Leggero


Ti ho pesato e ti ho trovato leggero (Daniele 5,27). Mi ha sempre colpito questo passo della Bibbia. In genere, diamo alla leggerezza un valore positivo: gli angeli, il volo, la coscienza libera dalle zavorre, sono segni di vita e libertà. È anche vero che esistono segnali contrastanti: dire a una ragazza che è leggera non è farle un complimento. Gloria, in ebraico, si rende col termine “kabod”, che vuol dire peso. Dare gloria a Dio significa dargli peso, importanza. Allora, perché non pesare l’amore che abbiamo dato a Gesù, durante il giorno? Farci attenzione, dedicargli tempo, perché prima di dormire non risuoni anche per noi la voce: ti ho pesato, e ti ho trovato mancante. Ti ho trovato leggero.

La sostenibile leggerezza


Fatichiamo a capire i livelli della fede: esterno e interno, rito e sentimento, contemplazione e azione. Da una parte siamo chiamati a percepire, a lasciarci coinvolgere, dall’altra recitiamo formule, compiamo gesti che sembrano meccanici, ripetitivi. Il segreto, invece, è proprio qui: un piano aiuta l’altro, la preghiera vocale succede alla contemplazione, la voce al silenzio, il movimento alla stasi. È questo andirivieni che rende possibile la leggerezza, che ci fa volare.