Fabio FRANZIN “CO ‘E MAN MONCHE [Con le mani mozzate]

MOBII / MOBIITA’ (Mobilia / Mobilità)
I

Èco, vardéne: sen qua, tuti insieme
sot’a tetòia de eternit e lamiera drio
‘a segheria, un branco de pòri cristi
a l’onbrìa del silo; vardéne, ‘dèss
che quel del sindacato e ‘l diretór
dea fabrica i ne ‘à ‘assà là da soi
da soi òniun co’i só pensieri, ‘a só
ansia, el rabiosón; ‘dèss che forse
pa’a prima volta sen davéro tuti
compagni, cussì, ligàdhi aa stessa
sort. Vardéne: se ‘ven anca scanà
fra de noàntri, e sbarufà, se ‘ven
mandà a cagàr a volte, parché un
ièra un fià lechìn, el fea ‘a spia su
in ofìcio, o parché cheàltro tiréa
el cul indrìo, no’l capìa un ostia.
E ‘dess par squasi che se ‘vene
senpre vussù ben, che sene tanti
fradhèi ribandonàdhi da un pare.
Calcùn l’à sgobà insieme par vinti
àni, cómio co’ cómio, bestéma co’
sudhór; calcùn no’l voéa pròpio
savérghine de lavoràr in còpia co’
cheàltro, altri i ‘à vist el só ben
fiorìr drio ‘na fresa, basi robàdhi
fra un toc e ‘n’antro, i fiòi crésser
fra i turni e ‘l mutuo; un l’à vist
un déo sparìrghe via daa man, tut
a un trato, ‘n’antro se tièn duro ‘a
schena, co‘l lèva su daa carègha. Continua a leggere

La lingua terza: su Co’e man monche [Con le mani mozzate] di Fabio Franzin

di Adelelmo Ruggieri

 

 

    Mentre che mi sono deciso di scrivere queste robe che mi rosega dentro, à scuminziato a nevicare
    (F. Franzin, “Camioneto roso”)
    

Quasi in coda a Co’e man monche [Con le mani mozzate] di Fabio Franzin (Le voci della Luna, 2011) sventola il tricolore italiano; appena dopo – la sola poesia motivata al centro del libro – nelle due pagine finali c’è un pioppo: nella pagina di sinistra è chiamato nel dialetto dell’opitergino-mottense, piòpa, nella pagina di destra pioppo. Continua a leggere

Corporea

Da Corporea,
il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese,

a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster e Anna Maria Robustelli,

Copertina e illustrazioni da opere di Francesca Romana Pinzari

Prefazione Liana Borghi

Le Voci della Luna, Sasso Marconi, 2009.


The Cruellest Season

di Brenda Porster

“April is the cruellest month…”

Only slightly joking,
I said you were
my cruellest season Continua a leggere

Michele Obit. Le parole nascono già sporche.

Di Francesco Tomada

Michele Obit, LE PAROLE NASCONO GIA’ SPORCHE, Le Voci Della Luna, Sasso Marconi (2010).

Persona riservata ma al tempo stesso molto attiva e generosa nell’ambito della promozione del lavoro altrui, Michele Obit pone, con “Le parole nascono già sporche”, un nuovo importante tassello nella prosecuzione di un percorso poetico iniziato oltre vent’anni fa e portato avanti con coerenza e rigore in ogni occasione. A distanza di sei anni da “Mardeisargassi” (Moby Dick), questa nuova raccolta esprime il pieno della maturità di un autore che meriterebbe ben altri riconoscimenti per la qualità elevatissima della sua scrittura, riconoscimenti che mi auguro possano – finalmente – pervenire adesso.
“Le parole nascono già sporche” fornisce l’idea di un lavoro essenziale non solo per quanto riguarda il numero dei brani (una trentina), ma soprattutto per il processo di creazione che ne è alla base. Continua a leggere

Nadia Agustoni, “Taccuino nero”

TACCUINO NERO COPERTINA

Taccuino Nero di Nadia Agustoni
di Francesco Tomada

Sono pochi, e spesso arrivano da piccole ma validissime case editrici, i lavori in poesia che riescono a scavarsi uno spazio nella vasta produzione odierna grazie alla loro unicità ed alla loro pienezza, e uno fra questi è il Taccuino Nero di Nadia Agustoni (Le Voci della Luna, 2009), una raccolta densa, costruita su una scrittura matura e potente. Continua a leggere

Viola Amarelli – Note su “A ogni cosa il suo nome” di Francesco Tomada

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               Viola Amarelli – Note su A ogni cosa il suo nome di Francesco Tomada

     “Le Voci della Luna” confermano una attenta linea editoriale pubblicando “A ogni cosa il suo nome”, secondo libro di Francesco Tomada, autori tra i più interessanti degli ultimi anni.
     I testi di questa raccolta palesano, con una accresciuta consapevolezza, ragioni e spazi della scrittura di Tomada già presenti nel precedente, felice esordio de “L’infanzia vista da qui”. Continua a leggere