65. Scritto da sempre

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Ero giunto, finalmente, a fare di Gesù l’interlocutore decisivo delle mie giornate, il punto di riferimento di pensieri e sentimenti, il perno assoluto della vita quotidiana. Continua a leggere

63. La mano

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Secondo me, la svolta era avvenuta: sentivo, per la prima volta, di non sforzarmi soltanto con la testa; conoscevo la fatica d’aggrapparsi a formule sempre rinnovate, il dolore causato dal divario tra affetto e volontà.
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60. I nostri schemi

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Mi capitava spesso di pensare che non ce l’avrei fatta: il Signore mi sottoponeva a ogni genere di prove, e io m’indispettivo ad ogni piè sospinto. Arrivavo a ricattarlo: se non mi aiuti mollo tutto, trovatene un’altra!
Fidati! era l’unica risposta che ottenevo. Fidati un corno. Sono come san Tommaso, voglio sempre toccare, e in tempi brevi. Ma ho capito che il Progetto di Dio richiede di affidarsi totalmente, di perdere potere contrattuale. Da mio padre, sindacalista di sinistra, avevo preso il registro polemico: diventare docile era un’impresa proibitiva.
La paternità di Dio era l’ultima, imprevedibile scoperta: mi rivolgevo a Lui, raccomandandomi come una figlia. Finora, non l’avevo mai pregato; m’ero decisa su consiglio di un’amica: il cuore s’era aperto, convinto che il Progetto s’inserisse in un disegno universale, a cui ognuno era affidato il suo compito preciso. Gli orizzonti si ampliavano, lasciandosi alle spalle gli scontenti personali.
Non dovevo aspettarmi il compimento di attese e desideri solo umani, e questo riuscivo ad accettarlo; ma il rapporto di collaborazione con il prete mi assegnava un’incombenza così ardua da non riuscire a concepirne di peggiori. Non mi vergogno di scrivere che ho persino ipotizzato una vena di sadismo in certe opere di Dio.
Proprio per questo diventava urgente riscoprire il valore della paternità: Gesù ritrovava, nel rapporto col Padre, il senso della sua missione e la forza necessaria per portarla avanti. Mi proponevo di chiedere a Gesù, durante la preghiera, di condurmi fino a Lui, facendomi comprendere che è Amore onnipotente capace di guarire, per quanto transiti, spesso, per strade dolorose.
Volevo ritrovarmi nella pace, nonostante la durezza delle prove, perché il rapporto col prete si faceva teso e sarebbe stato assurdo continuare in questo modo. Ci saremmo divisi, oppure trasformati. Il Signore ci spingeva a combattere l’uno a fianco all’altra: io per il sostegno al celibato, lui come antidoto vitale alla sfiducia.
Una volta don Mario gli chiese: vuoi salire? Era qualcosa a cui entrambi anelavamo. Potevamo comprendere il vangelo dell’invio dei discepoli a due a due; da soli, non l’avremmo mai spuntata. L’orizzonte di Dio trascende il nostro, e rompe ogni volta i nostri schemi.

57. Il destino

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Fino a Natale, il Signore non si fece più sentire. Un silenzio annunciato – la verità, diceva, dovrà emergere da sola -, che lasciava sospesi sopra il nulla, costringendoci a vivere una prima, acerba autonomia. Continua a leggere

50. Per sempre

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Nel tempo d’Avvento, nonostante le tempeste passeggere, vivevamo un momento quasi magico: le scoperte si moltiplicavano, cominciavamo a cogliere il senso profondo del Progetto. Si aprivano orizzonti che parevano promettere chiarezza sugli enigmi insoluti fino allora. Continua a leggere