Luigi Maria Corsanico legge Jorge Luis Borges. 3

da qui

Jorge Luis Borges

Elogio dell’ombra (Elogio de la sombra 1969)

(Traduzione di Livio Bacchi Wilcock)
da “Jorge Luis Borges, Poesie”, BUR, Milano, 2004
Lettura di Luigi Maria Corsanico

“Song to the Mother” from the album “When the winds dissolve”.
Johannes Möller-Classical guitar. Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Jorge Luis Borges. 2

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JORGE LUIS BORGES
LA PIOGGIA
L’ARTEFICE Jorge Luis Borges
Titolo originale El hacedor
EDIZIONE CON TESTO A FRONTE a cura di Tommaso Scarano
BIBLIOTECA ADELPHI

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Daniel Mille – ‘Llueve Sobre Santiago” (Astor Piazzolla)

photo by Luigi Maria Corsanico © 2017

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LA PIOGGIA

Bruscamente la sera s’è schiarita
perché cade la pioggia minuziosa.
Cade o cadde. La pioggia è senza dubbio qualcosa
che succede nel passato.
Chi la sente cadere riconquista
quel tempo in cui la sorte fortunata
gli svelò un fiore che si chiama rosa
e il curioso colore del carminio.
Questa pioggia che rende ciechi i vetri
rallegrerà in sobborghi ormai perduti
i neri grappoli di un certo patio
che non esiste più. La sera rorida
mi porta la diletta, attesa voce
di mio padre che torna e non è morto.

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JORGE LUIS BORGES
LA LLUVIA
EL HACEDOR
publicado por primera vez en 1960 por Emecé Editores

Leído por Luigi Maria Corsanico

Daniel Mille – ‘Llueve Sobre Santiago” (Astor Piazzolla)

photo by Luigi Maria Corsanico © 2017

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Una poesia per finire il 2011

FINE D’ANNO

Non è l’inezia simbolica
di sostituire un tre a un due
né la metafora banale che convoca
un tempo che si spegne e uno che nasce
né il compiersi di un processo astronomico
a scuotere e scavare
l’altopiano di questa notte
e a costringerci all’attesa
dei dodici rintocchi irreparabili.
L’autentica ragione
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore di fronte al miracolo
che nonostante le infinite sorti,
che nonostante siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
qualcosa in noi perduri,
immobile.

Jorge Luis Borges, Fervore di Buenos Aires

Biblioteche

di Antonio Sparzani

Quand’ero ragazzetto, neolaureato di belle speranze ‒ allora forse migliori di adesso, dati i mestieri che un neolaureato che voglia sopravvivere è oggi forzato ad accettare ‒ e cominciavo ad aggirarmi per Milano, dov’ero giunto fresco fresco da Pavia, cominciai ad andare “in Sormani”, che sarebbe la biblioteca comunale di Milano, (Biblioteca Centrale, ospitata a palazzo Sormani, che fa parte del notevole servizio biblioteche del comune di Milano): l’ufficio prestiti ‒ schedari ovviamente solo cartacei, schedine da far passare pazientemente sotto le dita, problemi vari di ordine alfabetico ‒ era come ora al secondo piano ed era governato da un signore burbero e scorbutico come non mai che sembrava ti facesse una concessione speciale nel prestarti un libro, dopo beninteso che si erano esibiti documenti e garanzie a tutta prova. Del tutto diverso, lo dico subito a scanso di equivoci, quel che accade ora, personale ottimo: gentile, collaborativo, competente. Ma questa difficoltà umana che a quei tempi ti costringeva ad un piccolo sforzo psicologico se proprio volevi un libro, contribuiva in qualche modo a creare un’atmosfera di sacralità mista a una sorta di irraggiungibile lontananza; pessimo, direte voi, e sono ovviamente d’accordo, era però una molla che ti faceva desiderare fortemente un libro, e una volta conquistatolo, a usarlo nel miglior modo possibile.

La prima volta che andai negli Stati Uniti — inizio anni ’70 — con una borsa di studio di un anno per una qualche fisica ricerca, capitai non in una grande e famosa università, ma alla Rutgers University, sperduta in un campus del New Jersey, vicino a New Brunswick; la prima volta che entrai nella biblioteca del campus credevo di sognare: un salone a pianterreno enorme e tutto a vetrate, varie decine di comode poltrone, scaffali aperti, apertura ventiquattr’ore, roba da portarsi lì il cartoccio del pastrami, con un buon pane di segale e stare indefinitamente stravaccato a leggere e guardare i prati dai finestroni. Chi mi conosce sa quanto poco io ami gli USA, soprattutto dopo esserci stato per un anno, ma quello delle biblioteche, lo ammetto, era un servizio impagabile.

Adesso il non illuminato governo di questo disgraziato paese Continua a leggere

Ascolta, è già notte fonda… # 5

Jorge Luis BorgesI Teologi
(Tratto da L’Aleph, in Tutte le opere, Vol. I, Milano, Mondadori, I Meridiani, 1984, pp. 795-803, traduzione di Francesco Tentori Montalto)

Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca nel monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li dettero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. Bruciarono palinsesti e codici, ma nel cuore del rogo, tra la cenere, rimase quasi intatto il libro dodicesimo della Civitas Dei, dove si narra che Platone insegnò in Atene che, alla fine dei secoli, tutte le cose riacquisteranno il loro stato anteriore ed egli, in Atene, davanti allo stesso uditorio, insegnerà nuovamente tale dottrina. Continua a leggere