L’inquieto vivere segreto, di Franz Krauspenhaar

Una questione di vita o di morte. I romanzi di Franz Krauspenhaar mi hanno sempre dato questa impressione. Che essi siano, letteralmente, una questione di vita o di morte. Non che parlino di, alludano a, ma che lo siano proprio.

Sia per il loro contenuto che  per la lingua con cui questo viene espresso. I romanzi di FK, da Avanzi di balera a Le cose come stanno (per me uno dei più bei romanzi italiani quantomeno del decennio appena concluso) in poi sono la registrazione distorta di una energica necessità di esistere. Necessità che sembra si debba coniugare attraverso il suo opposto, la morte, in una dialettica bugiarda, istrionica, in cui i bisogni si mescolano in una mistura diabolica ma vitale (quali sono in definitiva? farcela? farla finita lì? eludere la paura, affrontarla a viso aperto? L’ultimo libro di FK, L’inquieto vivere segreto, suggerisce una risposta, ma chissà se è quella giusta).

E cosa altro è l’uso della seconda persona (con la quale è scritto il romanzo), se non il tentativo di separarsi da sé e al tempo stesso includere? Un altro incontro di opposti, quindi, tutto e niente che si danno del tu.
Il tu è il pronome della relazione e della solitudine, dell’amore e della follia, il pronome con cui ci rivolgiamo all’amato e a noi stessi (penso a Robert De Niro in Taxi Driver: “ma dici a me? con chi stai parlando? dici a me? non ci sono che io qui…”), il pronome del dialogo, quindi, e del soliloquio. Continua a leggere

L’arrampicatore di specchi – di Paolo Alessandrini

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Sono un arrampicatore di specchi. Non un dilettante, intendiamoci, e nemmeno un allievo all’inizio del corso di addestramento. No, io sono un maestro arrampicatore, e posso dire con certezza di essere tra i primi dieci al mondo nella mia specialità.
Quando iniziai a praticare questo sport estremo ero molto giovane: un ragazzino. Gli allenamenti dei primi anni non si svolgono ancora sulle pareti di vetro: gli istruttori insistono molto sullo sviluppo della sensibilità delle mani e dei piedi, sul miglioramento della capacità di riconoscere, in ciò che si tocca, ogni minima irregolarità, ogni imperfezione che possa risultare utile come appiglio.
Si fanno i primi esercizi con materiali scabri, rugosi: le mani vengono educate a tastare le nervature del legno, a classificare le rugosità della carta vetrata, a maneggiare le cortecce degli alberi, le spine dei rovi, le punte aguzze delle pietre e le diverse asperità dei terreni.
Gradualmente si passa a superfici più levigate, e si impara a scoprire ogni difetto presente in un foglio di carta, o ad apprezzare la perfezione del marmo che risulta invariabilmente rotta da microscopiche grinze e da solchi appena distinguibili.
Soltanto i pochi che riescono a superare questa dura gavetta di anni vengono ammessi alla soddisfazione di posare, un bel giorno, le dita sul vetro, e tendere i propri muscoli nella prima vera arrampicata. Continua a leggere

Una vita tinta di bianco – di Franz Krauspenhaar

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Flavia Cherubini è una giovane – ma non giovanissima – donna romana con una vita normale che d’improvviso viene colta da una specie d’invasione. Non degli ultracorpi, come nel famoso film di Don Siegel, ma da certi “intracorpi”. Un’invasione di macchie bianche, spots come di latte condensato destinate a propagarsi per tutto il corpo. Non si tratta dell’effetto di fantascientifici raggi bombardati dallo spazio profondo: si tratta invece dello stato iniziale di una malattia invalidante della pelle e della persona, la vitiligine, che colpisce milioni di uomini e donne. E’ questo l’assunto del romanzo d’esordio di Francesca di Mattia Bikbova, “Scritta di bianco è la mia pelle”, Ed. Palomar, pagg. 142 euro 13,00. Il romanzo è la narrazione frastagliata, a metà tra il diario e il racconto di visioni, del vissuto della protagonista-io narrante attraverso le drammatiche fasi della malattia. Continua a leggere

Prima e dopo la doccia – di Francesca di Mattia Bikbova

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Ti guardo e non ti riconosco. Non mi riconosci. Le onde propagano calore nei riflessi, e mi chiedo cosa ti sia successo stanotte. Mi guardi con aria interrogativa, come se io potessi rispondere al tuo posto. Ti soffermi, e allora ti spio, ti scruto, per capire. Ma cosa dovrei fare, se tutto è così nebuloso? Vuoi chiedermi aiuto, e io non posso fare altro che stare di fronte a te, impotente. Vorrei cambiare la tua espressione. Mi piacerebbe abbracciarti ma so che non vuoi. E non puoi. In ogni caso. Continua a leggere

L’estate è finita – di Girolamo Lazoppina

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L’ESTATE E’ FINITA – GIROLAMO LAZOPPINA – Minimal Narrativa – pag.57 euro 10,00. [ A seguire, l’incipit del libro.]

di Franz Krauspenhaar

Questo romanzo breve – o meglio racconto lungo – dell’esordiente calabrese Girolamo Lazoppina, classe 1970, è un pezzo di quella letteratura minimalista che oggi pare quasi scomparsa dietro lo sfolgorio battente di effetti ed effettacci speciali o presunti tali. Lazoppina non bada a stupire ma semplicemente a raccontare, con un tono piano e morbido, con una voce sommessa, la storia di un’iniziazione alla vita: quella del suo protagonista, Diego Gonzales, un trentenne ancora assorto dentro il bozzolo di una giovane età della perenne immaturità. Sarà in un breve periodo di violenti cambiamenti, che l’iniziazione alla vita adulta avrà luogo. Nel mezzo di questa scossa elettrica, il propulsore dell’amore. Il racconto si divide in brevi capitoli, le figure sono tratteggiate come con una matita sospesa e fine. Una sorta di disegno pieno di tratteggiature ben delineate, che portano il lettore a un’aderenza molto naturale alle vicende narrate. Un modo di raccontare dunque cristallino, e a “bassa temperatura”, una “morale” della normalità e dell’equilibrio, merce di scorta non solo nella vita, ma anche nella vita ulteriore della letteratura. Continua a leggere

A un terzo dei mille – di Paolo Viglianisi

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[Con un capitolo del libro.]

Recensione da Tempo e Natura – 12.12.2008

L’EPOPEA DI UN BASTARDO A UN TERZO DEI MILLE” di PAOLO VIGLIANISI [Minimal Narrativa]

di A. Jocchi

Il passaggio per la Fiera della piccola e media editoria (svoltasi a Roma a inizio dicembre) ha sicuramente garantito maggior visibilità a questo piccolo grande romanzo (così come a molti altri che indubbiamente meritano) e anche una certa rinomanza, per cui il contributo che sto per dare io sarà solo il fiore all’occhiello di questo iter. La circostanza offre anche l’occasione per poter parlare di un fenomeno concreto ma ignorato dai più, com’è quello dell’editoria indipendente; essendomi trovato ormai a leggere una quantità accettabile di opere proveniente dalla categoria, posso affermare con serenità ed onestà che l’editoria in questione non ha nulla da invidiare a quella di maggior livello, sia per qualità che per cura, impaginazione e altri fattori di secondo piano. Continua a leggere