Penna e la felicità di essere diverso

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di Nicola Vacca

Finalmente giustizia è stata fatta per Sandro Penna. Uno dei più grandi poeti del Novecento entra a far parte dei Meridiani con un volume corposo che comprende tutta la sua opera. Poesie, prose e diari per un totale di 1600 pagine( a cura di Roberto Deidier). Un omaggio doveroso, anche se arriva in ritardo, a un poeta immenso che per troppo tempo è stato dimenticato.

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L’ospitalità: l’ultima voce contro il male

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di Nicola Vacca

Edmond Jabès, poeta e filosofo,  nella sua opera ha accompagnato la scrittura poetica, sempre di straordinaria  intensità, con una meditazione intorno ai grandi temi come il tragico, il dialogo, lo straniero, il concetto di ospitalità. L’autore egiziano  non ha mai smesso di  interrogarsi  sulle questioni cruciali della nostra epoca.

Nei suoi libri si trovano tutte le ragioni dell’impegno di un poeta che ha amato la lotta.

Ma sono le ragioni malvagie dell’essere umano e la sua inclinazione alla distruzione del male  i punti sui quali si sofferma il poeta non smettendo mai di pensare da filosofo. Continua a leggere

Kafka nel quotidiano della sua grandezza

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di Nicola Vacca

Franz Kafka ha scritto sulla condizione umana ciò che nessuna riflessione  sociologica  e politologica forse potrà mai dire.

Il termine attuale kafkianità appare come il solo denominatore comune di situazioni (sia letterali, sia reali) che nessun’altra parola permetta di cogliere nella sua essenza. Nella kafkianità la cosa più geniale è  che si trovano condensate  tutte le contraddizioni, tutte le incertezze, tutte le miserie morali del nostro tempo.

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L’amore e i tempi del quotidiano

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di Nicola Vacca

Alain De Botton dopo ventitré anni torna a occuparsi dell’amore. È da poco uscito per i tipi di Guanda il suo nuovo romanzo.

Il corso dell’amore, questo è il titolo, è un libro che non ignora le concrete filosofie del quotidiano. Il suo autore racconta attraverso la storia di Rabih e Kirsten il corso del loro amore alle prese con il realismo disincantato della vita di tutti i giorni con tutte le sue ansie e le sue problematiche.

Cosa succede nella vita coniugale e amorosa dopo la fase esplicita dell’innamoramento?  Da questo interrogativo parte lo scrittore svizzero per demolire una volta per tutte l’ideale troppo esaltato dell’amore romantico.

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Majakovskij e l’incendio delle parole

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di Nicola Vacca

 

Vittorio Strada, critico letterario, filologo e autorevole studioso della letteratura russa, si chiede giustamente che fare oggi della poesia di Vladimir Majakovskij, definito  il «poeta della rivoluzione».

Una domanda tutt’altro che impertinente se si pensa che la poesia majakovskiana è colpevole di aver esaltato una rivoluzione criminosa.

Vittorio Strada dà una risposta che non si può non condividere: bisogna fare di Majakovskij non il poeta della rivoluzione, ma una vittima della rivoluzione, un giullare tragico del nuovo Potere. Continua a leggere

Cioran tra paradossi e divagazioni

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di Nicola Vacca

Esce per la prima volta in italiano Razne, l’ultimo libro scritto da Cioran in lingua romena. Fino a questo momento il libro non conosceva altre versioni oltre a quella romena.

Lo pubblica Lindau con il titolo Divagazioni (a cura e tradotto da Horia Corneliu Cicortaș) e rappresenta un evento letterario unico visto che il libro non è stato edito in altre traduzioni, né in francese, né in altre lingue,

Il libro rappresenta lo spartiacque nella produzione letteraria di Cioran che abbandonerà per sempre la sua lingua madre per quella francese.

«Il libro che presentiamo ai lettori italiani è la traduzione del volume Emil Cioran, Razne, a cura di Constantin Zaharia (Humanitas, București, 2012), comprensiva dei relativi apparati critici (prefazione, nota all’edizione e varianti testuali). Continua a leggere

L’arte non è democratica. Parola di Flannery O’Connor.


La scrittrice Flannery O’Connor indagò a fondo l’azione della grazia «nel territorio del diavolo». E affrontò una vita assediata dalla malattia con la fede marziale di una Giovanna d’Arco: «Sono sola a presidiare la fortezza…».

di Paolo Pegoraro

Negli Stati Uniti è un’autrice di culto. «La più grande scrittrice di racconti della mia generazione», secondo Kurt Vonnegut, ma l’adorano anche cantanti e registi: Nick Cave e Quentin Tarantino, tanto per fare due nomi. Il critico Harold Bloom l’ha inclusa tra i cento più grandi autori della letteratura mondiale di ogni epoca, dichiarandola sorella di Dante, Cervantes, Shakespeare e Dostoevskij. Perché la lettura di Flannery O’Connor non lascia uguali a prima. Semplicemente non può. Il primo incontro con le sue opere è in genere traumatizzante. La prosa, di una densità intollerabile, tiene incollato il lettore alla pagina costringendolo a vedere ciò che non vorrebbe. Profeti fanatici, bambini impiccati, figure androgine o cupamente scimmiesche, disabili annegati, vecchi rabbiosi, corpi deformi e arti amputati, mostri di rispettabilità e ragazzini molestati, seduttori e ladri e assassini ovunque… un repertorio da far impallidire Bret Easton Ellis. Eppure a offrircelo è una signorina cresciuta nel bel mezzo della Georgia puritana d’inizio Novecento, la quale amava affermare: «Scrivo come scrivo perché sono (non sebbene sia) cattolica». Una signorina che non si compiace mai dell’orrore e tanto meno lo compatisce: lo descrive con l’implacabile comicità della vita, come una storiella che fa ridere chiunque meno il suo permaloso protagonista. Continua a leggere

Il male? È un nano miope, codardo e narcisista

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A cura di Paolo Pegoraro

 


Pär Lagerkvist è un nome ingiustamente trascurato. Poeta, drammaturgo e romanziere, Premio Nobel del 1951, dalla sua opera più nota – Barabba – fu tratto un kolossal con Anthony Quinn, Vittorio Gassman e Silvana Mangano. Ma il trionfalismo hollywoodiano è quanto di più distante si possa immaginare dalla stringata scrittura di Lagerkvist; e si racconta che alla prima proiezione lo scrittore si mise a ridere, mentre la moglie si addormentò.

Pur dichiarandosi non credente, tutta la sua opera è permeata da una spasmodica tensione verso quell’infinito che altrettanto fermamente nega. Avverso a ogni scetticismo di comodo, Lagerkvist si lasciò interrogare intimamente dall’enigma di un male che cova anche all’interno delle civiltà più sviluppate. Di ritorno da un viaggio alle sorgenti della civiltà europea – la Palestina e la Grecia – lo scrittore svedese rimase esterrefatto nell’attraversare un’Europa dominata dagli slogan nazionalistici. Fu il seme dal quale concepì – nel 1944 – il suo capolavoro: Il nano (Iperborea, pp. 208, € 11,50). Il romanzo racconta la vita di una corte rinascimentale immaginaria vista attraverso gli occhi del nano di corte, anonimo e fedelissimo servitore del principe Leone. Conosceremo ogni personaggio e ogni vicenda attraverso il suo sguardo incredibilmente acuto, capace di svelare ogni malefatta e di portare alla luce ogni fantasia malevola, eppure totalmente incapace di riconoscere il bene. Il nano può vedere distintamente perfino di notte, contare anche i singoli fili d’erba, eppure non riesce a scorgere le stelle. È sì un genio, ma un genio del disprezzo e dell’odio. Continua a leggere

I sapori di un’epoca perduta

di Marco Grassano

Non di rado, scorrendo le pagine di qualche libro, mi tocca di pensare: “Ecco qui una cosa che piacerebbe a Mario Mantelli” (mi riferisco, è ovvio, al nostro autore, non all’omonimo sindaco di Carbonara Scrivia). Si tratta di opere che, pur se non sempre di natura strettamente autobiografica, tendono comunque a un’evocazione, a una ricomposizione quasi alchemica dell’infanzia e dei dettagli che l’hanno caratterizzata, e in più sono scritte in una prosa compatta, come incisa nel marmo, con parole selezionate, soppesate e definitive. Che so io, testi quali Infanzia berlinese di Walter Benjamin, o Istanbul di Orhan Pamuk, o Le botteghe color cannella di Bruno Schultz. Continua a leggere

L’illuminista illustrato

Pedullà costruisce libri da abitare. L’ultimo, Il vecchio che avanza. Scampoli illustrati di politica e letteratura degli Anni Zero, edito alla fine del ’9 dalla cooperativa romana Ponte Sisto (la stessa cui il critico calabrese affida la stampa delle due riviste da lui fondate all’inizio del millennio, «L’illuminista» e «Il caffè illustrato»), non tradisce le aspettative: tutto è minuziosamente e sapientemente architettato perché l’ospite possa visitare con ogni conforto stanze logge recessi senza mai accusare la benché minima stanchezza. Via, dunque, le pedantesche note al piede (respingerebbero); bando alle obese referenze bibliografiche (annoierebbero); nessuna pietà per gl’indici analitici (desterebbero sospetti). Ecco, invece, le illustrazioni didascaliche a tinte fumettisticamente sgargianti (l’occhio non vuole forse la sua parte?); le gustose macchie di colore mutuate da uno degli auctores del Nostro, D’Arrigo: «lassotto», «laddentro», «il visto cogli occhi», «il visto cogli occhi della mente»; il sermo usitatus et simplex mescidato di registri incompatibili, dall’aulico all’informale, non escluso il turpiloquiale, perché bisogna rivolgersi al lettore medio con l’affabilità e la naturalezza d’un compagno di strada, e del lettore medio riprodurre lingua e pensiero con artifici mimetici da mortificare il più scafato scrittore espressionista («capi politici che hanno testa ma non hanno coglioni»; «lettori cui non gliene potrebbe fregar di meno delle sorti della letteratura»; «parole deformate da orrore e incazzatura», «Perelà ha fatto vedere come va il mondo. Nel migliore dei casi va a puttane»). Continua a leggere

Da Sylt – di Franz Krauspenhaar

roma è sopravvalutata milano è un tugurio, prima o poi un albergo pio, ci sarà don verzè, sylt ci sono andato per relax claus dieter paga la noia stava distruggendomi, stavo per fare, cosa, sì,  ubriacarmi di birra, tutto il giorno, in spiaggia
torno più bianco di prima
firenze è una sindrome di stendhal
a berlino si chiacchiera, a salisburgo ruppi rompei rompai bicchieri di cristallo in un ristorante torreggiante, annemarie la zia rideva, a praga mai stato fanculo, new york è hancock basta la parola, nel maine c’era uno squalo di nome roy scheider, roma è una cloaca inventata da victor cavallo, il prezzemolo è la rucola, la rucola è il pomodoro pachino, a sylt speravo di togliermi di dosso l’italia, invece mi sono fatto avvolgere da “persona” di bergman, l’infermiera ventsettenne e l’attrice muta le vedevo tra le dune. una angoscia fulminante, dovete credermi. roma è un cesso, soprattutto il pieno centro, giornalisti, puttane d’alto bordo, caciottari ripuliti. milano è una sagoma, piena di buchi del culo sparati da decenni di malaffare. a kolding ci stetti bene, guardavo derrick in tv doppiato in danese. Continua a leggere

In acque vuote

di Alfonso Nannariello

«Aprile è il più crudele dei mesi: genera lillà da terra morta».
Quello del 1954 deve essere stato particolarmente feroce. Nevicò per tutto il tempo, e il freddo ghiacciò i fiori e i frutti alle piante.
Sull’albero di famiglia, però, spuntai io. Fui concepito allora, per quell’insolita e abbondante nevicata durata tutto il mese.
Quell’avvenimento, per i miei che non avevano fatto il viaggio di nozze, fu come un’offerta speciale, un biglietto eccezionale. Mio padre dovette cogliere l’occasione di quella vacanza dal lavoro e svuotare tutta la cartucciera della sua virilità. Continua a leggere

Inidipendenti -Giulio passami il libro

 La rassegna letteraria “GIULIO PASSAMI IL LIBRO: “INIDIPENDENTI”, per la serata del 10 maggio alle ore 21,00 vede protagonisti i  testi di Teresa De Sio, Roberto Donatelli, Francesco Forlani, Michele Sovente, Carmine Vitale.

gli stessi testi  inediti saranno in seguito pubblicati in una edizione speciale a cura dello studio Oblique per le edizioni Infinite Soluzioni.
Scrittori e poeti  partecipanti : Teresa De Sio, Roberto Donatelli, Carmine Vitale, Andrea Inglese, Francesco Forlani, Sonia Topazio, Alexandra Petrova, Stefano Malatesta, Loredana Raciti, Marco Fabio Apolloni, Paolo Piccirillo, Michele Sovente, Luigia Sorrentino,stefano Gallerani,Gualtiero Rosella.

Giulio passami l’olio via di Monte Giordano ,28 Roma

tutti i lunedi alle 21,00

Rassegna Inidipendenti- Giulio passami il libro

giulio passami il libro

GIULIO PASSAMI L’OLIO e’ un locale storico di Roma . Per l’occasione  diventa Passami il libro, una  rassegna  che  sara’ ripetuta anche il prossimo anno. Dal 19 aprile e ogni lunedi dalle 21  per due mesi ,autori poeti scrittori presenteranno  i loro inediti tra le mura di questo locale. I testi saranno poi pubblicati in una edizione speciale.

A curare la pubblicazione e l’impaginazione ci sarà lo studio Oblique per le edizioni Infinite Soluzioni. Ogni serata e’ dedicata a 2 autori, con brevi letture dei testi, fatta da attori e attrici .

Partecipano : Teresa De Sio, Roberto Donatelli, Carmine Vitale, Andrea Inglese, Francesco Forlani, Sonia Topazio, Alexandra Petrova, Stefano Malatesta, Loredana Raciti, Marco Fabio Apolloni, Paolo Piccirillo, Michele Sovente, Luigia Sorrentino, Stefano Gallerani, Gualtiero Rosella
Leggono: Simone Caparrini, Lia Zinno, Nicola Pistoia, Daniela Scarlatti, Sonia Topazio, Marina Giulia Cavalli

Lunedi 19 aprile ore 21  : Stefano Malatesta e Loredana Raciti

Giulio passami l’olio

via di MonteGiordano ,28

Roma

Simone Weil, la pasionaria che scelse il buon ladrone

Era un’intellettuale, una mistica, una poetessa. Una donna
sensibilissima, a tutto tondo, nemica del culto della forza, proprio negli anni violenti della seconda guerra mondiale. Era una “pasionaria” animata da una fede assai concreta, una persona onesta che scriveva benissimo, perché si sforzava di pensare bene. Si mescolava alla gente, cercava di restare umile. Innamorata della Croce, diceva, ma di quella del buon ladrone.
Non voglio che finisca l’anno – nel 2009 ricorre il centenario della sua nascita – senza parlare di Simone Weil: ne abbiamo letto molto poco, su quotidiani e periodici – figuriamoci in tv – quindi cerco di mettere in ordine qualche idea, soprattutto per me stesso.
Mi sono state particolarmente care le pagine de “I catari e la civiltà mediterranea”, dedicate alla civiltà occitana e scritte a Marsiglia nei primi mesi del 1942. In esse la grande pensatrice descrive la parabola discendente dell’Europa e della civiltà occidentale, il bivio violento imboccato a partire dal Duecento, e che l’ha portata quasi a diventare “l’impero della forza”.
Analizzando la “Chanson de la croisade albigeoise” (poema epico medievale e in lingua d’Oc che descrive gli ultimi palpiti della civiltà occitana, per dirla in modo semplicistico la civiltà dei trovatori, allora in pieno sviluppo, diffusa soprattutto nel Midi Francese e in parte anche in Italia), Simone Weil spiega con lucidità le conseguenze del massacro voluto con la crociata contro gli Albigesi dalla Chiesa e dal re di Francia. Continua a leggere

La forza della cultura

di Pasquale Giannino

Amo scrivere. Può essere un buon metodo per colmare il vuoto di lunghi pomeriggi. D’altra parte, se non ti importa nulla del calcio e detesti le interminabili code automobilistiche della domenica, riempire d’inchiostro qualche foglio bianco può essere un buon rimedio contro la noia del fine settimana. Ma è un’arma a doppio taglio: in apparenza ti offre un’occasione di svago, distraendoti per un attimo dai tanti fastidi quotidiani. In realtà, dopo qualche ora di onirica spensieratezza, riaffiorano alla mente pensieri sempre più cupi. E iniziano a balenarti mille dubbi sulla vita e sul mondo e pensi che se fossi andato allo stadio a urlare con gli altri tifosi ti sentiresti molto più sereno. Tuttavia, a un certo momento inizi a prendere coscienza della tua capacità di riflessione e ne assapori il gusto, sperando che un giorno potrai far sentire la tua voce sui problemi che angustiano il tuo tempo. Non ho mai apprezzato la letteratura d’evasione: è roba per adolescenti, nulla di più. Al contrario, sono rimasto sempre affascinato da quegli scrittori che riescono a scrutare il mondo e comprendere, molto prima degli altri, le grandi trasformazioni epocali. Continua a leggere