Rossella Renzi, “I giorni dell’acqua”

 

 

Veniva l’angelo della notte

a strapparmi via gli occhi

e tu resistevi muto nell’acqua.

 

Ti proteggerò dalle mie stesse lacrime

sarà tua ogni parte di questo corpo

e dormirai nella piega degli arti.

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Stefano GUGLIELMIN – C’è bufera dentro la madre

3.
capisce quando la vita svacca. ne sente il crepo destro
e il sinistro. cura per questo la piaga che è sua, salta di lato.
poi la sera, in groppa al leone che è stato, sfila la calma dal chiodo
la scuce, mentre dorme, una ventina di femmine gli stira le pieghe
gli alza il livello del mare. Continua a leggere

Jonata Sabbioni: quattro poesie

*

Quel nostro fatidico inverno

deve essere stato un blocco

di futuro.

Siamo esistiti una sola volta.

Se tutto deve ricominciare

come se in mezzo ci sia un respiro,

il nostro intervallo è parso un millennio.

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Minuta di silenzio di Lorenzo MARI

Nelle fondamenta

Unire volume a volume, coprire i vuoti, riassettare
la stanza, comunque adorna, lasciata
dall’ultimo che è partito. Tentennare nel mezzo
e poi riscrivere il circolo del pensiero
che come vomere affonda impavido
nell’impiantito. Scendere, guardando
il mobilio – finto esercito allineato –
fino alle tubature, scalfendo;
raschiando oro in pellicola; cercando acqua
come rabdomanti ignoranti, avidi. Si troverà
l’acqua che di regola ci portano, con il suo prezzo
e con l’ordine del flusso. Più sotto
i maiali: liberi, sozzi, grufolanti. Bisognerà allora
riscrivere ciò che non esce, per un barlume
di vita, occorrerà ripresentare
il possibile, per un momento allibito
                                     di nascita. Continua a leggere

Enrico De Lea, Ruderi del Tauro

da acque reali

(acque reali)

I lavoranti oscurano il pensiero
al sole, tengono l’ombra in tasca
coi fazzoletti marci di sudore.
La strada nuova aprono i picconi,
alla valle normanna già dirupi
fioriscono terrazze, acque reali.
Muovono i carri verso la marina,
i bordonari si levano nell’alba.
Il folle zio Domenico è veggente,
urla gli incendi le miserie il secco. Continua a leggere

Emidio MONTINI “Il Panico e la Grazia”

ilpanicoelagrazia

“…Sono fratello germano del dubbio!” Sì, era proprio vero, e nel parlarne mi si rivelava. Quello zoccolo duro ch’era il mio inferno e la mia grazia. Precoce in talune cose, refrattario in altre: ritardato in molte, mi rivedevo non molti anni prima accovacciato presso il termosifone dl bagno intento a leggere con un senso di estasi il Fedone. Ogni tanto mi alzavo e sbirciavo dalla finestra. I miei ricordi più vivi appartengono alle giornate di pioggia o di neve. I gerani, in estate, ben disposti da mia madre sul balcone, erano lucidi. Per le strade le luci dei lampioni, l’affrettarsi della gente, i colori degli ombrelli. Continua a leggere

La lepre cede il passo all’oro – di Francesca SALLUSTI


(L’immagine di copertina è uno still dal video Voyager, a journey through time and water (2005-2008), di Marco Mazzi.)

[Francesca Sallusti, La lepre cede il passo all’oro, prefazione di Jacopo Ricciardi, postfazione di Stelvio Di Spigno, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “I Germogli”, 2008.]

Dalla prefazione (“Nell’universo nessuna cosa può mentire“) di Jacopo Ricciardi

     La sincerità è incanto. Si deve parlare di poesia quando questa è portata con tanta sincerità e quando la sincerità è tanto particolare da porgere un incanto; un incanto particolarissimo e ricco come è quello femminile nel momento unico e privato di una donna che mette al mondo un figlio: questa poesia sembra possedere tutte le doti emotive e propulsive di un animo femminile còlto nel momento di maggiore sensibilità, come è quello, per una donna, della rivelazione di una nascita che si prepara. Continua a leggere

Ciclo di Giuda – di Lorenzo CARLUCCI


(Untitled, 2002, immagine fotografica di Marco Mazzi)

[Lorenzo Carlucci, Ciclo di Giuda e altre poesie, postfazione di Matteo Veronesi, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “Il Laboratorio”, 2008.
Dall’opera è stato tratto un video d’arte curato e prodotto da Marco Mazzi.]

IL MISTERO DEL TRADIMENTO. NOTE PER IL GIUDA DI CARLUCCI

     Il Vangelo di Giuda, di cui le sabbie di Nag Hammadi hanno da poco restituito una versione copta, era già indirettamente noto attraverso gli eresiologi della prima età cristiana. Ne parlava, in particolare, Ireneo di Lione nell’Adversus haereses, accennando ai Cainiti, che, in chiave gnostica, consideravano Giuda un illuminato, profondamente compartecipe dei misteri del divino, detentore di una sapienza assoluta ed arcana, e coinvolto, in modo essenziale e necessario quanto paradossale, nel disegno della salvezza e della redenzione, e celebravano il mysterium proditionis, l’arcano e tragico mistero (forse nel duplice senso di segreto e di rito, di enigma e di festa mistica, di viluppo inesplicabile e di via d’accesso al regno del sacro) del tradimento decisivo e fatale, senza il quale, del resto, il disegno della salvezza sarebbe rimasto incompiuto. Continua a leggere