonati”

APPELLO AGLI ARTISTI E ALLE ARTISTE E ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI CULTURA DALLA TORRE DI VIA IMBONATI
________________________________________
DAGLI IMMIGRATI E LE IMMIGRATE SOPRA E SOTTO LA TORRE DI VIA IMBONATI

Noi e voi abbiamo molto in comune. Più di quanto si immagini.
Nutriamo lo stesso amore per ciò che è bello nella vita, la stessa sete di libertà, il medesimo desiderio di avere un’esistenza degna di essere vissuta, condividendola con chi ci sta intorno.
Dopotutto, migrare, è un’opera d’arte! È duro e faticoso… come creare un capolavoro.
Per questo confidiamo nella possibilità di ricevere il vostro sostegno, la vostra solidarietà attiva.
Come saprete, ora ci siamo imbarcati in un’impresa davvero difficile: seguendo l’esempio dei nostri fratelli di Brescia, abbiamo dato vita a una protesta per il diritto al permesso di soggiorno per tutti gli immigrati che vivono e lavorano onestamente in Italia. Continua a leggere

Occidente

Quando la voce lo raggiunse, Arhat stava camminando con alcuni amici sulla strada antistante la moschea dell’Iman. Gli ci volle un po’, per riuscire a fare ordine nelle parole. Aveva ancora lo sguardo allacciato ai minareti, alle cupole, ai portali intarsiati, ai marmi, ai pavimenti e alle piastrelle multicolori all’ombra dei quali aveva trascorso la mattinata conversando.
La voce era quella di un suo compagno di corso. Lo raggiunse alle spalle. E una volta vicina, ansimante, impaurita per il dubbio d’essere stata pedinata da orecchie invisibili, gli riferì che erano andati a cercarlo addirittura all’Università. Continua a leggere

Vivalascuola. Esce “Gli asini”

Domenica 18 luglio ore 19 e 30
Santarcangelo 40

Festival internazionale del teatro in piazza

Speakers’ corner – Giardino di casa Franchini.
Santarcangelo di Romagna

Presentazione del primo numero
della rivista Gli asini

intervengono Luigi Monti, Goffredo Fofi e altri componenti della redazione

Gli asini è una rivista bimestrale di inchiesta e ricerca pedagogica e sociale. Luogo d’incrocio, uno spazio di riflessione tra esperienze e analisi, pratiche e teorie di chi in Italia, in Europa e nel mondo si occupa di educazione e intervento sociale. Continua a leggere

Il massacro dimenticato. Intervista a Gérard Noiriel

(migranti)


Il massacro dimenticato.
intervista a Gérard Noiriel, a cura di Fabio Gambaro
in “la Repubblica” del 7 gennaio 2010

«Il più grande pogrom della storia francese contemporanea. Un emblema della xenofobia di tutti i tempi». E’ in questi termini che Gérard Noiriel presenta «il massacro degli italiani», vale a dire la
terribile caccia all’uomo che il 17 agosto del 1893 si abbatté sui nostri immigrati impiegati nelle saline d’Aigues-Mortes, in Provenza. Una giornata di follia collettiva e di violenza feroce che fece 9
morti accertati, oltre cinquanta feriti e una quindicina di dispersi i cui corpi non vennero mai ritrovati. Continua a leggere

Ingombranti inesistenze

Cittadini senza diritti. Rapporto Naga 2009. Ingombranti inesistenze.

Lunedì 2 novembre alle ore 11.30 , presso il NAGA, in Via Zamenhof 7a, a Milano, conferenza stampa di presentazione del rapporto.

I dati socio-sanitari raccolti dal Naga rappresentano una delle più grandi banche dati esistenti in Italia sull’immigrazione irregolare. Il Rapporto, alla sua seconda edizione, analizza i dati raccolti tra il 2000 ed il 2008. Continua a leggere

Lampedusa: la politica della vergogna

di Slavoj Zizek

Anticipiamo l’ inizio del saggio di Slavoj Zizek, “Politica della vergogna” (a cura di Edoardo Acotto), che esce oggi per nottetempo (pagg. 118, euro 14) Il 16 settembre 2007, il ministro degli Affari Esteri francese Bernard Kouchner avvertì che il mondo si sarebbe dovuto preparare a una guerra causata dal programma nucleare iraniano: “Dobbiamo prepararci al peggio, e il peggio è la guerra”. Quest’ affermazione, com’ era prevedibile, fu causa di notevole scompiglio e di critiche rivolte a ciò che Sir John Holmes, a capo dell’ Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, definì “il contagio iracheno”: dopo lo scandalo delle armi di distruzione di massa, agitate come pretesto per l’ invasione, evocare analoghe minacce aveva perso per sempre ogni credibilità perché dovremmo ancora credere agli Stati Unitie ai loro alleati, se già siamo stati brutalmente ingannati? C’ è tuttavia un altro aspetto, molto più preoccupante, che riguarda il monito di Kouchner. Quando il presidente Sarkozy, appena eletto, nominò Bernard Kouchner, noto per i suoi orientamenti umanitari e politicamente vicino ai socialisti, a capo del Quai d’ Orsay, persino alcuni oppositori di Sarkozy salutarono questa scelta come una piacevole sorpresa. Continua a leggere

Vivalascuola. Tutti gli esseri umani

Gli immigrati regolari in Italia sono oggi 4 milioni di persone ai quali vanno aggiunti i cittadini europei provenienti dall’Est (romeni, polacchi, ungheresi ecc.). Le previsioni ci dicono che tra dieci anni gli immigrati “regolari” saranno il 10% dei residenti in Italia. Nel 2020 saranno il 15, come più o meno in tutta Europa. L’Italia, come già la Francia e la Gran Bretagna, sarà un paese multietnico, multiculturale, multireligioso.

Tutti gli esseri umani…
di Niguil

Tutti gli esseri umani, in alcuni momenti della vita, hanno la necessità di cambiare, conoscere, provare nuove esperienze, ed adattarsi a questi cambiamenti. Il 12/01/09 è stato il giorno in cui io ho dovuto prendere una decisione molto difficile, cambiare paese. Continua a leggere

Un consiglio a “papi”: censura la Bibbia, è sovversiva e anche un po’ volgare

immigrati gommone

immagine da qui

di Erri De Luca

Il prossimo, lo straniero, l’altro: che farsene è l’ordine del giorno di un paese fragile di nervi. La geografia d’Italia è spudoratamente spalancata agli sbarchi e alle invasioni. Oltre alle mille miglia di coste, le Alpi, anziché sbarramento, sono servite da scivolo di eserciti verso le vallate. Popoli, schiere, epidemie, espulsioni, pellegrinaggi hanno premuto con più vigore di oggi sul sistema nervoso e immunitario degli antenati. Continua a leggere

Vivalascuola. Anche noi non denunciamo

Se dovesse passare nel ddl sulla sicurezza (vedi commenti qui e qui) l’obbligo di denuncia dei clandestini da parte di chi svolge funzioni pubbliche anche noi insegnanti ci troveremmo in questa condizione. Avremmo così non solo immigrati che non si faranno curare ma anche bambini che non si presenteranno più a scuola o che non ci entreranno mai. Talmente aberrante da sembrare impossibile ma in questi mesi di cose impossibili divenute legge dello Stato ne abbiamo viste fin troppe ed è meglio che fin da ora il mondo della scuola gridi forte e chiaro: ANCHE NOI NON DENUNCIAMO! Assurdo è che lo apprendiamo attraverso un documento di parlamentari del pdl e non dall’opposizione. Un ultimo pensiero per il Presidente della Repubblica: caro Presidente non penserà di apporre la propria firma anche a questo provvedimento! (Manuela)

Nuove resistenze interculturali
di Marilena Salvarezza

Di intercultura una minoranza di “addetti ai lavori”, in ambito formativo e culturale (studiosi, professori universitari, Organizzazioni non governative (ONG) ha molto parlato e scritto in questi anni, in Italia e in Europa Continua a leggere

La salute non è più un diritto di tutti

Lunedì 9 febbraio, alle ore ore 20.00, assemblea straordinaria aperta a tutti al NAGA, in via Zamenhof,  7 /A,  Milano.

Profondo sconcerto del Naga per l’odiosa abolizione da parte del Senato del divieto di segnalazione dei cittadini stranieri che si rivolgono alle strutture sanitarie. Continua a leggere

Mamadou

Mamadou guardava la sua merce con malinconia. Ne aveva fatta di strada per strappare le quattro carabattole sulla cui vendita avrebbe guadagnato una percentuale inconsistente. Aveva in mente qualcos’altro, partendo per l’Italia: ma si sa, i sogni hanno la stessa consistenza delle percentuali assegnategli dai suoi datori di lavoro. Lui sognava di fare l’attore, e aveva lavorato sodo per arrivare a recitare in modo quasi perfetto le commedie di Goldoni. Continua a leggere

Sono venuto a portare il fuoco

Stanotte, qui, hanno incendiato il cassonetto degli indumenti usati e manomesso la leva per l’afflusso dell’acqua corrente.

Noi aiutiamo gli extracomunitari difficili e i rom, anche alcolizzati, e dall’altare dico che oggi sono loro i pubblicani e le prostitute che ci precedono nel regno dei cieli.

Che esista un misterioso legame tra le due cose?

Vi tengo aggiornati, se me ne danno la possibilità.

Viaggi e miraggi

Il mare di notte è una pelle tesa di tamburo, è la tua mano che afferra l’aria controcorrente dei sogni ostinati, la stella che segui come i passi lunghi di tuo padre, sempre irraggiungibile, sempre troppo bravo, la risacca della tua fragilità, che ora si perde all’orizzonte di questo viaggio in cui ti sembra che ogni dolore evapori, come il ricordo delle cose comuni, il saluto al negoziante o la parola detta all’angolo di strada, il mare ha questo dono dell’oblio, e più ti allontani dalle immagini solite delle tue giornate, più questo vuoto si allarga e fa spazio al fantasma del futuro, al volto che hai sempre cercato, fin da bambino, quando lei ti guardava con quegli occhi verdi che non riuscivi a decifrare, e li abbassavi sul suo grembiule bianco, increspato come un mare mai visto, in cui immaginavi di nuotare, di suonare come su una pelle di tamburo, tesa nella notte, e questo viaggio è precisamente il viaggio in quell’immagine che ora torna a tradimento, mentre gli altri che ti si accalcano vicino hanno un moto improvviso e tu, che sognavi con gli stessi occhi verdi della enigmatica bambina, senti la mano dello scafista tesa come la pelle del tamburo, e la musica è il tonfo del tuo corpo nell’acqua, bianca come il suo grembiule, per le bolle di ossigeno esplose dalla bocca spalancata, e rimpiangi fino alle lacrime di non aver imparato mai a nuotare, proprio tu, che avresti nuotato per sempre nel grembiule bianco della bambina occhi verdi che ti guarda, ti guarda, mentre sei ormai della stessa materia delle onde e dei sogni che svaniscono come assurdi fantasmi, nella notte che ha il rumore della lancia grigia dei finanzieri, dalle divise simili al vestito di tuo padre, così perfetto e irraggiungibile, anche ora che hai toccato la profondità massima di questa vita di sogni e tradimenti, di occhi verdi che non si staccano più, che ti accompagnano nel viaggio che ora, solo ora, comincia.

versione audio

Sono un rom

Sono un rom. Vivo in un camper che mi hanno regalato. Vivo chiedendo l’elemosina. Ho una compagna che si chiama Jolanda, due occhi verdi e qualche ruga sulla faccia chiarodiluna. Sento dal portico le omelie del mio amico prete. Ho bevuto molto nella vita, ora sto cercando di smettere, perché so che c’è gente che mi vuole bene. Forse ci riesco. Forse la vita non è così cattiva come la dipingono. Ci sono le stelle e c’è la strada che mi porta alla mia casa di latta, dove Jolanda mi aspetta. Sono ortodosso. Il mio Dio ha la faccia di Jolanda, due mani solcate da rughe che sanno accogliere il mio dolore antico, il mio cuore di uomo che non crede alle cose stabili, perché il cuore non è mai fermo, ma batte, batte, e non chiede a nessuno di vivere. Ogni tanto penso alla birra, al cervello che si annebbia e dimentica le inevitabili sconfitte di questa vita che amo, nonostante tutto. Quando torno alla mia casa di latta, penso a quelli che sono sepolti nelle case di cemento, e mi chiedo perché difendano l’unica cosa che non ho mai desiderato: la sicurezza. Ho una sola sicurezza, che si chiama Jolanda. Il giorno in cui Jolanda dovesse morire, vorrei essere sepolto nella mia casa di latta, e vorrei che mi mettessero tra le mani una bottiglia vuota di birra, in segno di vittoria. Vorrei che pregassero per me, in un portico pieno d’aria e di parole che non sanno stare ferme. Sono un rom. Vivo di quello che mi hanno regalato. Di questo ringrazio il mio Dio, con la faccia di Jolanda.

(versione audio)