Penitenza e gioia


Penitenza è una parola che crea sospetto, di cui si diffida. Eppure, per Gesù, è legata alla gioia, perché ripara, perché è amore. L’amor proprio allontana da Dio, attacca a se stessi; la penitenza è leggerezza, dimenticarsi di sé, e aprirsi finalmente all’infinito. Dio è sempre nuovo, perché è infinito; e per l’infinito anche noi siamo creati.

Nuovi orizzonti


Quando ci è impossibile trovare Dio nella preghiera o in Chiesa, lo troviamo negli altri. Abituiamoci a vederlo negli avvenimenti della vita. L’essenziale è sentirsi amati dall’infinito che è Lui: allarghiamo gli orizzonti, e non sarà mai abbastanza.

Gesù e l’infinito: Riflessione all’interno del festival di Cuneo “Scrittori in città”

di Mauro Pesce

Quando sono uscito dall’albergo stamattina ho visto subito le montagne innevate intorno a Cuneo e mi sono ricordato del gran tempo che ho passato in questi luoghi. Seguivo il lavoro di un’antropologa sulle zone montane del Cuneese, le frazioni di Demonte e il santuario di Castelmagno. L’antropologa era mia moglie, Adriana Destro, e con lei abbiamo scritto il libro l’Uomo Gesù (Mondadori, 2008). A questo libro, m’ispirerò per parlare di Gesù e dell’infinito.

Leopardi ci ha spiegato che possiamo pensare all’infinito, solo a partire da un limite, dalla siepe aldiqua della quale noi stiamo. Concepire l’infinito in se stesso ci è precluso, ma i nostri limiti ci permettono di immaginarne l’esistenza. Abbiamo una percezione dell’infinito semplicemente perché abbiamo il concetto di limite e l’infinito è sempre quel qualcosa che sta oltre il limite che vorremmo valicare, ma che non possiamo concepire. La filosofia di E. Kant ci ha insegnato che il nostro cervello ragiona con categorie di spazio e di tempo. Tutto quello che noi percepiamo è dentro uno spazio particolare, un tempo particolare. Continua a leggere

Le chiavi del regno

Potrei parlare di te all’infinito. Mi obietterebbero: esiste l’infinito? Potrei parlare a lungo di te, che m’hai cambiato la vita. Mi obietterebbero: esiste il cambiamento? Di fronte al letto della mia angoscia giovanile c’era un’immagine, un disegno africano stilizzato, come i graffiti di Altamira. Chissà se certe idee dipendono da coincidenze come queste: l’Africa mi strazia, forse, perché richiama quell’immagine, pendente sul letto della disperazione? Sei apparso all’improvviso, con un’aria sornionamente allegra, la faccia scura da siculo, con l’Etna nel cuore e una dolcezza sconosciuta nello sguardo. Quando, più tardi, ti cadde la sigaretta dalle dita e sudasti freddo per l’ictus incalzante, mi resi conto di che stavo perdendo. E quando, sette anni dopo, suonasti il campanello per informarmi dell’attentato subìto, pensai: è l’ultima volta che godo della sua presenza, e riapparve il graffito africano da un passato che credevo sepolto, pendente sul letto che ritenevo ormai dimenticato. La vita, per me, è un precipitare all’improvviso, seguito da un rialzarsi lento, un apprendere aspramente il distacco dalle cose amate. Conservai a lungo il mazzo di chiavi che diffondeva l’odore di bruciato. Da allora, in qualche angolo del cuore, per una di quelle strane coincidenze da cui forse scaturiscono le idee, sospetto che l’ingresso in Paradiso sia il passaggio in un cerchio di fuoco, come per le tigri e i leoni dei circhi di paese. Solo oltre il disco rovente si comprende se quello che hai dato può bastare, se hai il mazzo giusto di chiavi, che odora di bruciato, se almeno di un altro, in questo mondo di coincidenze perdute e di immagini rimosse, sei stato veramente amico. L’infinito è tutto qui. Questo è il cambiamento.

Ubi caritas et amor, Deus ibi est.

(versione audio)