Perché di questo si tratta. 12.

papiro
B) Il Vangelo come non l’avete mai letto, (2014), si divide in due parti: una prima più esegetica, dove a parlare è lo studioso di Sacra Scrittura e una seconda dove l’esegesi lascia il posto al racconto. Nella seconda parte del libro procedi per immedesimazione, una tecnica che ricorda quella precedentemente utilizzata in Nessuno è più importante di te, e le voci dell’autore e del protagonista spesso si fondono in un’unica voce. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 11.

Beato Angelico
B) Leggendo Diventare se stessi, si ha la sensazione che questo divenire si realizzi più per ri-costruzione che per costruzione.

F) Ricostruire è importante, ma il problema è la prospettiva, o meglio la chiave con cui l’operazione si conduce. Si dice che il diario sia terapeutico, ed è vero: l’importante è che crei una distanza dal magma della vita, dalle reazioni più istintive, dal mare agitato in cui ci si trova troppo spesso a vivere. Ricostruire il passato significa vederlo con gli occhi dell’oggi, dalla roccia che appare nuovamente, dopo una tremenda mareggiata. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 10.

Anima
B) Quotidianità e altrove, un altrove che è territorio dell’anima in cui convergono ricordi d’infanzia, volti di persone appartenenti al passato, emozioni e desideri provati per un istante e che si sono fissati per sempre nella carne come tatuaggi indelebili. Via di fuga e al tempo stesso tesoro prezioso al quale attingere, dove l’alto sentire e il più basso desiderio, come scrivi nella poesia Chopin, possono toccarsi. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 9.

Stelle
B) I personaggi di Stelle sono colti su di una soglia critica della loro vita. Mentre alcuni si trovano costretti a fare i conti con un fallimento o un inciampo che investe e mette sottosopra la loro esistenza e i loro progetti, altri si scontrano con gli spazi esigui che la realtà mette a disposizione per la realizzazione di aspettative e speranze. Da qui parte una riflessione sull’esistenza, sulla solitudine, sulla difficoltà di accettare e dare un senso alla sofferenza e ai propri limiti, ma anche sulla ricerca della felicità. E loro sono lì, o forse sarebbe meglio dire noi siamo lì, in bilico tra la concretezza fragile del quotidiano e il bisogno, a volte inconscio, di spingersi oltre, verso un qualcosa che la ragione con i suoi limiti non permette di abbracciare, anche perché ritenuto non necessario. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 8.

labirinto
B) Sono tanti i livelli di lettura che È la scrittura, bellezza!, Yehoshua e Stelle offrono, colpisce la stratificazione di senso. Sembrano dei labirinti, all’interno dei quali ogni lettore – e questo si nota soprattutto nel blog perché la reazione è più immediata – segue un suo filo personale per trovare l’uscita, diverso da tutti gli altri e al tempo stesso complementare e indispensabile a tutti gli altri. In Stelle, nella seconda parte dal titolo Fofner, scrivi che il lettore deve fare la sua parte, è lui che mette insieme i pezzi, le tessere sparse del mosaico che si va definendo a poco a poco. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 7.

Scrivere
B) In È la scrittura, bellezza! proponi una riflessione, ironica ma anche un po’ amara, sulla scrittura e sulla letteratura, sul mondo dell’editoria e quello degli ambienti letterari di tendenza che animano il web e non solo, sugli snobismi intellettuali, nonché sulle scuole di scrittura e l’aspetto più commerciale di questa pratica. Il rischio, mi pare di capire, è che, tra le altre cose, ci si dimentichi che scrivere può anche essere una passione disinteressata, grazie alla quale chi scrive riesce, o almeno ci prova, a dare una forma e una consistenza al mondo e a se stesso. La scrittura, quindi, come processo creativo.
Dopodiché è vero che si scrive per essere letti, nessuno intende certamente negarlo. Così come nessuno intende affermare d’essere immune dalla vanità. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 6.

Lpels
B) È la scrittura, bellezza! (2012), Yehoshua (2013) e Stelle (2012), sono accomunati da una caratteristica: la sovrabbondanza. Mi riferisco ai tanti personaggi, agli intrecci, alle citazioni e ai riferimenti letterari. Insomma, per il lettore non è sempre facile mantenere la rotta. Questi tre romanzi, pubblicati a puntate sul blog La poesia e lo Spirito, come la maggior parte dei tuoi testi, hanno suscitato molti commenti. C’è stata molta partecipazione, al tempo stesso, però, hanno anche ricevuto critiche di incomprensibilità. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 5.

papa Giovanni
Luther
B) In Nessuno è più importante di te (2012), si intrecciano due voci, quelle di papa Giovanni XXIII e di Martin Luther King. Il romanzo nasce dalle biografie di questi due grandi uomini che tu racconti in prima persona, dall’interno, attraverso un processo di immedesimazione. Verità storica e finzione letteraria si mescolano e fluiscono continuamente l’una nell’altra. E anche la voce dell’autore si confonde e si fonde con le voci dei due principali protagonisti. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 4.

Caravaggio Matteo
B) In Non superare le dosi consigliate affronti una riflessione sull’esistenza attraverso le opere di Caravaggio. Perché Caravaggio?

F) È di gran lunga il mio pittore preferito: forse perché intreccia l’arte e la vita in quel modo inestricabile di cui parlavo sopra. Il suo realismo è al tempo stesso il timbro utopico di chi aspira a fare una cosa sola di forma e contenuto. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 3.

Destini
B) C’è molta tenerezza nelle pagine in cui racconti momenti che risalgono all’infanzia, all’adolescenza. Sono pagine attraversate da un sentimento di presagio, stagioni della vita in cui tutto doveva ancora accadere ma al tempo stesso era come se fosse già tutto previsto. Risalta il contrasto con l’amarezza che stilla invece da altri frammenti di vita più legati all’attualità del momento. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 2.

povertà
B) Le parole della felicità inaugura una serie di scritti molto lunga e che continua tuttora. Gli argomenti trattati in questo saggio li ritroveremo anche nei racconti e romanzi venuti dopo. Cambierà la forma, lo stile, non la sostanza.
Se la scrittura è per te un mezzo di comunicazione teologica perché ad un certo punto hai pensato che raccontare storie fosse un modo più efficace e immediato per arrivare al cuore di chi legge? Continua a leggere

Perché di questo si tratta. Intervista di Barbara Pesaresi a Fabrizio Centofanti. 1.

overnature.com-381
B) Le parole della felicità è un piccolo saggio edito nel 2005. Il titolo sembra contenere la promessa di una conquista certa. Ma già nell’introduzione aggiusti il tiro e parli di possibilità, infatti scrivi: “Lo scopo di questo piccolo libro è offrire delle chiavi per entrare in contatto in modo originale con le parole della fede nelle quali si nasconde la possibilità, per l’uomo, di essere felice”. Chiudi con questa riflessione: “La felicità, in fondo, è qualcosa che già esiste. Qualcosa per cui, forse, non abbiamo ancora trovato le parole.”
Sembra esserci una contraddizione tra la promessa iniziale e la considerazione finale. O forse è la consapevolezza che ogni tentativo teorico di spiegare qualcosa di così inafferrabile come la felicità, anche se supportato da una esperienza personale, ha in sé un angolo cieco dove la percezione di chi ascolta o legge registra un vuoto? Continua a leggere