Vivalascuola. Affinché vi conosceste a vicenda

“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”.

E’ sentire comune, dopo gli attentati di Parigi, che anche in momenti come questi la scuola è chiamata non solo a educare ma innanzitutto a stare vicina a bambini e ragazzi. E’ bene parlare a scuola di questi fatti, dunque, senza imposizione ma aprendo uno spazio di riflessione affinché nelle aule possano liberamente emergere paure e domande. Con la consapevolezza che l’educazione richiede tempi lunghi e non si esaurisce in un minuto di silenzio. Vivalascuola non interviene con analisi che competono ad altri ma propone alcuni spunti didattici: “cosa serve ai bambini” di Claudia Fanti, esempi di lavoro a scuola di Giuseppe Caliceti e Eraldo Affinati, e alcuni sermoni pronunciati nelle moschee italiane venerdì 19 novembre, come strumenti che pensiamo possano aiutare docenti e studenti a superare ignoranza e pregiudizi, quelli che generano violenza e matta bestialitate. Continua a leggere

Tracce d’Oriente in Occidente – Tahirih la pura: La prima femminista in Iran

Di Mara Macrì

Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo www.actapopuli.net

Qualche anno fa si svolse a Torino uno strano corteo: le donne musulmane erano scese in piazza a migliaia guidate dal loro Imam. Il nucleo centrale della protesta verteva sulla possibilità d’indossare il chador anche sulle fotografie dei loro documenti e nei permessi di soggiorno. E se la foto con chador non fosse stata accettata come proposta, speravano di poter contare sulla comprensione della questura per portare almeno il velo che copre testa, orecchie e gola. Continua a leggere

Ripensare l’Islam attraverso l’umanesimo

di Guido Caldiron
«Come intellettuale musulmano i miei sforzi, la mia attitudine e i miei obiettivi non sono tanto il risultato della mia formazione accademica, quanto piuttosto della mia esperienza esistenziale. Ho fatto il liceo a Orano, poi l’università a Algeri. In Algeria si era in piena epoca coloniale e come il resto dei miei concittadini ero quotidianamente scosso dal confronto aspro e duro tra la cultura e la lingua francese, conquistatrici, e la mia cultura d’origine algerina (io parlo il berbero e l’arabo). All’inizio degli anni Cinquanta, frequentando i corsi sull’Islam all’Università di Algeri ero profondamente deluso dalla povertà intellettuale con cui venivano presentate la storia e la cultura musulmane. Il movimento di liberazione nazionale si opponeva alla pretesa dei colonizzatori francesi di incarnare la civiltà moderna, e insisteva all’opposto sull’identità arabo-musulmana dell’Algeria. In conseguenza di questo confronto brutale io feci allora una scelta che ha poi accompagnato il mio lavoro successivo: da un lato capire quali erano le caratteristiche di quell’identità arabo-musulmana che veniva proclamata dal movimento nazionalista, dall’altro indagare in quale misura la civiltà moderna, incarnata da chi aveva colonizzato l’Algeria, doveva essere considerata come una civiltà universale». Continua a leggere