Una festa


Gesù si paragona a un padrone di casa che dà una festa e poi, alla fine, si chiede se gli invitati gli saranno grati, se parleranno bene o male della sua accoglienza, se saranno venuti, alla proposta di amicizia, come a uno spettacolo. E invita Gabrielle a fermarsi a parlare cuore a cuore, perché l’amore riempia tutta l’anima. Dio ci desidera, ma quanto spesso non ce ne accorgiamo. 

Mi pare

Nel Vangelo non si narra tutta la sofferenza di Gesù: quanti dettagli avrebbero suscitato sdegno, amore, compassione? Gabrielle gli chiede: come mai gli evangelisti non hanno detto tutto? Le risponde il Cristo: non sarei stato amato di più. C’è da riflettere, mi pare.

Attesa

Gesù ci aspetta: il tabernacolo è un simbolo intenso, il luogo dell’attesa. Quanti sono quelli che si fermano, anche solo per dire buongiorno? È triste, per Lui, registrare quest’assenza, o la totale indifferenza di quando gli passano davanti, per qualche cerimonia. È come quando era in agonia, nell’orto degli ulivi. Che gran cosa, invece, entrare in confidenza, chiudere le porte ai rumori di fuori, alla violenza, e parlare insieme il linguaggio del silenzio.