La poesia della settimana. Alda Merini

[Quando gli innamorati si parlano]

Quando gli innamorati si parlano
attraverso gli alberi
e attraverso mille strade infelici,
quando abbracciano l’edera
come se fosse un canto,
quando trovano la grazia
nelle spighe scomposte
e dagli alti rigogli,
quando gli amanti gemono
sono signori della terra
e sono vicini a Dio
come i santi più ebbri.

Quando gli innamorati parlano di morte
parlano di vita in eterno
in un colloquio di un fine esperanto
noto soltanto a Lui.
Il loro linguaggio è dissacratore,
ma chiama la grazia infinita
di un grande perdono.

da Ballate non pagate, in Alda Merini, Il canto ferito, Milano, Corriere della Sera, p. 137.

La poesia della settimana. Christina Rossetti

In riva al mare

Perché il mare si lamenta senza sosta?
Escluso dal cielo leva il suo lamento,
si arrovella sul bordo della spiaggia:
tutti i fiumi della terra non possono riempire
il mare, che beve ed è assetato.

Miracoli di bellezza
si nascondono nel suo letto inviolato:
anemoni, salsi, indifferenti,
sbocciano come fiori: vivi quanto basta
per sbocciare, moltiplicarsi e prosperare.

Bizzarre conchiglie curve, o maculate, o aguzze,
occhiute incrostazioni viventi,
belle tutte e tutte diverse,
nascono senza dolore e senza
dolore muoiono, e così passano.

Christina Rossetti, Il cielo è lontano, poesie 1847-1881, Milano, Fabbri Editori, 2000, p. 245.

La poesia della settimana. Costantino Kavafis

La scadenza di Nerone

Non si turbò Nerone, nell’udire
il vaticinio delfico:
“Dei settantatré anni abbia paura”.
Aveva tempo ancora di godere.
Ha trent’anni. Assai lunga
è la scadenza che concede il dio,
per angosciarsi dei rischi futuri.

Ora ritornerà a Roma, un poco stanco,
divinamente stanco di quel viaggio,
che fu tutto giornate di piacere,
nei giardini, ai teatri, nei ginnasi…
Sere delle città d’Acaia… Oh gusto,
gusto dei corpi nudi, innanzitutto…

Così Nerone. Nella Spagna, Galba
segretamente aduna le sue truppe
e le tempra, il vegliardo d’anni settantatré.

Costantino Kavafis, La memoria e la passione, Milano, Corriere della Sera, 2011, p. 147.

La poesia della settimana. Pier Paolo Pasolini

[Ma in questo mondo che non possiede]

Ma in questo mondo che non possiede
nemmeno la coscienza della miseria,
allegro, duro, senza nessuna fede,
io ero ricco, possedevo!
Non solo perché una dignità borghese
era nei miei vestiti e nei miei gesti
di vivace noia, di repressa passione:
ma perché non avevo la coscienza
della mia ricchezza!

L’essere povero era solo un accidente Continua a leggere

La poesia della settimana. Miguel Torga

Vila Cova, 24 dicembre 1958

Natività

Arde nel cuore della notte
il rituale falò che annunzia
il miracolo eterno
della natività.
Flagellato dal vento,
che di ciniglia di braci fa seme,
è sole senza firmamento
direttamente
acceso
e legato
alla terra
da mani umane.
Di radici profane,
fuoco di vita che vita seconda,
il suo calore scalda
la certezza unica che merita
d’essere scaldata…

Miguel Torga, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p.219.

La poesia della settimana. Antonio Machado

La strada in ombra. Celano gli alti casamenti

La strada in ombra. Celano gli alti casamenti
l’ultimo sole; echi di luce alle finestre.

Non vedi, nell’incanto del balcone fiorito,
il profilo di rosa d’un volto che conosci?

Dietro il vetro che ambiguo la riflette, l’immagine
sorge e svanisce come un vecchio dagherrotipo.

Altro suono non c’è nella via che il tuo passo;
lentamente si estinguono gli echi del tramonto.

Oh pena! Pesa e duole il cuore… Forse è lei?
No, lo sai bene… Va’… Nell’azzurro, la stella.

Antonio Machado, Il canto dell’uomo, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 25.

La poesia della settimana. Rosita Copioli

Non ho ancora raggiunto gli anni

Non ho ancora raggiunto gli anni che avevi
Quando ti ho incontrato,
che impressione mi facevi.
Che impressione mi faccio ora io.
Com’è sciocco il mio sguardo
ieri e oggi.
Com’è giusto seguire il fondo
di noi stessi
fino al vulcano sempre aperto
che siamo noi al centro
della terra.

Rosita Copioli, Il postino fedele, Milano, Mondadori, Lo Specchio, 2008, p. 78.

La poesia della settimana. Roberto Mussapi

La casa

Ho abitato più di una casa
e di ognuna niente è perduto:
la prima in Corso Dante, quando ero bambino
e i pini crescevano sotto masse di neve,
poi Viale degli Angeli, sull’argine del fiume:
di lì mia madre mi vide partire
in automobile, guardando dal balcone
la Terra di Nessuno che mi rapiva,
e poi Valdieri, e nella luce radiosa
Via delle Palme, in Liguria, sul mare,
e Via Marsili 11, a Bologna
dove ho salito infinite scale,
e ora qui a Milano, in Via Mameli.
Di tutte ricordo le voci, i volti, le persone,
l’impercettibile respiro respirato
e trasformato in forma di pensiero
nella memoria che tiene in vita.

Ma solo per poco ognuna di loro
è stata veramente la mia casa,
nel breve tempo in cui mi era straniera,
prima che entrasse in me, con le sue vite.
Io non ho mai davvero abitato una casa,
io sono la casa di ogni casa con loro,
con tutti quelli che la fecero mia,
così presenti che non sono più io,
unico esule in me,
sfrattato dal mio cuore.

Roberto Mussapi, La stoffa dell’ombra e delle cose, Milano, Mondadori, 2007, pp. 74-75.

La poesia della settimana. Marina Cvetaeva

Amore

Fuoco? Uragano? Terremoto?
Andiamoci più piano…

Dolore noto come agli occhi il palmo
della mano, e alle labbra
il nome del proprio bambino…

Dopo la Russia. Marina Cvetaeva, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 257.

La poesia della settimana. Giorgio Stella

A Paul Celan

Mi trovo nel non luogo,
qui vengono e partono in continuazione
coloro che restano nell’ambiente del luogo,
e l’acqua e la terra non fanno tanta differenza
tra loro e il vuoto
qui sono nella parte d’ombra che si trova al centro del sole
qui sorgo e tramonto nel medesimo cielo
cardinale dell’incrocio natante dell’aere,
qui sono qui, mi trovo a te
nella zona d’essere stato
persona vostra, storia mia,
solo per voi, Eric e Gisèle
l’acqua non affonda.

La poesia della settimana. Seamus Heaney

“Come tutti gli altri”
In memoria di Czesław Milosz

“Come tutti gli altri, chinavo il capo
durante la consacrazione del pane e del vino,
alzavo gli occhi verso l’ostia e il calice levati,
credevo (qualunque cosa significhi) in un cambiamento.
Andavo alla balaustra dell’altare e ricevevo il mistero
sulla lingua, ritornavo a posto, serravo gli occhi,
facevo il mio atto di ringraziamento, aprivo gli occhi,
e sentivo il tempo tornare a scorrere.
Mai vi fu situazione
in cui abbia chiarito le cose con me o con qualcun altro.
La perdita avveniva dietro le quinte. Eppure non posso
disconoscere parole quali “ringraziamento” e “ostia”
o “pane della comunione”. Possiedono
un immortale
tremore e attrattiva, come acqua di pozzo giù nel fondo”.


Seamus Heany, District e Circle, Corriere della Sera, 2012, p. 105.

La poesia della settimana. Elio Pecora

Mai che l’attimo si fermi,
da guardare, capire.
Sempre una corsa.
Cogliere lembi.
Udire parole mozze,
promesse a metà.
Così risa, musiche, amori, sogni.
Tutto accennato e lasciato.

Elio Pecora, Simmetrie, Milano, Mondadori, 2007, p. 55.

La poesia della settimana. Milo De Angelis

Invochi il respiro, la giusta
posizione del cuscino, l’accento
che dai limiti del mondo giunge qui,
apre le finestre, chiama
ogni poesia alla guarigione.
Non ha più contorno
la ferita che abitava nel seno,
preme sui vetri e sulle pentole,
esce tra i semafori
della Prenestina, grida che niente
diventerà parola, che tutto
era scritto.

Milo De Angelis, Tema dell’addio, Lo Specchio, Mondadori, 2005, p. 75.

La poesia della settimana. Walt Whitman

Il mio lascito

L’uomo d’affari il grande accumulatore /
dopo anni di assiduo lavoro controlla i risultati, /
preparandosi per l’ultimo viaggio, /
affida case e terreni ai suoi figli, lascia beni, merci, fondi,
per una scuola o un ospedale, /
lascia denaro ad alcuni camerati per comprare doni, ricordi
quali gemme e oro. /

Ma io, al contrario, ripensando alla mia vita, facendone il consuntivo, /
non avendo nulla da mostrare e lasciare dopo questi anni oziosi, /
né case né terre, né lasciti di gemme o d’oro per i miei amici, /
null’altro, se non alcuni ricordi di guerra per voi, e in vostro onore, /
e pochi ricordi di accampamenti e soldati, con il mio amore, /
io riunisco e lascio in questo fascio di canti.

Walt Whitman, O Capitano mio Capitano, a cura di Bianca Tarozzi, Corriere della Sera, 2012, p. 115.

La poesia della settimana. Maria Luisa Spaziani

Chi ritorna da un viaggio lunghissimo
non è più la sua stessa persona.
Ha raccolto colori, paesaggi,
temperature, odori, inverni e sole.

Pare che una cicogna sia passata
ieri sul Centro storico. Saliva
dal Vittoriano, sfiorava la mia casa
e puntava laggiù verso San Pietro.

Anche lei, a ogni viaggio, è diversa?
Ma io stessa lo sono, sembra strano
da quella che scriveva poco fa,
sì, dieci versi fa.

Maria Luisa Spaziani, La luna è già alta, Lo Specchio, Mondadori, 2006, p. 157.