La poesia della settimana. Rosita Copioli

Non ho ancora raggiunto gli anni

Non ho ancora raggiunto gli anni che avevi
Quando ti ho incontrato,
che impressione mi facevi.
Che impressione mi faccio ora io.
Com’è sciocco il mio sguardo
ieri e oggi.
Com’è giusto seguire il fondo
di noi stessi
fino al vulcano sempre aperto
che siamo noi al centro
della terra.

Rosita Copioli, Il postino fedele, Milano, Mondadori, Lo Specchio, 2008, p. 78.

La poesia della settimana. Roberto Mussapi

La casa

Ho abitato più di una casa
e di ognuna niente è perduto:
la prima in Corso Dante, quando ero bambino
e i pini crescevano sotto masse di neve,
poi Viale degli Angeli, sull’argine del fiume:
di lì mia madre mi vide partire
in automobile, guardando dal balcone
la Terra di Nessuno che mi rapiva,
e poi Valdieri, e nella luce radiosa
Via delle Palme, in Liguria, sul mare,
e Via Marsili 11, a Bologna
dove ho salito infinite scale,
e ora qui a Milano, in Via Mameli.
Di tutte ricordo le voci, i volti, le persone,
l’impercettibile respiro respirato
e trasformato in forma di pensiero
nella memoria che tiene in vita.

Ma solo per poco ognuna di loro
è stata veramente la mia casa,
nel breve tempo in cui mi era straniera,
prima che entrasse in me, con le sue vite.
Io non ho mai davvero abitato una casa,
io sono la casa di ogni casa con loro,
con tutti quelli che la fecero mia,
così presenti che non sono più io,
unico esule in me,
sfrattato dal mio cuore.

Roberto Mussapi, La stoffa dell’ombra e delle cose, Milano, Mondadori, 2007, pp. 74-75.

La poesia della settimana. Marina Cvetaeva

Amore

Fuoco? Uragano? Terremoto?
Andiamoci più piano…

Dolore noto come agli occhi il palmo
della mano, e alle labbra
il nome del proprio bambino…

Dopo la Russia. Marina Cvetaeva, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 257.

La poesia della settimana. Giorgio Stella

A Paul Celan

Mi trovo nel non luogo,
qui vengono e partono in continuazione
coloro che restano nell’ambiente del luogo,
e l’acqua e la terra non fanno tanta differenza
tra loro e il vuoto
qui sono nella parte d’ombra che si trova al centro del sole
qui sorgo e tramonto nel medesimo cielo
cardinale dell’incrocio natante dell’aere,
qui sono qui, mi trovo a te
nella zona d’essere stato
persona vostra, storia mia,
solo per voi, Eric e Gisèle
l’acqua non affonda.

La poesia della settimana. Seamus Heaney

“Come tutti gli altri”
In memoria di Czesław Milosz

“Come tutti gli altri, chinavo il capo
durante la consacrazione del pane e del vino,
alzavo gli occhi verso l’ostia e il calice levati,
credevo (qualunque cosa significhi) in un cambiamento.
Andavo alla balaustra dell’altare e ricevevo il mistero
sulla lingua, ritornavo a posto, serravo gli occhi,
facevo il mio atto di ringraziamento, aprivo gli occhi,
e sentivo il tempo tornare a scorrere.
Mai vi fu situazione
in cui abbia chiarito le cose con me o con qualcun altro.
La perdita avveniva dietro le quinte. Eppure non posso
disconoscere parole quali “ringraziamento” e “ostia”
o “pane della comunione”. Possiedono
un immortale
tremore e attrattiva, come acqua di pozzo giù nel fondo”.


Seamus Heany, District e Circle, Corriere della Sera, 2012, p. 105.

La poesia della settimana. Elio Pecora

Mai che l’attimo si fermi,
da guardare, capire.
Sempre una corsa.
Cogliere lembi.
Udire parole mozze,
promesse a metà.
Così risa, musiche, amori, sogni.
Tutto accennato e lasciato.

Elio Pecora, Simmetrie, Milano, Mondadori, 2007, p. 55.

La poesia della settimana. Milo De Angelis

Invochi il respiro, la giusta
posizione del cuscino, l’accento
che dai limiti del mondo giunge qui,
apre le finestre, chiama
ogni poesia alla guarigione.
Non ha più contorno
la ferita che abitava nel seno,
preme sui vetri e sulle pentole,
esce tra i semafori
della Prenestina, grida che niente
diventerà parola, che tutto
era scritto.

Milo De Angelis, Tema dell’addio, Lo Specchio, Mondadori, 2005, p. 75.

La poesia della settimana. Walt Whitman

Il mio lascito

L’uomo d’affari il grande accumulatore /
dopo anni di assiduo lavoro controlla i risultati, /
preparandosi per l’ultimo viaggio, /
affida case e terreni ai suoi figli, lascia beni, merci, fondi,
per una scuola o un ospedale, /
lascia denaro ad alcuni camerati per comprare doni, ricordi
quali gemme e oro. /

Ma io, al contrario, ripensando alla mia vita, facendone il consuntivo, /
non avendo nulla da mostrare e lasciare dopo questi anni oziosi, /
né case né terre, né lasciti di gemme o d’oro per i miei amici, /
null’altro, se non alcuni ricordi di guerra per voi, e in vostro onore, /
e pochi ricordi di accampamenti e soldati, con il mio amore, /
io riunisco e lascio in questo fascio di canti.

Walt Whitman, O Capitano mio Capitano, a cura di Bianca Tarozzi, Corriere della Sera, 2012, p. 115.

La poesia della settimana. Maria Luisa Spaziani

Chi ritorna da un viaggio lunghissimo
non è più la sua stessa persona.
Ha raccolto colori, paesaggi,
temperature, odori, inverni e sole.

Pare che una cicogna sia passata
ieri sul Centro storico. Saliva
dal Vittoriano, sfiorava la mia casa
e puntava laggiù verso San Pietro.

Anche lei, a ogni viaggio, è diversa?
Ma io stessa lo sono, sembra strano
da quella che scriveva poco fa,
sì, dieci versi fa.

Maria Luisa Spaziani, La luna è già alta, Lo Specchio, Mondadori, 2006, p. 157.