Buffe incomprensioni tra un peperoncino e un piatto di spaghetti

Buffe incomprensioni tra un peperoncino e un piatto di spaghetti

di Isabella Borghese

 

Siamo (anche) ciò che mangiamo e quello che ci inventiamo.

Se fosse un alimento Lei sarebbe una spezia. Ogni volta una differente. Dev’essere per quella dote riconosciutale dagli altri che la spinge, con naturalezza e spontaneità, ad assumere un ruolo differente a seconda delle circostanze. Ed è così che condisce le sue relazioni, con l’arte del rinnovarsi e quella della genuinità.

Se fosse un alimento, L’Altra, consegnerebbe agli spaghetti la sua bellezza, la sua fisicità slanciata e i suoi lunghi capelli castani. Ed è così che addolcisce i suoi legami, con l’armonia.

Le Due in cucina si incontrano in chiacchiere succulente come fossero, Lei con L’Altra, un semplice piatto di spaghetti al peperoncino.

L’amicizia, in fondo, ha bisogno di ingredienti capaci di amalgamarsi e accomodarsi poi con comodità su di un piatto bianco per donarsi con generosità ad altre bocche.

In cucina si nutrono molti legami. E proprio lì gli strofinacci, in genere, sono l’oggetto senza pregio. Non abbelliscono l’ambiente né gli assegnano particolarità, caratteristiche di cui sono fornite le tende che invece dopo la scelta con dedizione vengono appese con cura. Continua a leggere

“Minimal Hotel” e “Subliminal Autogrill”, di Isabella Borghese (Microlit, Edizioni 18:30)

minimaldi Gaja Cenciarelli

A Isabella Borghese mi ha sempre unito l’immenso amore nei confronti della scrittura. È una di quelle caratteristiche che, per quanto mi riguarda, costituisce il terreno su cui edificare l’amicizia, la comprensione, lo scambio di opinioni, un sano confronto sulla letteratura.

Isabella ha di recente pubblicato – per i tipi delle Edizioni 18:30Minimal Hotel e Subliminal Autogrill. Si tratta di due gioiellini di sedici pagine ciascuno nei quali l’autrice ha dimostrato di avere idee, uno stile assolutamente personale (quando si trova la propra voce letteraria si è già a metà dell’opera: certo, il percorso è lungo, a tratti doloroso, sicuramente complicato), una rara abilità nel connotare gli spazi e i personaggi con espressioni brevi e precise.

Le stanze che vanno dalla 65 alla 68, con l’aggiunta finale della “Suite Diamante” del Minimal Hotel resituiscono l’atmosfera asfittica di un luogo che non dà speranze. Sedici pagine di un albergo in cui nessuno è davvero estraneo agli altri.
«Non esistono bugie, è tutto relativo, basta entrare nel Minimal Hotel».
«Puoi essere chi vuoi, nel Minimal Hotel». Continua a leggere