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Sherazade e il suo racconto infinito

di Kika Bohr

Wunderkammer Sherazade, 2019


Qualcuno ha detto che il sessantotto col suo “la fantasia al potere!” sia stato possibile solo perché prima c’era stato un certo boom economico. Penso che anche più in piccolo, nella vita di un artista, alcune cose si siano potute fare solo perché c’era una particolare situazione, mentre in altre diventano impossibili e quasi inconcepibili. Questo parallelo che ha la fantasia come costante, mi è venuto in mente guardando la foto di un’opera che ho fatto nel 2019, Wunderkammer Sherazade, un’installazione che mi sembra ancora abbastanza interessante ma lontana anni luce dal nostro vissuto di questi tempi. Nel 2019 mi ero appena sposata con Antonello, avevo un nuovo lavoro, ma soprattutto non c’era la pandemia da Covid 19 e non la potevo nemmeno immaginare, quindi eravamo piuttosto felici. Mi era venuta la voglia di raccontare storie e quale storia più affascinante di quelle orientali raccolte nelle Mille e una notte? Continua a leggere

Costruire mondi (possibili e impossibili)

di Kika Bohr

Ordine e Caos: installazione, legno e cartone (42x42x20 cm) 2013

Premessa

Mi piacciono i presepi! Non che sia particolarmente religiosa, ma, belli o brutti che siano, i presepi mi entusiasmano. I piccoli presepi provenzali multicolori in terracotta dipinta, quelli peruviani in mollica di pane, minuscoli, rinchiusi in una scatola di cerini dai colori squillanti, quelli grandi e raffinati, napoletani…. Ricordo della mia infanzia quelli bellissimi dei miei nonni materni e paterni che però non potevano fare concorrenza a quello dei vicini di casa, con le sue figurine di plastica dipinta anni cinquanta, capanna di cartone dal tetto grigio, gallinelle e oche ben piantate nel muschio comprato dall’ortolano sotto casa. Continua a leggere

Mia madre non sopporta le installazioni

di Kika Bohr

Ma cos’è un’installazione?

“Ah! Hai fatto ancora un’installazione, lo sai che non mi piacciono le installazioni!” Un gentile rimprovero che suona come quando, da bambina, facevo troppo disordine con i miei giocattoli, magari mischiando vari giochi come gli animaletti dello zoo di plastica, i cubi di legno della sorellina, i vestiti delle antiche bambole della zia e anche qualche elemento del Meccano di mio fratello. Era proprio necessario?
Sì, un installazione artistica è una cosa seria, dovrebbe avere la stessa serietà entusiasta e giocosa (e spesso la stessa complessità) che si nota nei giochi infiniti di alcuni bambini quando non sono davanti alla tele.
C’è in effetti nell’installazione una parte ludica, il “facciamo che…” o “come se…” e combiniamo elementi nello spazio lasciando poi navigare la fantasia come Alexander Calder già faceva col suo circo alla fine degli anni ‘20. (vedi qui o anche qui per la sua storia).

Ma l’arte non è solo fantasia è anche necessità di comunicazione,

Conversazioni di fondo di Charlotte Menin (installazione con oggetti rinvenuti su una spiaggia di Ponza, 2014)


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