Vivalascuola. Nun te reggae più

Questo è il seguito della puntata della nostra rubrica dedicata alla Malascuola (vedi qui). Presentiamo scene vere di Malascuola e una esortazione alla rabbia di Giovanna Lo Presti: “Rabbia, rabbia, rabbia. Da un quarto di secolo non altro che rabbia di fronte allo stillicidio di “riforme” e di interventi che toccano la scuola italiana; e non c’è stato ministro dell’Istruzione che non abbia voluto legare il proprio mandato a presunte “novità”, sotto le quali si nascondeva un unico progetto di rimodellamento della scuola pubblica, sempre più piegata alle esigenze del mondo esterno, sempre meno legata alle proprie radici ed alla peculiarità della cultura del nostro Paese. Che questo scellerato progetto di omologazione della scuola abbia dato soltanto frutti velenosi, pare non interessare i “decisori politici”. Tanto, loro, nelle aule scolastiche non vivono tutti i giorni. La riforma Berlinguer, la riforma Moratti, la riforma Gelmini, e poi gli interventi di Profumo e Giannini dovevano precipitare necessariamente laddove il tanto affaticar fu volto, nell’abisso orrido della “buona scuola” di Renzi. Là tutti i fili sono stati tirati, tutti i nodi sono venuti al pettine, tutto ha trovato una sua abborracciata sistemazione: ha visto il suo trionfo un abbozzo incompiuto, quel disegno di legge Aprea che auspicava la chiamata diretta, che esaltava la “meritocrazia”, che rendeva l’accesso all’insegnamento una gimcana lunga, complicata, con numerosi trabocchetti che potevano interrompere la gara in ogni momento. Il premio finale: un lavoro da 1.400 euro circa al mese, per governare masse di bambini, ragazzini, adolescenti intossicati dall’uso di cellulari, computer, videogiochi”.
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Vivalascuola. La paghetta

Un bonus di 500 euro agli insegnanti a tempo indeterminato. E’ un dettaglio nel mare magnum del sistema scolastico italiano. Eppure è la spia di un pensiero e di una politica, per questo gli dedichiamo una puntata di vivalascuola. “Il bonus è arrivato. Umiliante la grancassa mediatica che lo ha accompagnato. Restituirlo al mittente? Sì, se fossimo in grado di riproporre su Matteo il Giovane la pioggia di monete che si scatenò su Craxi all’ Hotel Raphael. Piuttosto cerchiamo, a partire dal bonus, di far crescere il dissenso verso la Legge 107. E vediamo di capire se si può dar corso ad un gesto collettivo di disobbedienza civile, se siamo in grado di rifiutarci di documentare le spese, visto che quei soldi sono nostri e costituiscono una parte infima di quel che ci hanno tolto con un blocco contrattuale di sei anni“. (Giovanna Lo Presti) Continua a leggere

Vivalascuola. “Dream” è l’anagramma di “merda”

Non ci sono motivi per non scioperare il 5 maggio. Il DDL sulla scuola del Governo Renzi mette a rischio tutti i lavoratori della scuola, la scuola pubblica e l’insegnamento e, per i suoi contenuti e per i metodi con cui viene imposto, la stessa democrazia. Lo spostamento dei test Invalsi alla scuola primaria (previsti proprio per il 5) per cercare di vanificare lo sciopero è una grave violazione delle regole democratiche e costituisce un motivo in più per scioperare. Per la prima volta dopo 7 anni i sindacati scioperano insieme. Nessuno può invocare come pretesto la divisione del mondo della scuola e la frammentazione delle iniziative. Nessuno può dire “si sciopera solo il venerdì per allungare il week end“. Oltre che per bloccare il DDL si sciopera per la stabilizzazione, il contratto, la cooperazione e la gestione democratica della scuola. Per una scuola per la Repubblica. In questa puntata di vivalascuola presentiamo un invito allo sciopero di Giovanna Lo Presti e in apertura l’appello di Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, a insegnanti e studenti a battersi uniti contro il progetto del governo sulla scuola. Inoltre materiali, commenti e le notizie della settimana scolastica. Continua a leggere

Vivalascuola. La scuola di Renzi e l’eros che non c’è

I politici parlano di eros nell’insegnamento e di passione per il sapere, della scuola di Narciso e della scuola di Telemaco. Si potrebbe pensare a un salto culturale che recupera Platone e le nostre radici, a una capacità della classe politica di pensare in profondità. Poi andiamo a vedere i “frutti di tanto “pensiero” (“Dai loro frutti li riconoscerete, Mt. 7, 16), cioè a dire il DDL appena prodotto, e non troviamo traccia di eros. L’eros richiede la presenza fisica dell’insegnante e loro progettano “insegnanti digitali, richiede la stabilità della relazione e loro progettano la precarizzazione di tutti i docenti, richiede amore per la disciplina insegnata e loro progettano un organico funzionale come tappabuchi, richiede un valore fondante della scuola e loro progettano la sua svalutazione in favore dell’azienda. Allora comprendiamo: i politici riferiscono a mo’ di slogan quanto orecchiato del libro di Massimo Recalcati L’ora di lezione, senza che esso trovi spazio nelle loro “riforme. A questo punto torniamo a Matteo l’evangelista (7, 15): “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Ne parlano in questa puntata di vivalascuola Donata Miniati e Emanuele Rainone. Continua a leggere

Vivalascuola. La “Buona Scuola” di Renzi e gli insegnanti: felice il popolo che non ha bisogno di eroi

“Gli insegnanti oggi sono degli eroi” (Matteo Renzi, 20, 5, 2014)

“Ridare dignità al lavoro dell’insegnante”, “rivalutare gli insegnanti” , “rimettere al centro gli insegnanti”, “valorizzare il lavoro dei docenti”… Apprezzamenti da fuochi d’artificio (“Gli insegnanti sono degli eroi”) che nascondono un profilo lavorativo scarsamente considerato dal punto di vista economico. Queste belle espressioni, prese in prestito da qualche libro di pedagogia, diventano, se rapportate al nostro contesto lavorativo, una presa per i fondelli e quindi irritanti (vedi qui). Chi ci governa chiama “eroi” gli insegnanti per poter continuare a chiedere loro atti di eroismo: avere per 10 anni lo stesso stipendio, non avere scatti stipendiali legati all’anzianità, accettare come “premio” una diminuzione della retribuzione, lavorare in scuole non sicure, insegnare in classi pollaio, fare esami di Stato gratis… Del “Buon Insegnante” di Matteo Renzi parlano in questa puntata di vivalascuola Lucio Ficara e Donata Miniati. Sullo sfondo, l’insegnante com’è adesso, visto attraverso recenti inchieste. Continua a leggere