Milioni di nocche che bussano alla porta… e una classe politica non all’altezza del compito storico che le è stato affidato

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Si fa un gran parlare, e a ragione, dell’articolo scritto da Mario Calabresi e comparso sulla prima pagina de La Stampa ieri mattina. E non solo per la foto di Alan, il bimbo siriano di tre anni annegato insieme alla madre e al fratello più grande mentre cercava di raggiungere Kos, la Grecia, l’Europa, la salvezza.
Chissà se qualcuno gli aveva spiegato che quell’Europa che tanto disperatamente stavano cercando di raggiungere era, insieme al resto dell’Occidente, in larga parte corresponsabile del dramma che da anni si sta consumando sul suolo siriano.
Quando sui libri di Storia, a scuola e poi all’Università, mi fecero studiare la presa di potere del nazismo e la sua avanzata in Europa, il punto fondamentale dal quale ogni studente doveva partire era l’immobilità degli stati europei e la loro impotenza, il loro essere troppo deboli, troppo divisi, troppo distanti, nelle loro differenti e personali posizioni per riuscire ad affrontare con successo quell’ombra che si stava allungando su di loro e che li minacciava tutti, nessuno escluso.
L’Europa unita, questo Leviatano voluto da quegli stessi Stati che avevano giurato che non sarebbero mai più stati deboli, impotenti, immobili, divisi e distanti, nelle loro differenti e personali posizioni, al cospetto di chi ne avesse minacciato i Continua a leggere