Archivi tag: Letteratura italiana del Novecento

Il Mangagnifico e il Magister

Lietta Manganelli
Album fotografico di Giorgio Manganelli. Racconto biografico di Lietta Manganelli
a cura di Ermanno Cavazzoni
Macerata, Quodlibet, 2010, con 109 ill. b/n e col., pp. 104, € 14,00

Giorgio Manganelli
I borborigmi di un’anima. Carteggio Manganelli-Anceschi
a cura e con una postfazione di Lietta Manganelli
Torino, Aragno, 2010, pp. 86, € 12,00



Nel ventennale della morte di Giorgio Manganelli (Milano, 15 novembre 1922-Roma, 28 maggio 1990) la figlia Lietta, che da anni si occupa con grande passione e diligenza dell’opera paterna (a lei si devono, tra l’altro, le lettere famigliari edite da Aragno nel 2008 sotto il titolo di Circolazione a più cuori), dà fuori, rispettivamente come autrice e curatrice, due contributi preziosi, se non esattamente essenziali, alla conoscenza dell’outsider tra i più estrosi e seducenti del secondo Novecento, il cui forte debito formale verso il Gran Lombardo — tale da procurargli l’ingiusta nomea di principe degli epigoni gaddiani — non vale a scalfirne minimamente la portata. Continua a leggere

L’illuminista illustrato

Pedullà costruisce libri da abitare. L’ultimo, Il vecchio che avanza. Scampoli illustrati di politica e letteratura degli Anni Zero, edito alla fine del ’9 dalla cooperativa romana Ponte Sisto (la stessa cui il critico calabrese affida la stampa delle due riviste da lui fondate all’inizio del millennio, «L’illuminista» e «Il caffè illustrato»), non tradisce le aspettative: tutto è minuziosamente e sapientemente architettato perché l’ospite possa visitare con ogni conforto stanze logge recessi senza mai accusare la benché minima stanchezza. Via, dunque, le pedantesche note al piede (respingerebbero); bando alle obese referenze bibliografiche (annoierebbero); nessuna pietà per gl’indici analitici (desterebbero sospetti). Ecco, invece, le illustrazioni didascaliche a tinte fumettisticamente sgargianti (l’occhio non vuole forse la sua parte?); le gustose macchie di colore mutuate da uno degli auctores del Nostro, D’Arrigo: «lassotto», «laddentro», «il visto cogli occhi», «il visto cogli occhi della mente»; il sermo usitatus et simplex mescidato di registri incompatibili, dall’aulico all’informale, non escluso il turpiloquiale, perché bisogna rivolgersi al lettore medio con l’affabilità e la naturalezza d’un compagno di strada, e del lettore medio riprodurre lingua e pensiero con artifici mimetici da mortificare il più scafato scrittore espressionista («capi politici che hanno testa ma non hanno coglioni»; «lettori cui non gliene potrebbe fregar di meno delle sorti della letteratura»; «parole deformate da orrore e incazzatura», «Perelà ha fatto vedere come va il mondo. Nel migliore dei casi va a puttane»). Continua a leggere