«Viole(n)t Red», di Laura Costantini e Loredana Falcone

violent-reddi Gaja Cenciarelli

Se fossi un ufficio stampa e dovessi lanciare questo libro metterei in evidenza che a dar vita a un noir dalle tinte così fosche e dalle immagini così crude sono due donne che scrivono insieme da più di trent’anni. E la loro è una scrittura che procede decisamente per immagini, una scrittura che potrebbe senza dubbio essere usata come sceneggiatura. Alcuni passaggi di Viole(n)t Red evocano sequenze de Il silenzio degli innocenti, Basic Instinct, e anche Vestito per uccidere – celeberrimo film di Brian de Palma. Lungi dall’essere un pout pourri confusionario, il noir di Laura Costantini e Loredana Falcone mostra la struttura solidissima di un impianto classico che esalta la chiarezza senza nulla togliere al mistero. La scelta della storia si rivela vincente: attorno all’intreccio ruota una serie di personaggi di cui, all’inizio, emerge solo la punta dell’iceberg di una vita di tragedie, speranze, desideri e paure. E che, man mano che si prosegue, acquistano uno spessore sempre maggiore, coinvolgendo il lettore fino all’ultima pagina.
Perché quando pensi di aver capito tutto, Costantini e Falcone – e vorrei sottolineare che questo è il loro primo noir – riescono a sorprenderti. Continua a leggere

Nella notte sanguigna dei lampioni

untitled-1983di Laura Costantini e Loredana Falcone

Ci risiamo. Come si fa a costruire una metropolitana in una città dove basta infilare un dito nel terreno per trovare un reperto archeologico? Siamo indietro con i tempi. Chi glielo dice adesso al geometra? Mi faccio largo tra gli operai curiosi e snocciolo tre bestemmie delle mie. I cunicoli mi mettono ansia e l’idea di infilarmi lì sotto proprio a fine turno… Accendo il faretto sul casco e cerco di non pensare che sono ingrassato e che il cunicolo è ancora solo un abbozzo. Giuro che se lì sotto non c’è la tomba di Augusto, mi faccio i cazzi miei e faccio spianare tutto.
Terra umida e grassa, Pietrisco. Fuori trenta gradi e qua sotto mi cago sotto dal freddo. Peggio di una catacomba. Ma dove l’hanno visto ‘sto sarcofago? Qualcosa mi cammina su per il polpaccio. Lo so che è solo un’impressione. E poi il pericolo non viene mica da ragni, scarafaggi o topi. Però prude, cazzo! Mi strofino e sento qualcosa di umido: una poltiglia di ragno mi impasta i peli, che schifo. Mi pulisco con una manciata di terra mentre continuo a muovere la testa per illuminare il più lontano possibile. Se mi hanno fatto scendere qua sotto per niente se la vedono con me. Altro che turni di riposo. Li faccio scavare pure il giorno di Ferragosto. Continua a leggere