Eppure

da qui

Sai quando il tempo cambia
e sembra che esca il sole,
e già ti appresti a mettere da parte
la giacca che t’ingombra,
l’ombrello che ti pesa,
i sentimenti grigi dell’inverno,
con la corte maligna dei presagi
tristi? Già pregusti la fetta azzurra
di cielo (al di là della vetrata),
il merlo che s’arrampica sul palo,
condottiero che pianta la bandiera
sul punto più elevato della rocca
nemica. Eppure già senti lo scroscio
disonesto, il funesto temporale
che infradicia i pensieri, fino a sera.

Giorni

da qui

In fondo, è la paura. Nel passato
eri stato toccato dalla grazia,
il paradiso in terra, l’emozione
di sentire la vita penetrare
in ogni nascondiglio della storia,
cambiare gli occhi e il cuore, devastare
gli avamposti residui del nemico,
indovinare la chiave di volta
che sostiene il Progetto. Poi, d’un tratto,
il panico di andare dove non sai,
di perdere la strada già battuta,
il volto noto del mondo, l’appoggio
di amicizie complici, quel sottile
piacere di passare il segno scritto
e trasgredire per il solo gusto
di farlo. Ma Tu, Signore, torni,
bussi alla porta per ricominciare,
spezzando le catene e i malefici,
ripartendo dal punto in cui t’avevo
lasciato. Sono giorni in cui del bene
ricevuto vivi. Giorni felici.