Giorgio Galli, “Le morti felici”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Giorgio Galli, Le morti felici, Il Canneto Editore, 2018

Una serie di variazioni, modulate come riflessioni filosofico-narrative, sul tema della morte, del suo approssimarsi e del suo senso. Questa l’essenza de Le morti felici di Giorgio Galli, scrittore colto e raffinato, che abbiamo già conosciuto con La parte muta del canto (ed. Joker, 2016).

Che si tratti di un compositore lungamente dimenticato, come il ceco Leoš Janáček, che si dice essere morto in un letto d’ospedale mentre era insieme a una donna che amava, o di Igor Stravinsky, deceduto con la consapevolezza di essere vissuto nell’epoca sbagliata, o ancora del grande Franz Kafka, trapassato con l’amarezza di non aver raggiunto la felicità, ma con la serenità di esservisi adoperato al massimo, la morte, in questi brevi ma intensi ritratti, viene dipinta come una presenza perturbante, capace di condizionare negativamente l’agire umano ma, paradossalmente, di sprigionare, nel suo compiersi, il senso di un’intera esistenza. Continua a leggere

Vecchie idee per nuovi canterini

di Loris Pattuelli

Il 31 gennaio uscirà Old ideas di Leonard Cohen. Dieci nuove canzoni a otto anni dall’ultima raccolta di inediti. Attesa neanche poi lunghissima, se consideriamo che la sua discografia non supera la dozzina.
Questo lavoro arriva dopo 247 concerti in giro per il mondo, e molto probabilmente non sarebbe mai diventato disco, se il suo conto corrente non fosse andato in rosso. Il gossip (o koan) promozionale parla di un “pigro bastardo” recluso per cinque anni in un monastero zen nei pressi di Los Angeles e della sua manager che scappa con cinque milioni di dollari.
“Io non scrivo canzoni, solo poesie che corteggiano la musica”, ha detto l’altro giorno a Londra. E poi, sempre più civettuolo, ha pure aggiunto quanto segue: “Vede, per conservare questa voce, devo fumare moltissimo. Ho quasi 78 anni, potrebbe essere pericoloso; però, se smetto, rischio di diventare un soprano”.
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80. Di notte

da qui

In tutto Israele, è l’unico luogo in cui il Mashiah è passato certamente. Non a caso è il più sbilenco, senza fronzoli, con i segni inconfondibili del tempo. L’ordine delle pietre si confonde, si sfalda in certi punti: ma cosa importa se è la scala che portò l’Inviato fino all’orto del Pressoio per l’olio? Più su c’è la Chiesa di Kefa in Gallicantu, dove il primo dei discepoli pianse per il suo rinnegamento. Continua a leggere

27. Il peso della farfalla

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Maria è sulle tracce di Leopoldo: da quando è apparsa sulla scena la Ricco Barocco sembra aver perso i contatti con il personaggio, come se le istruzioni per l’uso delle scuole ostacolassero la creatività più che favorirla. Si chiede cosa fare per rimettersi in sesto: decide di recarsi in una casupola vicino al lago di Bracciano, da uno scrittore ex operaio ed ex militante dell’estrema sinistra, Henry Deruta. E’ l’alba, lui legge la Bibbia in lingua originale.
Che libro è, Henry?
I salmi di Davide. Quando viaggio sono il mio bagaglio, li tengo vicini come il cane con l’osso: li giro e rigiro nella mente, mi fanno compagnia, allo stesso modo degli alberi, dei fiori, delle piante. Il tempo lo misuro con loro, ha il ritmo verde della vegetazione da cui sono circondato. Continua a leggere

Piccolo valzer viennese

di Loris Pattuelli

“La vera poesia è simile a certi quadri di cui si ignora il proprietario e che solo qualche iniziato conosce. Comunque la poesia non vive solo nei libri e nelle antologie scolastiche. Il poeta ignora e spesso ignorerà sempre il suo vero destinatario. Faccio un piccolo esempio personale. Negli archivi dei giornali italiani si trovano necrologi di uomini tuttora viventi e operanti. Si chiamano coccodrilli. Pochi anni fa al Corriere della Sera io scopersi il mio coccodrillo firmato da Taulero Zulberti, critico, traduttore e poliglotta. Egli affermava che il grande poeta Majakovskij avendo letto una o più mie poesie tradotte in lingua russa avrebbe detto: “Ecco un poeta che mi piace. Vorrei poterlo leggere in italiano”. L’episodio non è inverosimile. I miei primi versi cominciarono a circolare nel 1925 e Majakovskij (che viaggiò anche in America e altrove) morì suicida nel 1930. Majakovskij era un poeta al pantografo, al megafono. Se ha pronunziate tali parole posso dire che quelle mie poesie avevano trovato, per vie distorte e imprevedibili, il loro destinatario”.
Eugenio Montale, discorso tenuto all’Accademia di Svezia, 12 dicembre 1975.

Sempre “per vie distorte e imprevedibili”, qualche anno fa anche il Piccolo valzer viennese di Federico Garcia Lorca è riuscito a trovare “il suo vero destinatario”. Per saperne di più, mettete sul giradischi I’m your man di Leonard Cohen. Tradotto in inglese, il Piccolo valzer viennese è diventato Take this waltz, ed è qualcosa, credetemi, di veramente speciale, direi quasi il miracolo della traduzione perfetta che diventa la canzone perfetta.

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The future, il futuro, l’avenir

di Loris Pattuelli

Molti sono i giornali buoni per incartare il pesce e l’insalata, ben poche le musiche capaci di sbollire la rabbia o di anestetizzare le piccole e grandi rogne della vita quotidiana. Sto dicendo una fesseria, lo so, ma in un qualche modo questo post dovevo pur incominciare, non è vero? In caso di bisogno, ecco un paio di buoni consigli da tenere a mente.

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