J. J. Cale (1938-2013)

J. J. Cale

di Loris Pattuelli

Una cosa bianca che assomiglia al blues, ecco quello che ha fatto J.J. Cale.

Quattro erano i grandi vecchi della scena rock: Bob Dylan, Leonard Cohen, Neil Young e J.J. Cale. Adesso sono rimasti in tre. Se ne è andato il più discreto, il più riservato, il più provinciale.

Un giorno, spero non troppo tardi, scopriremo quanto grande sia stato questo suonatore.

To Tulsa and back, così si intitola un suo disco di qualche anno fa. J.J. Cale era di Tulsa, la seconda maggiore città dello stato dell’Oklahoma. E a Tulsa arrivava Eric Clapton per imparare After midnight e Cocaine, e poi anche Mark Knopfler per copiare tutto e diventare anche più bravo di lui.

J.J.Cale era un autore di culto, non certo una rock’n’roll star. Bob Dylan ci ha messo sei lustri per tornare ad essere libero come lui.

Tulsa sound, così i critici chiamavano la sua musica. E hai voglia a dire gli ingredienti: rock, blues, soul, jazz, country. J.J. Cale ha creato una cosa bianca che assomiglia al blues. E questo, se non è tutto, poco ci manca.

Quattordici sono i dischi da lui incisi. Ne elenco tre (i miei preferiti): Naturally del 1972, Grasshopper del 1982 e To Tulsa and back del 2004. Di lui Neil Young aveva detto: “Il migliore chitarrista elettrico vivente dopo la scomparsa di Jimi Hendrix”.

http://www.youtube.com/watch?v=j0WUfUUQT28

http://www.youtube.com/watch?v=bL3g2JxfJt8

http://www.youtube.com/watch?v=6mqEvcEl4u4

Due immagini

di Loris Pattuelli

torri gemelleCi sono due immagini che il mondo conosce e sulle quali possiamo riassumere il senso di questo tempo: le Torri gemelle e piazza Tienanmen. Una rappresenta la fragilità; l’ altra l’ eroicità. Le Torri gemelle crollano per un folle attentato; in piazza Tienanmen un ragazzo con la mano alzata ferma i carri armati.

Ermanno Olmi

tienammen

da qui

Le formiche e le cicale indifferenti

Senti come soffia il fischio del Duquesne, soffia come se non avesse mai soffiato prima, piccola luce azzurra, rossa luce lampeggiante, soffia come se fosse davanti alla porta di casa mia.
Bob Dylan, da Duquesne Whistle, Tempest, 2012

di Loris Pattuelli

Il protagonista di questa storia non è una cicala ma una formica incapace di campare alla giornata, sembra uno che interpreta la sua parte, lo diresti quasi un poeta, forse è proprio un poeta. Continua a leggere

Hendrix 70

27 novembre 2012. Domani. Jimi Hendrix avrebbe settant’anni. Come sarebbe Jimi settantenne? Difficile, quasi impossibile immaginarlo. Improbabile che continuerebbe a sculettare sui palcoscenici, come Mick Jagger, o Keith Richards. Oppure sì? Avrebbe rivoluzionato la musica rock, come sognava qualcuno, oppure il Mercato se lo sarebbe mangiato a colazione? Continua a leggere

PSYCHEDELIC PILL, Neil Young with Crazy Horse

di Loris Pattuelli

“Da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo. Non ha capito che il mondo non si guarda, si ode. Non si legge, si ascolta. La nostra scienza ha sempre voluto controllare, contare, astrarre e castrare i sensi, dimenticando che la vita è rumore e solo la morte è silenzio: rumori del lavoro, rumori degli uomini e rumori delle bestie. Rumori comprati, venduti o proibiti. Nulla di essenziale accade ove non sia presente il rumore”. Jaques Attali.

I rumori sono tanti, milioni di milioni, e quelli che girano intorno al rock sono sempre i migliori. Mi vengono in mente Satisfaction dei Rolling Stones e All along the watchtower di Jimi Hendrix. Dovendo allungare la lista, la mia scelta cadrebbe su qualcosa di Neil Young. I suoni dell’elettricità lui li frequenta da sempre, da sempre la sua fama di menestrello fa il paio con quella di miglior rumorista del reame. Continua a leggere

John Cage, un secolo di voli sperimentali

Testi di John Cage
(a cura di Loris Pattuelli)

John Cage (1912-1992), compositore americano, teorico della musica, scrittore e artista. Pioniere, eccetera, eccetera, dice Wikipedia. Alla faccia delle ricorrenze, tanti auguri! Siamo al centenario, ma non solo. Esattamente sessant’anni fa, il 29 agosto del 1952, alla Maverick Concert Hall, nello Stato di New York, va in scena 4’33”, uno dei capolavori assoluti (e più astrusi) della musica del novecento. (lp) Continua a leggere

Autore senza libro, scrittore senza scritto

a cura di Loris Pattuelli

Joubert non scrisse mai un libro. Solo si preparò a scriverne uno, cercando con risolutezza le condizioni giuste che gli avrebbero permesso di scriverlo. Poi, dimenticò anche questo progetto. Più precisamente, quel che egli cercava, la fonte della scrittura, lo spazio dove scrivere, la luce da circoscrivere in quello spazio, richiese da lui, creò in lui inclinazioni che lo resero inadatto a qualsiasi fatica letteraria ordinaria o lo distolsero. E’ stato perciò, uno dei primi scrittori veramente moderni, in quanto preferì il centro alla sfera, sacrificò i risultati alla scoperta delle loro condizioni, e non scrisse per aggiungere libro a libro, ma per prendere possesso del punto da cui gli sembrava sorgessero tutti i libri; punto che, una volta trovato, lo avrebbe dispensato dallo scrivere libri.
Maurice Blanchot

Continua a leggere

E’ ancora possibile scrivere un romanzo?

Di Loris Pattuelli

Un racconto? No, niente racconto, mai più.

da qui

Questi appunti sono qui da qualche mese, credo dal primo numero del post dedicato all’impossibilità di scrivere un romanzo. Fossero capitati nel cestino, non ci sarebbero stati problemi, e invece è andato a finire tutto nel PC, e la seccatura adesso è tua. Continua a leggere

Neil Young, Le Noise

di Loris Pattuelli

Neil Young ha colpito di nuovo il bersaglio, ed anche questa volta, statene pur certi, sarà un bel dividersi tra scettici ed entusiasti. Neil Young è sempre stato un artista molto curioso, molto libero e molto anticonformista. Gli hippies lo adoravano, i punk stravedevano per lui, e la generazione dei Kurt Cobain e degli Eddie Vedder, quella del grunge, lo considerava una specie di padre putativo. Di quali altri artisti si potrebbe dire la stessa cosa? A me vengono in mente soltanto Bob Dylan, Leonard Cohen e J.J. Cale.
Continua a leggere

L’arte della sorpresa

Ramon-loris

di Loris Pattuelli

Condensazione del proprio pensiero poetico in brevi annotazioni, la greguerìa è definita da Ramòn Gòmez de la Serna come il grido confuso delle cose, un “tentativo di definizione di cose indefinibili”, che lega la metafora all’humour. Greguerìa viene da “greco”, sinonimo di “difficile, incomprensibile e magari astruso”. Un sinonimo equivalente ci porta ad algarrabìa, che sta per “arabo”, sempre nel senso di “difficile, incomprensibile e magari astruso”. Ci sarà mai una via d’uscita? L’autore dice che “Le rigaglie sono le greguerìas del pollo”. Ed è tutto così semplice, così pieno di logica e di fantasia.
Continua a leggere

Rimbaud, la gioia della libertà degli altri

Arthur Rimbaud, Charleville, 20 ottobre 1854, Marsiglia, 10 novembre 1891
oggi compie 155 anni

di René Char

RimbaudCon Rimbaud la poesia ha cessato di essere un genere letterario, una competizione. Prima di lui, Eraclito e un pittore, Georges de La Tour, avevano costruito e mostrato quale Casa tra tutte l’uomo doveva abitare: dimora per l’ispirazione e nello stesso tempo per la meditazione. Baudelaire è il genio più umano di tutta la civiltà cristiana. Il suo canto incarna quest’ultima nella sua coscienza, nella sua gloria, nel suo rimorso, nella sua maledizione, nell’istante della sua decollazione, della sua detestazione, della sua apocalissi. “ I poeti, scrive Holderlin, si rivelano per la maggior parte all’inizio e alla fine di un’era. E’ con i canti che i popoli lasciano il cielo della loro infanzia per entrare nella vita attiva, nel regno della civiltà. E’ con i canti che ritornano alla vita primitiva. L’arte è la transizione dalla natura alla civiltà, e dalla civiltà alla natura”.
Rimbaud è il primo poeta di una civiltà non ancora apparsa, civiltà i cui orizzonti e le cui pareti non sono che paglie furiose. Per parafrasare Maurice Blanchot, ecco un’esperienza della totalità, fondata nel futuro, espiata nel presente, che non ha altra autorità se non la sua. Ma se sapessi che cos’è Rimbaud per me, saprei cos’è la poesia davanti a me, e non dovrei più scriverla…

Continua a leggere

L’apocalisse sulla strada

la-strada

di Loris Pattuelli

Dura la vita dopo l’apocalisse. Dura, ma ancora possibile. Per arrivare dalle parti del mare, bisogna incrociare città, campagne, centri commerciali, boschi, periferie e paesi.
Sulla strada di nuovo? Può darsi. C’era una pista felice che attraversava tutta la terra e, se guardi bene, c’è anche adesso.
Un uomo e un bambino la percorrono con un carrello pieno di barattoli, coperte e teli di plastica.
Continua a leggere

The FabFour in the Sky with Diamonds

Beatles

a cura di Loris Pattuelli

Ci sono voluti quattro anni. Ora il catalogo dei Beatles è stato rimasterizzato per la prima volta in digitale con un livello di fedeltà alla musica originale mai raggiunto prima. 12 album più Magical Mistey Tour e Past masters vol. 1 e 2. per un totale di 14 album su 16 dischi (280 euro circa). Un altro box per i collezionisti: The Beatles in mono (330 euro circa). Ogni CD costa 20 euro, i doppi 30 euro.
Continua a leggere

L’epoca geniale

di Bruno Schulz

Bruno_SchulzCi avviciniamo ora a gran passi, nel nostro racconto, a quell’epoca meravigliosa e catastrofica che nella nostra biografia porta il nome di epoca geniale.
Invano negheremmo che fin d’ora sentiamo quella stretta al cuore, quella dolce inquietudine, quel sacro timore che precede i momenti estremi. Ben presto ci mancheranno nella tavolozza i colori e nell’animo la luce per apporre i più alti accenti, sottolineare i più luminosi e ormai trascendentali contorni di questo quadro.
Che è ormai quest’epoca geniale e quando fu?
Qui siamo costretti a divenire per un istante totalmente esoterici, come il signor Bosco di Milano, e a ridurre la voce a un penetrante bisbiglio. Dobbiamo punteggiare i nostri argomenti con sorrisi ambigui e, come una presa di sale, frantumare sulla punta delle dita la delicata materia delle cose imponderabili. Non è colpa nostra se a volte avremo l’aspetto di quei venditori di tessuti invisibili che mostrano con gesti ricercati la loro merce fasulla.
Quest’epoca geniale, dunque ci fu o non ci fu? Difficile rispondere. E sì, e no. Ci sono infatti cose che completamente, fino in fondo, non possono accadere. Sono troppo grandi per rientrare in un avvenimento, e troppo magnifiche. Tentano soltanto di accadere, tastano il fondo della realtà per sapere se le sostiene. E subito si ritraggono temendo di perdere la propria integrità in una realizzazione difettosa.
Continua a leggere

Buon compleanno René Char

char

In poesia, non si abita che il luogo che si lascia, non si crea che l’opera da cui ci si distacca, non si ottiene la durata che distruggendo il tempo. Ma tutto ciò che si ottiene con rottura, distacco e negazione, non lo si ottiene che per gli altri. La prigione si richiude subito sull’evaso. Il liberatore è libero solo negli altri. Il poeta gioisce solo della libertà degli altri.
René Char

Continua a leggere

Una vita insieme con Bob Dylan

bobdylantogetherthroughlife

di Loris Pattuelli

Sta per uscire Together through life di Bob Dylan, un disco molto bello e anche molto diverso da Modern times. Una vita insieme, dice il titolo in copertina; una vita insieme, dice la foto degli innamorati che si baciano sul sedile della machina; una vita insieme, e le canzoni dell’anno scorso contenevano un po’ di tutto, mentre quelle di quest’anno sembrano fatte quasi di niente.
Continua a leggere

Mistici giardini in battelli ebbri

a cura di Loris Pattuelli

ziosamConosci Ain’t talkin’ di Bob Dylan? Credo sia la prima canzone del nuovo millennio. Due sono le versioni stampate su disco: una è un requiem e l’altra sembra una marcetta. Puoi trovarle su Modern times e su Tell tale signs. Ecco il ritornello finale: Non sto parlando, sto solo camminando, su per le strade, dietro la curva, il cuore brucia e ancora si strugge, nell’ultima retrovia alla fine del mondo. Questa canzone mi ricorda Le bateau ivre di Rimbaud, forse perché Dylan è riuscito a concentrare qui tutti i luoghi comuni della canzone esattamente come un secolo prima aveva fatto Rimbaud con la poesia. Il ragazzo di Charleville pensava di usarla per fare bella figura con i poeti parigini, il menestrello di Duluth credo l’abbia incisa soltanto per mettere in imbarazzo i cacciatori di Nobel. C’è anche da dire che queste due opere sono quasi intraducibili. Però ci proviamo lo stesso. Ecco due traduzioni, quella di Ivos Margoni, un grande rimbaldiano, è forse la migliore possibile del Bateau.

Continua a leggere

All along the watchtower – supercover

di Loris Pattuelli

Disgraziatamente (o fortunatamente?) siamo in dicembre e il quarantennale del Sessantotto ha ancora qualche settimana di vita. Colgo l’occasione per ricordare una canzone uscita proprio in quell’anno. Sto parlando di All along the watchtower, certamente una delle cose meglio riuscite del secolo appena trascorso. A scriverla è stato Bob Dylan, a renderla immortale ci ha pensato invece Jimi Hendrix.
Continua a leggere

Gimme Shelter

di Loris Pattuelli

Qualcuno ricorda Gimme Shelter dei Rolling Stones? La canzone si trova in Let it bleed, un album del 1969 che credo oggi ci rimandi sopratutto a Love in vain e a You can’t always get what you want. Il primo è una cover di Robert Johnson con Ry Cooder al mandolino e poi anche un memorabile frammento di Nel corso del tempo di Wim Wenders, il secondo arriva direttamente da Il grande freddo di Lawrence Kasdan e vanta pure la collaborazione di Al Kooper alle tastiere.

Continua a leggere

Piccolo valzer viennese

di Loris Pattuelli

“La vera poesia è simile a certi quadri di cui si ignora il proprietario e che solo qualche iniziato conosce. Comunque la poesia non vive solo nei libri e nelle antologie scolastiche. Il poeta ignora e spesso ignorerà sempre il suo vero destinatario. Faccio un piccolo esempio personale. Negli archivi dei giornali italiani si trovano necrologi di uomini tuttora viventi e operanti. Si chiamano coccodrilli. Pochi anni fa al Corriere della Sera io scopersi il mio coccodrillo firmato da Taulero Zulberti, critico, traduttore e poliglotta. Egli affermava che il grande poeta Majakovskij avendo letto una o più mie poesie tradotte in lingua russa avrebbe detto: “Ecco un poeta che mi piace. Vorrei poterlo leggere in italiano”. L’episodio non è inverosimile. I miei primi versi cominciarono a circolare nel 1925 e Majakovskij (che viaggiò anche in America e altrove) morì suicida nel 1930. Majakovskij era un poeta al pantografo, al megafono. Se ha pronunziate tali parole posso dire che quelle mie poesie avevano trovato, per vie distorte e imprevedibili, il loro destinatario”.
Eugenio Montale, discorso tenuto all’Accademia di Svezia, 12 dicembre 1975.

Sempre “per vie distorte e imprevedibili”, qualche anno fa anche il Piccolo valzer viennese di Federico Garcia Lorca è riuscito a trovare “il suo vero destinatario”. Per saperne di più, mettete sul giradischi I’m your man di Leonard Cohen. Tradotto in inglese, il Piccolo valzer viennese è diventato Take this waltz, ed è qualcosa, credetemi, di veramente speciale, direi quasi il miracolo della traduzione perfetta che diventa la canzone perfetta.

Continua a leggere