A me piacerebbe vederne una…

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Viviamo in anni di veloci (e feroci) cambiamenti. La frase viene pronunciata così spesso che sta rischiando di trasformarsi a sua volta in qualcosa di diverso da quello che ha sempre e che sempre dovrebbe significare. Tutto cambia in fin dei conti, e a sopravvivere è ogni volta quello che sa modificarsi in tempo al tempo che sta attraversando, fino a riuscire, nei migliori dei casi, a mantenere intatta l’identità di partenza mentre si propone nuovi punti d’arrivo.
Oggi questo vale anche e soprattutto per i libri in cartaceo, che l’oramai consolidata rivoluzione digitale sta relegando negli angoli più remoti delle nostre città, in piccole librerie che assomigliano sempre più ai negozi di vinili per gli appassionati di musica. Ma il mercato si modifica, alcune librerie Continua a leggere

I risvolti profetici di un libro

corno

(Sarban, Il richiamo del corno, traduzione di Roberto Colajanni, Adelphi, pagine 191,18 euro)

John William Wall, conosciuto come scrittore con lo pseudonimo di Sarban, è stato un diplomatico inglese. Ha pubblicato in vita due raccolte di racconti e un romanzo.

Adelphi riscopre e manda in libreria Il richiamo del corno, un romanzo ucronico e distopico diventato un libro di culto per tutti gli appassionati del genere. Il libro fu pubblicato nel 1952 e alla sua uscita fece subito discutere.

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Wikipedia, la precisione delle fonti e lo scrivere libri contemporaneo

di: Guido Tedoldi

Un paio di idee ispirate da «Quando il comunismo finì a tavola», romanzo di Fernando Coratelli, Caratteri Mobili, 2011, pp. 125, € 13,00

Una recensione di questo libro è già comparsa qui su LaPoesiaELoSpirito – lo scorso 2 aprile a firma di Franz Krauspenhaar. In quella sede Franz ha parlato soprattutto del valore letterario del racconto su cui si basa il libro, cioè quello dei 33 anni trascorsi in Italia tra il 1978 e i giorni nostri, ovvero tra il rapimento di Aldo Moro in un periodo in cui c’era ancora il partito comunista, e l’affogare del 4° governo Berlusconi, in un periodo in cui il partito comunista non c’era più dopo aver cambiato nome diverse volte.

Coratelli però non ha parlato soltanto di politica. Ha messo in evidenza un’altra trasformazione avvenuta tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo: quella ispirata dalla Wikipedia riguardo il valore della precisione. Niente più incertezze, niente più ricordi vaghi, tutta precisione chirurgica resa possibile dai nuovi strumenti informatici.

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Il male? È un nano miope, codardo e narcisista

Letti&Riletti

A cura di Paolo Pegoraro

 


Pär Lagerkvist è un nome ingiustamente trascurato. Poeta, drammaturgo e romanziere, Premio Nobel del 1951, dalla sua opera più nota – Barabba – fu tratto un kolossal con Anthony Quinn, Vittorio Gassman e Silvana Mangano. Ma il trionfalismo hollywoodiano è quanto di più distante si possa immaginare dalla stringata scrittura di Lagerkvist; e si racconta che alla prima proiezione lo scrittore si mise a ridere, mentre la moglie si addormentò.

Pur dichiarandosi non credente, tutta la sua opera è permeata da una spasmodica tensione verso quell’infinito che altrettanto fermamente nega. Avverso a ogni scetticismo di comodo, Lagerkvist si lasciò interrogare intimamente dall’enigma di un male che cova anche all’interno delle civiltà più sviluppate. Di ritorno da un viaggio alle sorgenti della civiltà europea – la Palestina e la Grecia – lo scrittore svedese rimase esterrefatto nell’attraversare un’Europa dominata dagli slogan nazionalistici. Fu il seme dal quale concepì – nel 1944 – il suo capolavoro: Il nano (Iperborea, pp. 208, € 11,50). Il romanzo racconta la vita di una corte rinascimentale immaginaria vista attraverso gli occhi del nano di corte, anonimo e fedelissimo servitore del principe Leone. Conosceremo ogni personaggio e ogni vicenda attraverso il suo sguardo incredibilmente acuto, capace di svelare ogni malefatta e di portare alla luce ogni fantasia malevola, eppure totalmente incapace di riconoscere il bene. Il nano può vedere distintamente perfino di notte, contare anche i singoli fili d’erba, eppure non riesce a scorgere le stelle. È sì un genio, ma un genio del disprezzo e dell’odio. Continua a leggere

La sorprendente soluzione di un mistero millenario: Chi ha ucciso realmente i Proci?

 

Alberto Majrani, Ulisse, Nessuno, Filottete, Logisma Editore www.logisma.it , euro 12

“Quandoque  bonus dormitat Homerus”, ogni tanto dorme  anche il buon Omero, proclamava Orazio… ma è proprio così, oppure  Omero era molto più sveglio di quanto abbiamo sempre creduto?

“L’Odissea di Omero è forse il libro più conosciuto sulla faccia della terra. Chi non ha mai sentito parlare di Ulisse (o Odisseo che dir si voglia) e delle sue peregrinazioni per tornare all’amata isola d’Itaca, dalla fedele moglie Penelope e dal figlio Telemaco? Eppure, finora mai nessuno è stato così folle da pensare che il vero protagonista dell’Odissea non sia… Odisseo, ma un personaggio molto più oscuro, quasi sconosciuto, di cui anche nel testo si parla pochissimo: Filottète. Ma se vorrete seguirmi nell’analisi del capolavoro omerico con questa insolita chiave, vi accorgerete che con essa si aprono quasi tutte le porte.” Così comincia l’autore.,  e Giulio Giorello avverte nella prefazione: “La questione omerica è diventata un labirinto, non meno complesso di quello che si immagina architettato da Dedalo, e in un momento di lucida sincerità Alberto Majrani confessa: “Ma se io fossi così pazzo da scrivere un libro su quest’idea, Lei sarebbe così pazzo da farmene la prefazione?” Il Lei sono io. La mia non mi sembra troppo grande; quanto alla follia dell’Autore, diremo con Manzoni che giudichi chi sa – e con Shakespeare che comunque in tale follia c’è del metodo.” Continua a leggere

Europa Cristiana Libera

di Mara Macrì presidente di Acta Populi

La Sala del Consiglio del XII Municipio del Comune di Roma è gremita di gente nonostante fuori, nel cortile sotto un cielo grigio, ci siano tre gazzelle della polizia e nove uomini di scorta al freddo, che proteggono Magdi Cristiano Allam.

Intervenuto alla rassegna letteraria Dodici nel 12 “Incontri d’autore”, su invito del Presidente Pasquale Calzetta a presentare il suo ultimo libro “Europa Cristiana Libera” (Mondadori Editore) Allam parla con voce pacata e appassionata, racconta la sua esperienza di vita e di fede ad un pubblico attento e silenzioso, aprendo il dialogo con le frasi introduttive del suo libro:

Sabato 22 marzo 2008, nella notte della Veglia pasquale, dopo cinquantasei anni trascorsi da musulmano, sono rinato nella piena consapevolezza della fede in Cristo, ricevendo dalle mani del suo vicario Papa Benedetto XVI, il battesimo, la cresima e l’eucarestia. Continua a leggere

Alessio Torino: una vista eccezionale

 

di Paolo Pegoraro

Alessio Torino è un autore da tenere d’occhio. Dalla scarna bandella di Undici decimi, scopriamo soltanto che è urbinate, nato nel 1975, e che questo è il suo primo romanzo. Dalla qualità della scrittura non si direbbe. Undici decimi è fatto di tanti piccoli tocchi di genio e di una lingua raffinata e precisa, nemica del generico, ma che pure si diverte giocando a nascondino: a cosa farà riferimento il titolo, per esempio? All’interno del romanzo non viene spiegato… Indagando un poco, si scopre che Alessio Torino insegna lettere classiche e ha curato seminari di traduzione, che il libro ha attirato l’attenzione di un critico come Claudio Magris, che è stato chiamato in concorso al Campiello, che ha vinto il Premio Frontino ex aequo con il non certo esordiente Marcello Fois. Insomma, sarà pure il suo primo romanzo, ma per tanti autori meno scrupolosi potrebbe benissimo rappresentare la tappa d’arrivo. E invece è di prossima uscita il suo secondo titolo, Tetano, per Minimum fax. Continua a leggere

L’egemonia sottoculturale

di Massimiliano Panarari

Metamorfosi della società e dirompente passaggio di cultura. È così che possiamo classificare il mutamento socio-culturale (e, per certi versi, persino antropologico) prodottosi in Italia a partire dagli anni Ottanta del Novecento, il trionfo anche da noi dell’edonismo reaganiano (all’insegna, naturalmente, di alcune specificità classicamente nazionali). Continua a leggere

Melissa P. fa la cartomante su La 7 (e pubblica romanzi)

(la foto di Nadav Kander è di gran lunga la cosa migliore)

Questo libro si chiama Tre, ha 164 pagine e costa 16 euro. Vi si raccontano le storie di Gunther, George e Larissa, più svariati altri, che hanno svariati obiettivi nella vita: mangiare (male), bere (peggio), spostarsi da un luogo all’altro senza una ragione precisa, ammucchiarsi senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come da dettato costituzionale. Il racconto è diviso a metà fra Roma e Buenos Aires, che potrebbero essere anche Torino e Lima: i luoghi fisici non hanno grande importanza, i paesaggi costruiti nemmeno. All’autrice, che 7 anni fa era una ragazzina e ora, comprensibilmente, non più, interessano i corpi; beninteso vissuti fino al degrado, maltrattati e strapazzati come si conviene a un romanzo italiano oltraggioso pubblicato presso Stile Libero. Come in ogni buona fiction da prima serata di Rai1, sovrabbondano i dialoghi. Continua a leggere

Hanno amore

Gianluca Chierici, Hanno amore , Perdisa, 2010

di Lorenzo Chiuchiù

Cosa accadrebbe se Diana, Grande Madre della luce riflessa, tornasse nei sogni di un bambino? Cosa se il sogno, lungi dall’essere solo una fantasmagoria dell’inconscio, fosse l’“altro stato” (E. T. A. Hoffmann) nel quale la cosiddetta realtà comincia a mostrare la sua illusorietà, la sua dipendenza da potenze notturne? È questo il cuore del romanzo breve di Gianluca Chierici. Continua a leggere

Reale come una favola. Le storie infinite di Michael Ende

di Paolo Pegoraro

«…ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta». Se questa frase vi dice qualcosa, probabilmente siete tra i fortunati che hanno amato un curioso romanzo in 26 capitoli, alcuni scritti in rosso rubino e altri in verde acqua, ma tutti introdotti da grandi capolettere che procedevano ordinatamente in ordine alfabetico, dalla A alla Z. Se invece questa frase non vi dice nulla, siete probabilmente tra gli sfortunati che conoscono solo i film liberamente ispirati a La Storia Infinita e cordialmente detestati dal suo autore.
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Un viaggio con Francis Bacon

Franz Krauspenhaar, Un viaggio con Francis Bacon, Zona 9Volt, 2010

di Pasquale Vitagliano

Dunque per filmare un pezzo di storia di Bacon era necessario andare oltre il racconto”. Franz Krauspenhaar sta raccontando un film sul grande pittore, e in realtà parla della sua stessa opera su Francis Bacon e la definisce. “Ieri rivedo attentamente Love is the devil, il film sul genio del cineasta inglese John Maybury, del 1998, con uno straordinario Derek Jacobi nei panni di Bacon. E’ un Portrait of Francis Bacon, come recita adeguatamente il sottotitolo. (…) Il regista tenta la strada della rappresentazione caotica”. Quello di Kraupenhaar non è ritratto, ma un viaggio, anche questo caotico e circolare: non una ricostruzione lineare dell’artista e della sua opera ma una immersione in apnea dentro l’anima liquefatta dell’autore-personaggio; un viaggio nel corpo umano della sua pittura. “Le figure attorno al suo sguardo impietoso si sfaldano, come si sfaldano le figure dei suoi quadri. I connotati dei visi, visti quasi tutti di profilo, si allungano e si perdono contro gli sfondi, producendo scie di luce e colore”. Il Francis Bacon di FK finisce per assomigliare all’essere umano che egli stesso ha dipinto. Continua a leggere

Economia – Domenico Lombardini

Prefazione di Francesco Marotta

Una poetica dell’incontro

La cifra peculiare della scrittura poetica di Domenico Lombardini, il filo rosso che unisce in una trama unitaria le varie tappe del suo ancora breve ma già significativo percorso, condotto sempre con profonda discrezione e rigorosa attenzione ai presupposti e ai risvolti teorici del lavoro in fieri, è da ricercarsi nella presa d’atto dello snodo traumatico che la nostra epoca rappresenta, tanto sul piano etico che su quello culturale ed estetico, e nella piena consapevolezza, da cui la sua ricerca in gran parte si origina e si dispiega, che sia possibile trovare un punto di sintesi tra il rigore, le ragioni e la semplificazione ordinatrice tipica della scienza, e l’insondabile, ontologica, metamorfica refrattarietà che l’arte, in modo particolare la poesia, apparentemente le oppone. Continua a leggere

Le cose fondamentali

di Roberto Carnero

Con il suo libro precedente, ”Stabat Mater” (vincitore l’anno scorso del premio Strega), Tiziano Scarpa aveva svolto un’intensa, serrata riflessione sul tema della maternità. Ora il nuovo romanzo ”Le cose fondamentali” (pagg. 168, euro 18,00) , che esce oggi pubblicato dalla Einaudi , affronta l’esperienza della genitorialità dal punto di vista maschile, cioè da quello del padre. Il protagonista è un certo Leonardo Scarpa (ma – ci assicura l’autore – non si tratta di un personaggio autobiografico, anche perché lo scrittore non ha figli), il quale, quando sua moglie partorisce un bambino, Mario, decide di scrivere una sorta di diario che il ragazzo dovrà leggere quando compirà 14 anni. Continua a leggere

Le radici sono i nostri figli – seconda parte

Le radici sono i nostri figli – seconda parte
Ragionamento/ipotesi n. 1

Di Matteo Telara

Premessa:
1) La televisione non è Il Male. La televisione è un mezzo di comunicazione di massa ed esiste in tutto il mondo. Ogni casa nel mondo industrializzato ha oggi una televisione. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per consumo di libri. In Italia, dopo cena, non si legge, si guarda la TV.
2) I programmi televisivi sono ad oggi una delle poche cose in comune che i genitori hanno coi loro figli.
3) La maggior parte della programmazione televisiva di fiction, in Italia, ha provenienza estera.

Dopo quasi 5 anni di vita oltreoceano, sono tornato in Italia e ho scoperto che una delle poche cose che io e mia madre abbiamo avuto in comune in tutto questo tempo sono state le serie televisive. Americane o inglesi, per lo più. Continua a leggere

Gli occhi di Caino

di Franz Krauspenhaar

Vittorio è un manager milanese spesso in Spagna per lavoro. Ma non solo per questo. La sua passione per la grande nazione iberica si mischia agli affari, così che Salamanca, la città castigliana famosa soprattutto per l’università, diventa la sua seconda patria, o forse addirittura il suo luogo d’approdo dell’anima. Nella Spagna e nella tauromachia Vittorio trova quello che l’insipida monotonia di Milano non potrà mai offrirgli. Il cinismo da commendatori, la sveltezza dell’incedere affaccendato dei milanesi, lui lo sa bene, non portano da nessuna parte. Certo, Vittorio è lì, nella città natale, che prende il lavoro; ma poi, per fortuna, si tratta di svolgerlo altrove. E la Spagna si è formata in lui come il luogo della realizzazione. Un mondo pieno di passioni che coinvolgono a tal punto i nativi che anche uno straniero si puo’ fare prendere facilmente da questo morbo vitale, tra il simbolico e il surreale. Continua a leggere

Anche Carver ha scritto poesie – Daniele Gennaro

di Franz Krauspenhaar

Una raccolta comprendente 50 poesie abbastanza brevi, divise in sei sezioni. L’autore, Daniele Gennaro, classe 59, è uno psichiatra di quel Piemonte alessandrino che guarda a media distanza le selve e i mari della Liguria. Genova fa ben sentire la sua influenza, così che possiamo parlare di una terra lieve e mesticata. Gennaro scrive con la sua penna affilata versi veloci e fortemente impressionistici, poco attenti alla sonorità. E’ un rifarsi, il suo, a una poesia prosastica che appunto canta poco e solo per avventura, e che secerne immagini spesso impreviste accostando parole desuete con altre a noi molto vicine nel tempo; e anche, spesso usando verbi inventati traendoli da certi sostantivi. Il titolo richiama alla poesia in forma di prosa (o viceversa) del grande scrittore di racconti americano e forse è la cosa meno riuscita di questo buon esordio. Apre le danze una bella prefazione di Elio Grasso. Continua a leggere

Oggetti smarriti e altre apparizioni

di Alessandra Sarchi

Beppe Sebaste, Oggetti smarriti e altre apparizioni, Ed. Laterza, collana Contromano, 2009, 9,50 euro)

Pubblicato nella collana Contromano dedicata a ricognizioni geografico-antropologiche nei luoghi del nostro paese, il libro di Beppe Sebaste parla di oggetti persi, trovati e dati a pegno, di persone intraviste nello spazio di un breve incontro, nell’approssimazione di situazioni di precarietà – la strada, il campo rom, l’alloggio abusivo in mezzo a una pineta, il monte dei pegni – di tracce lasciate più o meno consapevolmente che l’autore interroga come indizi, come gusci esistenziali in cui la vita ha preso forma e poi è stata in qualche modo abbandonata, per proseguire altrove, o tramutarsi in altro. Gli oggetti smarriti sono innanzitutto sintomo, in senso psicanalitico, dello smarrimento individuale e collettivo di un Occidente oppresso da merci e ‘cose,’ raccontato con presenza critica ed emotiva, alternando scene schiettamente narrative a brani di vero e proprio réportage letterario, in un equilibrio sottile tra autoriflessività della scrittura e neutralità descrittiva. Colpiscono i dati: l’impressionante numero di carte di identità perse – che l’autore legge come desiderio di fuga e cambiamento della popolazione, il ritmo dei verbali di consegna all’ufficio oggetti smarriti di Milano, più di 1500 al mese, una cinquantina al giorno. La lettura di questi verbali e la visione degli oggetti traccia una mappa sociologica della popolazione, dei suoi costumi, della composizione demografica. Ma lo sguardo dell’autore va oltre il dato sociologico, attratto dal potere evocativo e fantasmatico di tutto ciò che si perde, o lascia traccia. Fantasma è ciò che ci manca, ciò che abbiamo intravisto e subito perso, proiezione di un’interiorità che si nutre di assenza più che di presenza. Continua a leggere

La morte più salubre arriva in primavera

di Fernando Coratelli

Entro in libreria in pausa pranzo. Ho le idee ben chiare, so cosa devo prendere, non cincischierò fra gli scaffali, anche perché devo mangiare – eh sì, pure io mi nutro di banali carboidrati e proteine.

Il banco delle novità non reca niente di nuovo, o perlomeno non riporta la novità che cerco io. Il marketing è una puttana che si dà ai soliti clienti. Continua a leggere