Disamando


È la fine del mondo, gira voce.
Qualcuno fa spallucce, qualcun altro
fa gesti un po’ scomposti. Quanto manca?
chiede un vecchio affacciato alla finestra.
L’aria è sempre la stessa: soffia un vento
pungente, a perpendicolo c’è il sole
che continua imperterrito a produrre
la luce e l’energia. Nella fila
di macchine, gli insulti si ripetono
con lievi variazioni di colore
e di tono. Magari non sarà
la fine, ma una stasi che rifugge
da un inizio e da un termine, sperando
che Dio non tenga conto del passare
del tempo, della fossa che ciascuno
si scava da se stesso, disamando.