A Loreto, ospite di Gesù

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di Michele Caccamo

…e mi ritrovo pietoso con l’anima all’indietro; alla ricerca dell’istante felice nella veglia degli Angeli: della loro sapienza infinita che nonostante i secoli non conosciamo; di quell’umiltà e potenza così simile alle rose e alle spine. Qui la morte non ha luogo, e neanche l’alternanza universale dovuta alle anime.
La casa di Gesù è eterna, dovutamente segreta. Continua a leggere

Traversata

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Cercavo dal terrazzo la bellezza,
Lo sguardo perso, fino all’orizzonte,
Dove il mare si fonde con il cielo
E stringe in una morsa le memorie
Di te, e del nostro incontro. Ma da ieri
Ho scoperto che è qui la superficie
Increspata dei pensieri, la roccia
A strapiombo del sogno, l’intrecciarsi
Di cirri di emozioni, nembi e strati
Di ricordi e speranze che si sfanno
Nell’ostia che mi guarda dall’altare:
Come il raggio di sole che perfora
Le foglie della quercia, la ringhiera
Del terrazzo, trasformato in preghiera.

Il futuro che mi viene incontro

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C’è un passo del vangelo che parla di un monte. Gesù ci porta tre dei suoi discepoli, una sorta di vacanza estiva, anche se i loro riposi sono poca cosa, per lo più interrotti dalla folla che ne indovina ogni movimento. Per una strana convergenza di fattori positivi, tuttavia, i quattro riescono effettivamente ad appartarsi. L’aria è fresca a quell’altezza, ci si sta da Dio. Pietro, Giacomo e Giovanni si rilassano, respirano a fondo. Gesù è concentrato in qualche suo pensiero, si mette da una parte e scruta l’orizzonte. Continua a leggere

La porta in faccia

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Ero arrivato con l’angoscia dei conti in sospeso. Da quando è morto don Mario ho perso il padre spirituale della vita, quello che non cambieresti nemmeno con il papa, forse solo con Gesù in persona. E’ difficile confidarsi, ricostruire una storia, darsi in pasto di nuovo, dall’inizio. Mi ero prenotato per celebrare ieri, in Santa Casa, alle undici e quarantacinque. All’ultimo momento ci sono stati problemi: troppa gente, diceva il sacrista, c’è il rischio che bestemmino se arriva il prete a dire messa. Bella roba, ho pensato: bestemmiare se si celebra la messa. Alla fine ce l’ho fatta: erano contenti, nessuna imprecazione. Tornando in sacrestia, la porta era sbarrata. Ho suonato ripetutamente, neanche l’ombra di un frate. In questi casi c’è un messaggio, che ho interpretato così: devi confessarti, altrimenti ti si chiudono le porte. Nel pomeriggio torno in basilica. Vado in Santa Casa, snocciolo il rosario, poi mi fermo davanti alla cappella francese, quella con il tabernacolo dell’adorazione. Vicino a me c’è un prete, lo squadro, per vedere se può fare al caso mio. No; dove lo trovo un altro don Mario? Mi alzo, me ne vado. In quel momento si alza lui, mi chiede: può confessarmi? Ci sediamo. Mentre lui parla, mi decido: dopo, mi confessa lei? E’ un tipo serio, di poche parole, ben pesate. Impartitami l’assoluzione, mi domanda: di che diocesi è? Di Roma, e lei? Sono il vescovo di ***.
Caro don Mario, mi hai mandato un vescovo. Fai le cose in grande, come sempre. I conti in sospeso sono sistemati. Domani la porta la sbatteranno in faccia a qualcun altro.