Scissura, di Lucetta Frisa


Lucetta Frisa

Scissura        

 

(Abbazia di sant’Antimo)

 

In quella Abbazia nella conca del prato

I mistici

hanno coperto il vuoto

di pietre canti altari colonne

alzato luce con uomini

buio con pietre:

Tutti hanno compiti diversi di preghiera.

Medico, dimmi in quale tastiera si può trovare

una nota lucente

in quale parte del cervello  trovare

una pietra del tempio, la voce

assoluta dei morti?

Medico, cosa c’è in mezzo al cranio?

Una scissura – hai risposto –

dove le fibre si intersecano:

fibre

con note

vuoto

con fiato

scuotono il cielo

muovono lampi nella notte.

 

Tutto prega la tenebra.

Scrivere, di Lucetta Frisa

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La percezione del buio nello studio
mi insegna a non dimenticare
gli oggetti del giorno incolori e orfani
che scintillano assenti nello specchio.

Calma, nella notte, non invento nulla
neppure una parola logica – scrivo
respirando, tocco l’alfabeto infantile
che inavvertitamente si è fatto adulto.

Non ho imparato nulla di ciò che volevo sapere
Qualcosa scrivo ma dimentico o ricordo
fuori di me. Senza sforzo.
Il dolore c’è stato prima.

La percezione del buio nell’alta attenzione
ha distrutto lo sfondo, invaso carne e cervello
che provano nuovi sopori.

E’ così facile scrivere. Lascio alla luce
ogni angoscia, pongo la mano sulla penna,
la stringo. Mi porta via, cieca.

Lucetta Frisa, Nell’intimo del mondo, Puntoacapo 2016

frisa
di Alessandra Paganardi

Bisognerebbe chiamare questo libro, più che autoantologia, epifania progressiva di una vocazione poetica. Questo ci dicono i testi di Lucetta Frisa, raccolti a partire dall’aurora di questa chiamata, che – come scrive Vincenzo Guarracino nella prefazione – «viene da lontano» e «interroga la vita». Nei circa ottanta testi che compongono il volume – scelta parsimoniosa, in realtà – vediamo delinearsi una poetica che presenta rinvii, anticipazioni, cesure e riprese.  Una poetica con decise incursioni nel surreale, più evidenti in alcune raccolte centrali (in particolare Notte alta e L’altra, entrambe uscite attorno agli anni Duemila), ma che presenta una costante: l’esercizio delle micropercezioni, quelle che – per citare un altro titolo, formalmente estraneo alla poesia – “sentono le voci”, le parole nelle cose. Basta una passeggiata in un luogo speciale, un odore, una stagione, un binario interrotto, perché le atmosfere di un tempo amato e mai visto tornino a chiamarci. E’ il momento in cui nasce la parola e ci raccoglie a sé. Continua a leggere

Lucetta Frisa, Poesie su dipinti

Holbein
I due ambasciatori* Hans Holbein.

A noi non interessano i progressi della scienza:
ci portano onore e danaro? Altrimenti non servono.
Certi messaggi complessi neppure il re li comprende
li inviano demoni e angeli a sovvertire le imprese.
Oggi fa molto freddo, ci riscalda la pelliccia
adeguata a questa stagione come il nostro atteggiamento
e nulla di obliquo traversa cose e velluti.
Noi diciamo quello che abbiamo da dire,
facciamo quello che ci ordina il re.
Non guardate nient’altro, non c’è nulla da scoprire.
E’ il l553.
Siamo Jean de Dinteville e Georges de Selve –
due ambasciatori.

***

*La figura in basso,obliqua, quasi a livello del pavimento mostra un teschio tridimensionale che,per effetto della deformazione ottica,si può vedere solo se posizionati sul lato destro del dipinto: è l’anamorfosi e il suo messaggio è esplicito.

Lucetta Frisa, poesie su dipinti

Frisa
La dame à l’unicorne

a Chiara D.

Perverso un vento penetra la trama
del silenzioso arazzo scompiglia imprevedibile
il disegno dell’isola perfetta oh bella dama
e l’unicorno si sveglia alza la zampa snella
dal tuo impeccabile grembo oh mia bella
ed attraversa il prato calpestandone il fiore
dentro lo specchio si è precipitato e bianco
più non è ahimé e c’è rumore e odore
di prato di fiore di specchio rotto sporcato
e sparito è il disegno e la trama oh brutta dama
bella di un’altra dolcezza.

Lucetta Frisa, poesie su dipinti

soldato
Il soldato e la ragazza che ride
Vermeer van Delft

Soldato, hai volto e cappello ombroso
che indossi su strade impervie e cavalli in corsa
e giungi qui da guarnigioni lontane
sfinito,affannato, polveroso.
Non credere alle carte geografiche
mai sapranno condurti su strade felici:
te lo dice una donna che viaggia
libera nella sua casa dove impara
certi segreti che tu ignori. Ma finalmente
sei qui davanti a me spavaldo
battendo il tacco dei tuoi lunghi stivali.
Ti porto un bicchiere di birra fresca
mentre spalanco la finestra per fare entrare
la luce. Guardala, non è la stessa che incontri
sulle tue strade fangose: questa è chiara e leggera.
Ecco che ti cammina sul mantello
sull’elsa della spada e tra la barba
tenera e ride dai tuoi occhi ai miei
dentro i nostri bicchieri e per tutta la stanza.
Ti prego, non farmi la domanda
che sulle labbra ti trema; non voglio
sapere adesso il mio destino, lascialo
nascosto ancora nell’angolo di questa luce.

Lucetta Frisa, Poesie su dipinti

Arnolfini
Gli sposi Arnolfini
Jan Van Eyck

Nel silenzio lo specchio mostra figure rovesciate
se è vero che siamo qui a bisbigliarci qualcosa
di molto elegante scandendo sillabe leggere
dove l’eco si cancella sulle labbra ed anche le mani,
appena sfiorandosi, non osano farsi domande.
Se questo fosse il sogno di un’altra coppia,
un mistero cortese che invisibile soffoca
nel quieto disegno delle cose,per svelarsi
solo di là,nell’ardore di gesti dissennati
in ombre e profili capovolti. Ma è così
che ci immagina il nostro desiderio.

Poesie su dipinti. Maddalena, di Georges de la Tour

de la Tour
di Lucetta Frisa

Meditare davanti a oggetti chiusi
l’apertura del mondo:
uno specchio un teschio il mio corpo
in mezzo alla notte della stanza.
Il teschio e l’occhio per incantamento
si fissavano immobili allo specchio
mentre cadevano i miei lunghi capelli.
E lentamente smemorando i nomi
le cose allusero ad altro
la notte simulò un buio più vasto.
L’aria si accese e vibrando mutava
le certezze visibili in ombre
che tornavano in luce inconosciute
al buio ritornando, se ardevo il tempo
in trasparente polvere d’aria-

e fui solo uno sguardo nello spazio.

Lucetta Frisa. Poesie su dipinti

Tintoretto
Tintoretto, Santa Maria Egiziaca

Calmo e chiaro è il mio libro sono sola con lui
mentre fremiti d’alberi e ombre si insinuano
tra abito e pagine e sento
la seta del foglio e dei miei riccioli sciolti sulla tempia.
Dove sono?
Nella casa sicura del libro o in questa ardente
inquietudine se tutto brucia bisbiglia
d’oro e di rosso se questa luce strana
è entrata nella mia carne e non posso più leggere.
Se ora tutti i confini si disfano senza interrogarsi.

Lucetta Frisa. Ho tante albe da nascere (selezione di testi).

alba
I bambini si portano dentro una magia naturale. Giordano Bruno

Gli esseri umani, anche se devono morire, non sono fatti per morire, ma per ricominciare.
Hanna Arendt

Bello, bello, bello mondo, bello ridere di mondo in luce mattutina…
Mariangela Gualtieri

**

Pensa alla magia naturale dei bambini
e agli animali
al loro grande mondo nelle pupille.
Davvero l’alba ha un segreto
che si perderà sulla strada allontanandolo
con le parole;
ma ovunque resta il suo seme
dolente e invisibile.
Pensa a Giordano Bruno
incenerito per la visione di un mondo
al di là
visto solo da lui che l’ha toccato
con occhi carnali.
Chi apre troppo in fretta i nascondigli
brucia di febbre inumana
e in giro va appiccando roghi
di follia e meraviglie.

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.51: Tutto il dolore del mondo. Lucetta Frisa, “Sonetti dolenti e balordi e altre poesie”

Lucetta Frisa, Sonetti dolenti e balordi e altre poesieTutto il dolore del mondo. Lucetta Frisa, Sonetti dolenti e balordi e altre poesie, prefazione di Francesco Marotta, Piateda (Sondrio), CFR Edizioni, 2013

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di Giuseppe Panella

.

Scrive Francesco Marotta nella sua Prefazione al nuovo libro di Lucetta Frisa, in un testo intenso e ispirato, pieno di suggestioni e soprattutto arricchito da un bell’omaggio a Edmond Jabès:

“Il poeta sa che il suo canto, parto ed erede della dicibilità del mondo e della progressione razionale della voce tra le maglie di un universo che si rende decifrabile solo nella persistenza inclusiva e univoca dell’ordine e della luce, ha bisogno di sguardi altri (“occhi di un’ altra specie”) ai quali sorreggersi e dai quali lasciarsi guidare in questa catabasi fino alla dimora abissale del principio: altri occhi che parlino, attraverso lo stupore ammutolito dei suoi, la lingua umbratile delle origini, il verbo oltraggioso e inafferrabile di un panteismo apocrifo e pagano, l’alfabeto ferito e sanguinante di chi ha lungamente sperimentato il dolore, la follia, l’esclusione, l’inesistenza, la morte pur di aprire una breccia, con lo stilo, la passione e il furore del suo “grido inascoltato”, nel “silenzio di dio”. Il dolore e il lutto cercano i suoi occhi e la sua bocca, finalmente liberi dalle catene di una luce che esclude il suo rovescio simmetrico, per farsi specchio e visione, per seminare nella nudità del giorno il loro carico di spine e di memorie, la loro sete inappagata di riconciliazione“ (p. 7).

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Lucetta FRISA – L’emozione dell’aria. Nota di Narda Fattori

Meeres Stille

(Franz Schubert)

la meditazione è una luce bianca

in un punto della tenda di questa camera

la stessa che c’è al mare quando

mi costringe ad abbassare gli occhi.

il bianco non è la verità ma invita

a perdersi e ritrovarsi in un punto solo

infanzia vecchiaia parola e foglio

naturali come una goccia di pioggia.

ma la misura è difficile:

dopo iniziamo a dissiparci

a invocare Dio per un mal di testa.

hai il cuore pigro – mi dici.

sono sempre stata così?

e metti su un vecchio disco

di Fischer-Dieskau che canta

Tiefe Stille herrscht im Wasser

Ohne Regung ruht das Meer

Und bekummert sicht der Schiffer

Glatte Flache ringsumher…

una melodia sotterrata

una tenda appena mossa

la calda vita non c’è mai stata ma domani

mi vestirò di rosso

balleremo il flamenco

abbaieremo alla luna insieme ai cani Continua a leggere

Claudio RONCARATI – La fata fatua e lo psichiatra

Psichiatri

Altri dispiegano carte e mappe
tracciano rotte per le loro flotte
che salperanno con i venti in poppa,
verso nuove scoperte, alla conquista!
Noi siamo quelli dentro le scialuppe
incerte, zuppi, navighiamo a vista.
Altri procedono con schiene dritte
tra le scienze esatte.
Noi, invece, ci incurvano i ricatti
di chi ci vuole guardiani dei matti.

* Continua a leggere