Italia

Avrei molte cose da dire
in questa Immacolata:
denunce di inguaribili idiozie,
cecità volontarie, suicidi
di massa per futili motivi.
Fossimo vivi, almeno,
attingessimo alla fonte,
guardassimo giù, fino a specchiarci
come ebeti uccelli, 
imbelli, come facce di governo.
Questo inferno è una tastiera folle,
dove tutti sfidano il destino:
l’unione fa la forza – dicono –
ma cosa, ma va là, malignità
corposa mi urge in questo canto
del cigno dell’Italia, questo scrigno
vuoto, questo immane senso
d’inutilità.

Dal nostro inviato Pablo Quiproquo

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Si respira aria nuova oggi in Italia.
Numerose, anzi, numerosissime le leggi proposte, varate o in procinto d’essere varate dal nuovo governo. Leggi che molti osservatori internazionali non hanno esitato a definire addirittura “di portata epocale” e che sembrano segnare finalmente la strada della rinascita non solo economica del paese.
Dimezzamento del numero dei parlamentari e allineamento dei relativi stipendi alla media di quelli europei. Riduzione a due mandati per qualunque carica pubblica. Abolizione del Lodo Alfano. Abrogazione di numerosi privilegi (che ricordiamolo non hanno confronti nel resto d’Europa) e nuova legge sulla trasparenza dei costi e dei conti pubblici. Legge contro l’omofobia. Legge sul conflitto d’interessi (eravamo l’unico paese occidentale a non averne una) e legge anticorruzione. Per quel che concerne il finanziamento pubblico ai partiti, si passerà dal sistema attuale a quello di contributi volontari deducibili dalle tasse. Si è intanto ricominciato a parlare di fondi da utilizzare per la ricerca, l’istruzione e la sanità.
Importanti passi avanti si stanno facendo nei confronti della lotta al sistema nepotistico che, non dimentichiamolo, è tutt’ora uno dei grandi mali che affligge l’Italia da (possiamo dirlo? Diciamolo…) dai tempi dell’unificazione.
Si preannuncia una nuova offensiva anche nella lotta alla criminalità organizzata, proprio quella criminalità che approfittando della crisi e dell’impasse della Continua a leggere

La colpa è dello scoglio

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Ci sono tanti mondi a confronto, oggi, per chi si affaccia a vedere il mondo che li contiene: ci sono i robot che vengono sviluppati in Giappone e dalla Boston Dynamics, e che ci dicono che il futuro è già qui, e tanto peggio per chi è rimasto troppo indietro; c’è Wall Street che raggiunge il suo record dal 2007; ci sono le nuove tecnologie applicate ai telefoni e ai computer; le lavagne elettroniche nelle scuole estere; gli investimenti per l’energia pulita in Germania, in Olanda, in Inghilterra, in Canada, in Nuova Zelanda; ci sono i diritti per le minoranze e la lotta alle discriminazioni che hanno impegnato le politiche di quasi tutti i paesi occidentali; ci sono il 50% delle spiagge private francesi che tornano ‘libere’, le città che si rinnovano, le democrazie dove il massimo di due legislature è realtà, il conflitto d’interessi legge, l’antitrust applicato, l’informazione libera e la parola data ‘sacra’.
Poi c’è l’Italia: c’è il 65% delle famiglie che non riesce ad arrivare a fine mese, ci sono le scuole indietro di quindici anni rispetto a quelle inglesi, le università non competitive, il teatrino della politica, i debiti che crescono e una crisi della quale non ho ancora sentito nessuno, dico nessuno, prendersi la responsabilità.
Ma non erano pieni i ristoranti? Non andavano avanti i party ad Arbore? Non crescevano i debiti mentre buona parte degli italiani si avviava a perdere lavoro, futuro e reputazione agli occhi del mondo e di se stessi?
Oggi, come al solito in Italia, tutti invitano a prendersi le proprie responsabilità, tutti amano il Paese che hanno lasciato sul lastrico e sono pronti a controllare il timone della barca che è finita contro la costa, compreso lui, il capitano che ne era al commando mentre la musica continuava a risuonare e le rocce si avvicinavano.
Perché se un colpevole c’è, in questa nave sul punto di scomparire sotto il livello dell’acqua mentre i soccorritori litigano e i passeggeri annegano, è dello scoglio, naturalmente: ma come, davvero non lo sapevate?

Monologo della/alla pecorella

Il tormentone della barba e della maschera, come lo presenta Paolo Griseri su La Repubblica, altrimenti noto come “Sermone della Pecorella” è l’ennesimo specchio torbido di un’Italia che non è cresciuta, e che dal pasoliniano discorso su Valle Giulia a oggi ha continuato a ripetere gli stessi balletti sulle medesime note.
La storia del nostro paese, soprattutto quella moderna, è una storia nella quale Stato e Popolo da sempre vivono in antagonismo, cercando di fregarsi l’un l’altro il piatto da cui invece dovrebbero entrambi mangiare.
Diversa è la storia d’altri paesi, paesi che oggi ci guardano senza capirci, paesi che in alcuni casi Continua a leggere

Il buco nell’anima di Carrara

Per quanti non avessero avuto la possibilità di vederlo in televisione…
Questa è la mia terra, Carrara.
Come queste montagne mi sento anch’io. Con la dolorosa certezza che se potessero farlo, si alzerebbero anche loro per andarsene.

Ricostruire il nostro essere contemporaneo

Ne è stato già scritto e detto talmente in abbondanza che risulta quasi impossibile non perdere l’interesse della platea al solo pronunciarne il titolo. Eppure Mad Men resta per molti versi lo specchio più lucido e affidabile in cui andare a riconoscere e ricostruire il nostro essere contemporaneo.
Se da più parti è stato sottolineato quanto il cinema, e nello specifico la grande macchina hollywoodiana, sia divenuto incapace di raccontare la realtà (se non nei termini ‘kracaueriani’ di rappresentazione dell’inconscio di una società intendo dire: abbondano infatti i film horror e catastrofici, i remake, i thriller psicologici, gli schemi narrativi impostati sulla membrana diafana tra reale e immaginario) le serie televisive sembrano aver messo da tempo in moto un’opera di lenta e paziente ricucitura culturale, al termine della quale, forse, potremmo di nuovo avere un’idea più chiara e positiva di quello che siamo, di quello che ogni giorno rischiamo di diventare, e di quello che fino adesso siamo stati capaci d’essere. Continua a leggere

Una proposta al venti per cento

di Lucilio Santoni

L’Italia mantiene un residuo, sempre più precario, di democrazia, di legalità, di libertà, di intelligenza, di dignità, grazie solo a un venti per cento di italiani. E diciamocelo senza falsi nascondimenti: grazie a noi venti per cento. Un noi generico ma, per noi che ne facciamo parte, ben definito e riconoscibile. Continua a leggere

L’esperienza italiana di Ken Shulman

Articolo di Ken Shulman

Testo introduttivo e intervista finale di Giovanni Agnoloni

Ken Shulman è un giornalista e scrittore di Boston, che nel corso degli anni si è occupato di politica, sport e cultura in tutto il mondo per testate come Newsweek, The New York Times, The International Herald Tribune, BBC e Associated Press. Ha vissuto per 15 anni in Italia (soprattutto a Firenze) occupandosi del campionato italiano di calcio e scrivendo anche il libro “Anatomy of a Restoration”, (Walker and Co, 1991) saggio imperniato sul restauro della Cappella Brancacci. Come giornalista sportivo ha seguito tre Coppe del Mondo, e ha viaggiato e si è occupato delle realtà di paesi come Brasile, Israele e Palestina, Turchia, Russia, Liberia, Sierra Leone, Giappone, Sud-Africa e Cuba. Continua a leggere

Il gessetto consumato

alberto-manzi

L’Italia era Alberto Manzi, una figura scura e seria che scriveva alla lavagna. C’era da fidarsi: parole misurate, un’aula sobria da cui mandava messaggi senza sottintesi. Persino Febo Conti appariva cristallino, domande chiare, l’aria di chi non perde tempo, perché un gioco può insegnare qualcosa sulla vita. Gianni e il magico Alverman erano più criptici, ma non si nascondevano dietro il velo del mistero: lo offrivano come un gesto solidale, un ingrediente complesso, ma ugualmente genuino. Carosello era pura finzione, stemperata tuttavia nello sguardo ammiccante di Calindri o nella trasparenza surreale di Carmencita amore mio. L’area inviolabile era la TV dei ragazzi, come la messa, o la partita in bianco e nero la domenica (un tempo solo, quello con più gol). Ogni tessera corrispondeva alla tessera vicina, in un disegno che ti configurava come uno in mezzo agli altri, uno degli altri. Cos’è successo dopo? Perché le immagini, oggi, tracciano solchi giganteschi fra un tassello e l’altro del mosaico? Cara Italia, dov’è finita la lavagna, la figura scura che parlava con mitezza, le lacrime per il ritorno a casa di un cane che si chiamava Lassie? Il disegno si è perso, la pioggia ha ingoiato anche l’ultimo rimpianto, come un gessetto consumato e ormai inservibile.

(versione audio)

Il futuro dell’Università

E’ difficile difendere l’Università. Le sue baronie, la sua ipertrofica offerta di corsi e corsetti di laurea per dare una cattedra, o almeno una predella, a figli e nipoti di.
E’ difficile difenderla quando uno studente si presenta puntuale davanti allo studio del docente all’ora indicata in bacheca, e non lo trova mai. E’ difficile. E’ difficile quando non si riescono ad avere spazi per la ricerca, per studiare, quando non si riescono ad avere i fondi necessari a garantire la fornitura della letteratura scientifica essenziale perché una università sia degna di questo nome.

Ma il Decreto Legge 112/08 non vuole correggere il sistema universitario pubblico. Non vuole introdurre principi di meritocrazia e di valutazione seria della didattica e della ricerca. Non vuole più aule, più spazi per lo studio, più postazioni internet gratuite. No. Lo vuole distruggere. Lo vuole privatizzare (attraverso le cosiddette Fondazioni), deprimere, umiliare.

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Manifesto per la lettura

Perché un “manifesto per la lettura”? Perché l’ennesimo appello da sottoscrivere (attività fin troppo facile, priva di sostanziale assunzione di responsabilità)?

Comunque la pensiate, il Forum del libro ha presentato alla appena conclusa Fiera di Torino, un “Manifesto” non tanto allo scopo di invogliare chi non legge a farlo, quanto a sollecitare e promuovere investimenti e attività affinché la costatazione (deprimente ma per nulla sorprendente) di essere annoverati fra gli ultimi “consumatori culturali” europei, possa essere considerata come un’urgenza nazionale, a partire da tutte le istituzioni coinvolte (organi di governo, scuole, biblioteche).