Quel giorno

da qui

Non ricordo che occasione fosse: una delle adunate colossali che allora andavano di moda. Ci eravamo preparati in grande anticipo, prevedendo gli ostacoli, le difficoltà di movimento e l’orario del pasto che richiedeva l’iniezione di insulina. L’attesa divenne interminabile: sul palco si succedevano singoli e gruppi adatti ai giovani, protagonisti della manifestazione. Come al solito, consultavo l’orologio e regolavo gli incastri fra resistenza fisica ed esigenze varie, che sfuggivano alle maglie di un programma. Quando Dio volle, ci chiamarono. Il papa lo vide, si rivolse a uno degli organizzatori, o forse al cerimoniere pontificio, pronunciando chiaramente le parole: E questo chi é? Ricordo la delusione lancinante: ma come, lo sapevano tutti, era appena uscito dalla convalescenza, l’eroe dell’anno, aveva perdonato il suo aggressore, un calvario infinito che lo conduceva fino al palco della piazza romana per antonomasia, per sentirsi interpellato da quella domanda imbarazzante? Wojtyla fu informato: si abbassò, gli pose una mano sulla fronte, lo salutò pregando, come sapeva fare solo lui, assorto in un’altra dimensione, al cospetto di Dio. Quel giorno, conobbi una persona cui non si poteva fare a meno di perdonare tutto.

La Cracovia di Wojtyła

Articolo di Giovanni Agnoloni, pubblicato per la prima volta su www.alibionline.it (sito creato e gestito da Saul Stucchi)

A Cracovia mi affaccio da una finestra che dà su cortili interni dai muri sbrecciati. Verde trascurato, cancelli semiaperti. Rami di alberi protesi come dita moribonde verso il cielo. In fondo si vede una casa dalla facciata fiamminga, che sembra una di quelle di Amsterdam. L’aria sa di foglie morte, in quest’autunno iniziato da poco. È una fragranza che mi invoglia ad uscire. Continua a leggere