Noi siamo qui

“Partì per un paese lontano” (Lc 15,13). Nella parabola del Padre misericordioso c’è la definizione più efficace di peccato, che è il campo della distanza da Dio, una tragica divaricazione di cammini. È logico, dunque, che la predicazione di Gesù cominci con l’annuncio contrario: “Il tempo è compiuto, e il regno di Dio è vicino (Mc 1,15). La nostra vita si gioca tutta in questa opposizione tra lontano e vicino. Sta a noi scegliere la collocazione: noi siamo qui.

Così vicino

Scoprire la presenza di Gesù nelle piccole cose, nelle attenzioni delicate, in fatti apparentemente casuali, e che invece sono prove di una presenza premurosa, è ancora più urgente di una volta. Oggi, certa teologia insiste nel dire che Dio si è ritirato dalla Storia, che l’uomo è solo sul palcoscenico del mondo. Peccato allontanarsi tanto dalla verità di un Dio così vicino da potersi toccare.

Così lontano così vicino


La vita, si dice, è fatta di alti e bassi. Bisogna specificare, tuttavia: ci sono i molto bassi e i molto alti. Questi ultimi, forse, sono rari, ma lasciano una traccia: la cosiddetta peack experience ricorda che siamo fatti per un’altra dimensione, sciolta dai lacci della contingenza, in cui si vola senza più zavorre. I molto bassi riflettono l’angoscia dell’assenza, plasticamente evocata nella débâcle del figlio prodigo: “partì per un paese lontano”.
Ecco perché, quando appare sulla scena, Gesù ci rassicura subito: il regno di Dio è vicino. Come dire: c’è un cortocircuito necessario tra la disperazione e la speranza.