“Emilio delle tigri” di Giulio Mozzi

salgari_emilio[Sesto ed ultimo appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Emilio delle tigri è andato in scena l’11 giugno 2007, a Padova, nell’ambito della manifestazione “Teatri alle Mura”. Inoltre uscì a puntate nel diario, e poi nella rivista “Ore piccole”. Ringrazio l’autore per aver accettato l’invito a pubblicare i suoi racconti su La poesia e lo spirito.. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

Scena: uno studio. Una scrivania, attrezzatura per scrivere. Atlanti aperti sulla scrivania. Librerie alle pareti. Fasci di giornali e libri su un divano. Una sola finestra, in fondo, coperta da una tenda bianca.

 

Quando avvengono i vari “eventi sonori”, Emilio e la Voce li ignorano.

 

Entra Emilio Salgari. Si guarda intorno. Va a sedersi alla scrivania.

 

Emilio: Eccomi.

 

Voce: Bene. Allora… Emilio Salgari, nato a Verona nel 1862, residente a Torino, di professione… mi scusi… scrittore di romanzi d’avventura?

 

Emilio: Sono io.

 

Voce: Bene. Che cosa vuole fare?

 

Emilio: Voglio uccidermi.

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Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere. Racconto di Giulio Mozzi

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[Quinto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere  è un inedito del 1999. Domenica 22 febbraio un nuovo racconto dello scrittore padovano. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

 

Nel cinquantaquattro Ruberto faceva il venditore di tatuaggi pubblicitari e, tutto sommato, non se la cavava male. Aveva cominciato nel trentuno, quando il tat-biz era considerato ancora roba da fuori di testa, e aveva goduti gli svantaggi e i vantaggi della situazione: gli svantaggi, perché per quattro anni era andato avanti a vendere sì e no tre tatuaggi la settimana, e due su tre non riusciva nemmeno a farseli pagare; i vantaggi, perché quando nel trentasei la faccenda esplose Ruberto si trovò a essere uno dei pochi che i tatuaggi pubblicitari a. sapevano esattamente cos’erano, e b. sapevano perfettamente come venderli. «Dopo che hai venduto per anni tatuaggi orribili a gente che non vuol sentirne parlare» diceva spesso Ruberto quando gli veniva di fare quello-che-le-ha-viste-tutte «è uno scherzo vendere tatuaggi belli a gente che sbava per averli. Nel trentasei potevi vendere tatuaggi vaginali alle verginelle, chiusura a prima vista. Che tempi!». Continua a leggere

Io e Michele. Racconto di Giulio Mozzi

velo-donna1[Quarto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Io e Michele uscì in un libro dell’Edizioni dell’Arco: L’Africa secondo noi.

Domenica 15 febbraio un nuovo racconto inedito dello scrittore padovano.  (f.s.)]

 

di Giulio Mozzi

 

Io e Michele siamo d’accordo su quasi tutto.

Lui non si chiama Michele, ha un nome che non è possibile dirlo, nella sua lingua, se non ci si è nati, perché è fatto di suoni stranissimi, come tutta la lingua sua, ma io lo chiamo Michele e a lui va bene, dice, perché Michele è un angelo nella mia religione – che non ci credo, ma ci tengo, perché è la nostra storia – e anche nella sua, come mi ha detto, che lui non ho capito se ci crede o no, ma sicuramente ci tiene, e anche più di me.

Michele si trova bene qui per via della religione, anche, dice, perché dalle sue parti la religione non era libera. Dalle sue parti volevano fare lo stato laico, dopo un millennio che non era così, che sarebbe andare contro la storia, e lui invece alla religione ci teneva, ma se portava la barba lunga o faceva portare il velo a sua moglie, che per loro sono cose della religione, rischiava di andare in galera come se fosse un estremista religioso terrorista. Qui invece, come dice, lui può fare quello che vuole, e infatti porta la barba lunga, e nessuno gli dice niente, io figurarsi, e la moglie non so, perché non l’ho mai vista, ma lui dice che porta il velo, quando esce di casa, che peraltro non esce tanto, e non le dice niente nessuno, al massimo si incuriosiscono, perché da noi non è una cosa abituale, ma poi non dà mica fastidio a nessuno, e quindi basta.

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DISPERSIONE (1996). Racconto di Giulio Mozzi. Postfazione di Giuseppe Panella

fantascienza-racconto[Terzo racconto di Giulio Mozzi della serie “narrativa d’anticipazione” (cft. Posfazione). Dispersione è  un racconto inedito del 1996. Nella Postfazione il professor Giuseppe Panella ci fornisce alcune chiavi di lettura del racconto e una nota critica sulla Science FictionDomenica 8 febbraio un nuovo racconto di Giulio Mozzi. (f.s.)]

di Giulio Mozzi 

Sono Darlo Rame e sono l’ufficiale di turno della Darwi Odrade. Sono l’ufficiale di turno perché sono l’unico sveglio. Il servo di bordo mi ha svegliato sessantacinque ore fa. Ho fatto un po’ fatica a svegliarmi ma mi sento bene. Nelle prime ore avevo dei crampi ricorrenti, soprattutto al braccio sinistro; ora sono passati. Ho fatto tutti i controlli di routine e il servo di bordo ha detto che sto abbastanza bene. La cosa più difficile è stata fare i prelievi prima di mangiare, visto che stavo morendo di fame. Continua a leggere

CONTENITORE A TEMPO ARRESTATO di Giulio Mozzi

viaggi_tempo_4 [ Pubblico qui il racconto Contenitore a tempo arrestato di Giulio Mozzi. Fu scritto su richiesta del “Corriere del Veneto”, dorso regionale del “Corriere della sera”. Ad alcuni narratori fu chiesto di immaginare il Veneto del Tremila.

Domenica primo febbraio pubblicheremo il terzo racconto di Giulio Mozzi. f.s.]

 

di Giulio Mozzi

 

“Ma è sicura?”, disse il professore.

L’uomo dei servizi si irrigidì.

“È sicura”, disse.

“Posso entrare?”, disse il professore.

“Prego”, disse l’uomo dei servizi.

Il professore entrò nella stanza. Era piccola. Quattro panche, un tavolo. Nessuna finestra. Nessuna grata per l’aerazione.

Respirò a fondo. L’aria sapeva di polvere e di chiuso.

“Ma non è che soffochiamo, poi, qui dentro?”, disse il professore”, voltandosi verso l’uomo dei servizi.

“Quanti sarete?”, disse l’uomo dei servizi.

“Undici”, disse il professore. “Me compreso”.

“Mm. Vi metto un aeratore”, disse l’uomo dei servizi.

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DALLA PARTE – di Giulio Mozzi. Posfazione di Marino Magliani

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[Pubblico qui il racconto Dalla parte di Giulio Mozzibonus track dell’antologia Tutti giù all’inferno, curata da Monica Mazzitelli (Giulio Perrone editore, 2007). Qui è possibile scaricare il pdf dell’antologia. Una curiosità filologica: nel testo qui proposto, lo scrittore ha apportato varianti minime.  Infine, in coda al racconto, nota di lettura di Marino Magliani: Per Charlie. Domenica 25 gennaio pubblicheremo un secondo racconto di Mozzi. f.s. ]

 

di Giulio Mozzi

 

È il quindici marzo, mercoledì. Mercoledì è il giorno che mi fermo a Milano. Dormo all’Hotel Charly di via Settala, vicino alla Stazione Centrale. È un alberghetto pulito, tranquillo ed economico (ma il caffè è micidiale). Ora è notte, sono le undici e un quarto, e da piazza Missori scendo nella metropolitana. Quattro stazioni (Duomo, Montenapoleone, Turati, Repubblica), due passi a piedi, e sarò a casa. Per me a Milano il Charly è “casa”, perché sono cinque anni che ci dormo praticamente tutti i mercoledì sera. La stanza undici al secondo piano, senza bagno ma con lavandino e bidè (e il bagno sul pianerottolo: da condividere, certo, ma tanto la mattina mi sveglio presto, e sono sempre il primo).

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