99. Il cerchio

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La piazza è perfetta per uno spettacolo del genere: un cerchio circondato da palazzi d’epoca, infarcito di ristoranti e bar coi tavolini che raggiungono quasi il bordo estremo dello stretto marciapiede. Le auto scorrono lente, incuriosite dalle luci intense e dalla musica che culla in una nenia dolce le orecchie rapite degli astanti. E’ questo lo scenario in cui il romanzo raggiunge, finalmente, la sua meta. Continua a leggere

98. E’ morto

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Non ti saresti aspettato un incontro così strano. L’uomo sparito all’improvviso, come avesse l’appuntamento più urgente della vita; lei rimasta lì davanti, pensierosa, indifferente al fatto che ti fai vicino, che ora, addirittura, le accarezzi i capelli lunghi e ricci. Cos’è successo? Provi a domandarglielo, ma non risponde nulla. Continua a leggere

97. Estasi

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Hai fatto bene a lasciare Marika e tornare qui, appena in tempo per sentire bussare alla tua porta. Inutile chiederti chi sia, ormai ne sei sicuro: manca solo lei all’appello della storia, che volge al termine ed è pronta a rendere conto di ogni nodo da sciogliere, di ogni enigma da chiarire. Continua a leggere

96. Due biglietti

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Come sei arrivato fino a qui?
Mario ha la stessa faccia di sempre, da bambino muto; fissa Dante con gli occhioni grandi e neri, quasi cercando da lui la risposta alla domanda.
E’ stato l’uomo che mi ha insegnato la canzone. Continua a leggere

93. Orsa maggiore

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Pensi di non poter più fare a meno della luce blu che ormai è una cosa sola con le immagini che tenti di tradurre in parole sullo schermo, sapendo che il lettore cercherà altro rispetto a quello che vuoi comunicare, perché ognuno insegue un proprio sogno, e il libro è un pretesto per risvegliare un desiderio, un ricordo, una paura. Continua a leggere

92. Parlarti

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Hai deciso di provarci: in fondo, che cos’hai da perdere? In Quai de Dion Bouton c’è una scaletta che porta dritta alla banchina. Il fiume scorre lento, con le rughe da vecchio saggio che la sa lunga sulle cose del mondo. Continua a leggere

91. Il tuo nome

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Romolo, Romolo. Le hai provate tutte: lo scrittore, lo psicologo, l’uomo dagli occhi grandi e azzurri che hai visto svanire nel nulla, sulla torre. Ti chiedi se sia possibile trovare uno spiraglio, la via d’uscita a un muro che inibisce ogni finale. Sei in un vicolo cieco, l’esito previsto della tua vita inconcludente, trascorsa a inseguire una bambina che non ha voluto rivelarti il nome. Continua a leggere

90. Naufragio

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Hai avuto paura: bastava un nulla per farle una carezza, spogliarla, accompagnarla fino al letto sospeso come i progetti e i sogni, insomma rovinare tutto, anche il romanzo che ti costa più fatica, ora che il lavoro è aumentato e le ore per dormire si sono ridotte quasi a zero. Continua a leggere

89. Un giorno caldo di giugno

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Ti viene un dubbio: che tutta questa storia sia un modo per fare i conti col passato, che dentro te ci sia qualcosa che non riesci ad accettare e hai bisogno di tradurre in racconto, per vedere le scene da vicino e convincerti una buona volta che ciò che è stato è stato e nessuno ha il potere di cambiarlo. Continua a leggere

88. Sul lungofiume

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E’ più forte di te, Dante, non sai scegliere.
E’ questo l’aiuto che mi dài?
Ti ho portato qui per capirci qualcosa, per associare anima e paesaggio, l’unico modo, a volte, per strappare una notizia in più dal pozzo dell’inconscio.
Quai des Celestins si affaccia sulla Senna. Ti ha chiesto di guardare, e basta. La prima cosa che noti è il muretto grigio che separa la strada dall’ansa verde del fiume. Continua a leggere

87. Da oggi

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Ti senti solo. Scendi dalla torre pensando sia tutta un’illusione: l’estasi là in alto, l’immaginazione di te morto sul selciato, l’idea che finalmente possa concludere qualcosa, la domanda di Fofner, la macchia blu del fiume in mezzo alla massa bianca e grigia delle case. Continua a leggere

85. Un brandello di senso

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Non sai cosa ti ha preso: sai che manca poco alla fine del romanzo, avverti una smania, come quando hai lottato per raggiungere una meta e all’improvviso ti sembra che qualcosa manchi, che i conti possano tornare, ma non siano sufficienti per giustificare tanto investimento di energie. Continua a leggere

84. Da sola

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Cosa stai cercando, Dante?
Psicologi e preti fanno sempre le stesse domande.
Riesce a metterti in crisi, questo Nino. Già, che cosa stai cercando? A volte, ascoltando musica, ti sembra di capirlo. Il Liebestod, per esempio, ti ossessiona: spalanca un orizzonte che insegui e ogni volta ti sfugge dalle mani. E’ vero che per tutti c’è un sogno sepolto in fondo al cuore? Continua a leggere

83. Per errore

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Sì, la vedo.
A volte basta un colore, per cambiare vita.
Che strano: il fiume è l’unica cosa sfuggita all’attenzione, come se a contare fosse solo la distesa bianca e grigia delle case, la geometria dei quartieri che si spingono fino all’orizzonte, dove il cielo si confonde con la massa scura della terra. Ti chiedi se sia sempre così, se ci accorgiamo soltanto di una parte di ciò che ci circonda, smarrendo ciò che porterebbe acqua al deserto invivibile dell’esperienza quotidiana. Continua a leggere

82. L’unica cosa

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E’ appollaiato sul tavolino di colore blu, trasparente, come il resto della stanza. Ti sembra che possa scrutare anche te, oltre i vestiti e il corpo, fino ad afferrarti l’anima: è così che funziona uno scrittore? Non dice una parola, continua a battere sui tasti, come un pianista assorto nella performance della vita. Ti viene in mente un concerto di Rachmaninov, condotto da Ashkenazy già maturo, coi capelli bianchi. Percepisci nettamente le onde sonore che approdano alla camera dal letto sospeso, proprio come il cuore. Che stai cercando? Senti che il ritmo regolare scandito dalle dita può condurti finalmente in porto. E se finora avessi fatto uno sbaglio dopo l’altro? Magari anche Filippo è un bluff per metterti di fronte al fallimento inevitabile, per non smentire l’immagine di eterna sconfitta che ti porti dentro. Perché non si volta, possibile sia tanto preso dal lavoro? E poi, scrivere è un lavoro? Qualcuno ha detto che l’attività del romanziere sia soltanto un hobby, una passione per privilegiati. Forse ha un mestiere e si rifugia qui quando ritorna stanco da un giorno di ferite e nervosismo, per questo si concentra così, dimenticando il resto. Perché ti ha chiesto, allora, se volessi entrare? Sarà l’apparizione improvvisa a suggerirgli un progresso nel racconto? O forse aspettava un’altra donna, un amore perduto che tornasse sui suoi passi, che decidesse di abbracciarlo un’altra volta; e invece ha visto te, che gli hai fatto balenare uno spiraglio, il miraggio di una nuova relazione che potesse smorzare il dolore della perdita, la nostalgia che toglie il respiro e l’appetito. Ti avvicini lentamente: sul tavolo minuscolo, oltre il portatile, c’è una tazza di caffè e un pacchetto di Winston blu da dieci, vuoto. Potresti offrirgli delle sigarette. No, troppo scontato. E se facessi l’offesa, perché non ti ha rivolto la parola? Puoi anche rimanere così, in silenzio, per mostragli che rispetti la sua concentrazione.
Mi scusi, ma rischiavo di perdere il filo. Quando è arrivata, l’ho collegata a una visita di poco precedente, un uomo che mi ha raccontato la sua storia, forse per sfogo, o per chiedere un consiglio. Vedendola, ho pensato che il pezzo mancante fosse lei. Noi scrittori abbiamo molta fantasia, ogni dettaglio è il pretesto di una svolta. Mi può dire il suo nome?
Marika.
E’ il nome che aspettava. Ora si domanda se lo scrittore s’ispiri alla realtà o sia la realtà a formarsi da un racconto che lui continua a dipanare battendo sui tasti bianchi e neri, come il pianista in un concerto; si chiede anche se venga prima la trama del mondo, in cui si cerca disperatamente una scintilla di bellezza, o sia il libro a dare un senso altrimenti sepolto sotto la coltre spessa di dolori e di abitudini, le mille cose della vita che nascondono l’unica cosa che conti veramente.