“IPOTESI DI COMPLOTTO”: LA PARANOIA NELLA LETTERATURA AMERICANA

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Un saggio è sempre un’esperienza complessa. È frutto di conoscenza e di passione. L’opera di Giuseppe Panella e Riccardo Gramantieri riflette entrambe queste valenze e la loro enigmatica combinazione. Enigmatico e inquietante è anche il tema: Paranoia e delirio narrativo nella letteratura americana del Novecento, che poi è il sottotitolo di questo libro, Ipotesi di complotto, edito da Solfanelli (collana “Micromegas”). Un’analisi dettagliata, che sviscera un autentico “tormentone” della letteratura USA, nonché un “tarlo” di buona parte della cultura americana. Fin dalle teorie complottistiche relative ai massoni, oppure ai cattolici e agli stessi ebrei – specchio di certa mentalità WASP (White Anglo-Saxon Protestant) e risalenti alla fine del Settecento –, si dipana il filo di una tensione che poi sarà riflessa dalla letteratura e, in particolare, da quella d’ispirazione noir e thriller. Inizia così l’esame di alcuni grandi autori, non solo di opere di genere, ma di ritratti di queste e simili vibrazioni nella psicologia collettiva americana.

Il primo è James Ellroy, la cui stessa biografia (con la morte della madre, assassinata quando lui aveva solo dieci anni) è segnata da una profonda inquietudine complottistica – legata anche ai maestri Dashiell Hammett e Raymond Chandler. “L’America non è mai stata innocente”, scrive in American Tabloid (cit. a pag. 62). Il complotto è però ancor più centrale nell’opera di Thomas Pynchon, che trova in esso la cifra della Storia, come dimostra il suo L’incanto del lotto 49, mentre per Philip Dick il rapporto tra verità e illusione è sostanzialmente una corrispondenza biunivoca, fino a sconfinare della schizofrenia. La realtà stessa, in questo senso, diventa un simulacro, e la memoria un’immagine che si avvicina alla realtà, ma che in effetti la reinterpreta. Continua a leggere