Dormire, forse sognare

da qui

Ci sono momenti, nella vita, in cui ti chiedi se tu stia sognando, o sia tutto vero. Ti rigiri nel letto, la mattina, prima che la sveglia suoni, sicuro di stare dormendo, ed ecco, tra poco la sveglia suonerà, ed è stato solo un incubo, uno di quegli incubi di quando hai mangiato troppa carbonara. Sì, è così, c’è un governo normale, che lavora per il bene del Paese, un governo di gente normale che conosce il mestiere, che è pagata per questo: non essere l’incubo di chi si sveglia la mattina, sperando di stare dormendo, in verità. Drin! Drin! Che bello, farsi la barba in un Paese come tanti altri.

Crisi

da qui

Proviamo a giudicarci da lontano,
da un loggione chiassoso, dove i fischi
si abbattono in platea come rimorsi
e gli attori non sanno se restare
o fare le valigie. Perché andarsene
potrebbe rivelarsi lo spettacolo
migliore, il più sensato; o almeno dare
indietro il prezzo del biglietto. Appena
chiudi gli occhi ti viene un’immagine
alla mente: un sogno che finisce
col trillo della sveglia; il palcoscenico
è vuoto; c’è soltanto, lassù,
un mormorio d’attori che il loggione
trasforma in una scena che stupisce,
un’invettiva, che si cambia in canto.

Co’ ‘sta concordia

da qui

Raddrizzare la barca: un simbolo
potente di questi anni dedicati
ad affondarla, a replicare inchini
al parolaio di turno. Non sappiamo
se il fianco martoriato sia di nuovo
disposto a navigare, se il popolo
gabbato sia convinto a farsi ancora
gabbare e rigabbare. Ma sappiamo
che l’unica speranza, questa volta,
è che i piloti inetti,
finalmente, abbandonino la nave.