E inoltre

Gesù non ci lascia mai, nemmeno nei momenti più ordinari. Anzi, ama le cose più umili e nascoste. È importante non perdere mai la consapevolezza della sua presenza, richiamarla con brevi preghiere, rinnovare in ogni istante questa intimità. E inoltre, entrarci con gioia, quella che spesso manca.

Attesa

Gesù ci aspetta: il tabernacolo è un simbolo intenso, il luogo dell’attesa. Quanti sono quelli che si fermano, anche solo per dire buongiorno? È triste, per Lui, registrare quest’assenza, o la totale indifferenza di quando gli passano davanti, per qualche cerimonia. È come quando era in agonia, nell’orto degli ulivi. Che gran cosa, invece, entrare in confidenza, chiudere le porte ai rumori di fuori, alla violenza, e parlare insieme il linguaggio del silenzio.

Intimità

Gesù vuole che gli confidiamo dei segreti. È la legge dell’intimità. Se ci amiamo, l’intimità è necessaria. Lui ama stare con noi, scendere nel nostro giardino e conversare, secondo il simbolo del libro della Genesi. Non preoccupiamoci di essere indegni: il Cristo ci rende degni con la sola presenza.

Tutto per tutti


Siamo spesso appesantiti dagli impegni: a volte una visita, un incontro di lavoro, diventano un macigno sulla nostra giornata. Quanto più ci piacerebbe un colloquio cuore a cuore, l’intimità che rigenera e arricchisce. Con Gesù possiamo farlo ogni momento: il miracolo più grande è che Lui è sempre là, tutto per tutti.

Casa, dolce casa.


Gli altari, i paramenti, gli incensi, le grandi cerimonie: a volte, la religione è scenografica, simile a un film di Cecile B. De Mille, dove ogni parola risuona come dentro una grancassa. Oggi, quelle cose, non vanno più di moda. Anzi, in certi casi, si partecipa alla messa come alla sagra della pastasciutta, mancano solo gli stornelli e i balli popolari. Sarebbe bello trovare un equilibrio: considerare Gesù come uno di famiglia: scambiare un’occhiata complice, un bacio, un segno che ci sei, sei entrato nel mio mondo, che senza di Te non sarebbe più casa, intimità.