Io sono El Diablo

Una periferia di Bologna inusuale, che sembra una sorta di landa pasoliniana dai toni apocalittici, un po’ deserto australiano e un po’ ritratto iperrealistico dell’Italia e dell’Europa contemporanei, e al suo interno l’Inglese, un finto clochard col volto coperto di cicatrici e una benda nera a coprirgli l’occhio destro, che come molti anni prima di fronte all’Ayers Rock (una storia che fa capolino in questo romanzo solo nei termini di rari flash back) prova “il desiderio irresistibile di entrare nel territorio desertico, e marciare senza fermarsi fino alle profondità del nulla”.
Poi l’incontro con una giovane albanese, Violeta, il cui passato è avvolto come quello dell’Inglese in un mistero intricato, sembra rimettere tutto in gioco: riportare in vita fantasmi che si pensavano sconfitti e aprire squarci su un futuro in cui non si vuole ancora rinunciare a credere.
Il tutto intriso di violenza feroce ed istanti di poesia, riflessioni inaspettate, dialoghi scarni, disperazione, crudo realismo limato con sapienza da slanci di forte immaginazione narrativa, come quando l’Inglese ripercorre gli anni della sua infanzia in un castello della Cornovaglia o nell’episodio in cui la chiave di lettura di una giornata come tante è offerta da un ricordo che si credeva dimenticato.
Nel romanzo Io sono El Diablo (Fanucci Editore, collana Neroitaliano) Mauro Baldrati mescola ingredienti diversi – stile pulp, atmosfere da graphic-novel e crime-fiction da una parte, realismo da reportage ed inquietanti incursioni nel traffico di giovani vite umane dall’altra – muovendosi con agilità tra  Continua a leggere