L’UOMO CHE SMISE DI FUMARE di G. Pelham Wodehouse

Se sono vere le due seguenti considerazioni – “il buonumore è un toccasana” e “leggere fa bene” – ogniqualvolta avremmo trovato un buon libro capace di farci ridere, o quantomeno sorridere, avremmo trovato un tesoro… o preso i classici due piccioni con una fava. Scrivo questo breve preambolo pensando allo scrittore inglese G. Pelham Wodehouse (nato a Guildford, nel Surrey, il 15 ottobre 1881 – morto a New York il 14 febbraio 1975), grande umorista ma anche autore dotato di uno stile pregevole, al punto da avere ammiratori del calibro di Hilaire Belloc, Evelyn Waugh, Rudyard Kipling, Salman Rushdie e Douglas Adams.
Come ha avuto modo di sostenere il citato Evelyn Waugh: “Wodehouse ha creato un mondo affinché ci potessimo vivere e divertirci… Un mondo idilliaco, che non morirà mai.”
Un nuovo pezzo di questo mondo, prodotto dal creatore – tra gli altri – dei racconti di Jeeves e del Castello di Blandings, è giunto di recente in libreria. Si tratta di una raccolta di racconti intitolata “L’uomo che smise di fumare” (Guanda, 2010, p. 240, € 16, traduzione di Silvia Piraccini).
L’ottima copertina dai colori sgargianti, disegnata da Alberto Rebori, mostra un omuncolo “digrignante” – spaparanzato su una poltrona rossa – che tiene in mano un sigaro. Sopra di lui, l’icona di una sigaretta cancellata da una X.
I racconti sono ambientati a Londra, all’Angler’s Rest, dove il signor Mulliner – instancabile chiacchierone del locale – è solito offrire storie incredibili e divertenti (piacevoli da ascoltare tra una sorsata di whisky e l’altra). Continua a leggere