Liquidazione, di Imre Kertesz

kertesz

di Augusto Benemeglio

1. Banalità ininterrotta

“La nostra non è un’apocalisse quotidiana , ma piuttosto un ’epoca di banalità ininterrotta, dove il terrore esplode inconcepibile. Viviamo – aveva detto Susan Sontag – un tempo penultimo, una fine che non finisce di finire”, un tempo , un’epoca di “liquidazione”, precisa oggi Imre Kertèsz , premio Nobel per la letteratura, con il suo romanzo che ha appunto quel lapidario simbolico titolo, Liquidazione , Feltrinelli, 2005, che ritorna ora nelle librerie , con angosciosa attualità. Continua a leggere

Da “Essere senza destino”, di Imre Kertész

Romanzo proposto in Italia con un titolo di sapore nietzschano, che fa risaltare l’ambiguità di significato di sostantivo e infinito, Sorstalanság fu scritto tra 1961 e 1973. Non si tratta di un lavoro strettamente autobiografico; le vicende degli ebrei ungheresi durante la guerra servono da spunto di una rigorosa riflessione filosofica sulle rotture della storia del ‘900.
Inizialmente non ammesso alla pubblicazione, il libro uscì in Ungheria nel 1975, senza trovare riconoscimento critico.
27 anni dopo fruttò a Kertész il Premio Nobel per la Letteratura (2002). Tra le motivazioni, l’espressione della “fragile esperienza dell’individuo contro la barbarica arbitrarietà della storia”.
Le difficoltà di resa linguistica di una prosa personalissima fu la causa di una tormentata storia di traduzioni. Sorstalanság fu tradotto due volte in tedesco, nel 1990 (Mensch ohne Schicksal) e nel 1996 (Roman eines Schicksallosen). La versione italiana (1999) si basa sulla seconda tedesca. Anche la prima traduzione inglese, dal titolo Fateless (1992), non piacque all’autore, e nel 2004 se ne preparò un’altra (Fatelessness).
Il film tratto dal romanzo esce nel 2005. Continua a leggere