SUL TAMBURO n.80: Leandro Piantini, “Il poeta non deve tacere”

Leandro Piantini, Il poeta non deve tacere, Fucecchio (Firenze), Edizioni dell’Erba, 2018

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di Giuseppe Panella

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Ma perché poi dovrebbe? Il poeta non lo spiega né desidera farlo e infatti parla, racconta, descrive, rigira il coltello nella piaga. Egli parla di sé e analizza la propria poesia:

«La poesia più bella è sempre l’ultima. Lo dico ad alta voce / quello che mi spinge all’espressione / è forte e se trova ostacoli / non s’arresta / ed ecco arrivano i soccorritori / e domani mi vedrete scalpitante / con le parole che / fanno a gara ad agghindarsi / a dimostrare la loro fedeltà / la loro vocazione ad essere / nei casi estremi il rimedio migliore» (p. 73).

Scrivere poesia è una vocazione irrefrenabile e non si contenere facilmente: le parole urgono e vanno usate per esprimere ciò che si prova e si sente in maniera assoluta. L’ansia di scrivere poesia non si arresta facilmente sulla soglia della pagina bianca. La poesia è qualcosa che non si può né si deve arginare: il poeta non deve tacere perché non può tacere. Ma di cosa parla però? Quali sono gli argomenti che mette sul tavolo quando si cimenta con la scrittura? Il poeta essenzialmente parla della poesia:

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GLI IMITATORI di Marco Bellotto

Marco Bellotto è nato a Padova nel 1965. Ha giocato a rugby ed é stato avvocato penalista per sette anni.
Con Il diritto di non rispondere (Sironi) è stato finalista al Premio Calvino 2002 (opere prime inedite di narrativa).
Propongo, di seguito, la recensione del nuovo libro Gli imitatori (Marsilio) firmata da Leandro Piantini.
Massimo Maugeri

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Marco Bellotto, Gli imitatori, Venezia, Marsilio, 2008, pp. 215, euro 16.

di Leandro Piantini

A mio parere il romanzo di Marco Bellotto, GLI IMITATORI, è un libro singolare, che merita la massima attenzione, anche e forse soprattutto per motivi extra letterari. L’autore, un avvocato padovano alla seconda prova narrativa, ha costruito una trama suggestiva in cui il destino di un uomo di umili origini contadine, lo scrittore Livio Mantarro, si intreccia con personaggi ed eventi della storia politica e culturale del nostro paese, tra il dopoguerra e gli anni Settanta, che videro l’egemonia del Pci tra gli uomini di cultura e la nascita del mito gramsciano dell’intellettuale organico, che lavora per la rivoluzione. Continua a leggere