L’aureola


C’è tanto male nel mondo, si usa dire. È incontestabile che sembri dilagare, rompendo a volte ogni argine, suscitando sentimenti di tristezza, di disperazione, di paura. Dimentichiamo, tuttavia, che il bene ha un effetto altrettanto contagioso: un tempo si parlava di aureola, una realtà invisibile e presente, che agisce come tramite efficace dell’amore di Dio.

Scia di luce


Non crediamo all’amore. I maestri dell’ateismo ci hanno inculcato, con tenacia scientifica, il piccolo cabotaggio dell’amore sociologico, formale, che si pasce di idee, autocelebrativo e narcisistico. Il vero peccato è questo: aver ceduto l’anima ai cattedratici del nulla, ai figli del signore delle mosche: baal zebub.
Ma si può tornare indietro, alle origini, o al futuro, come dice qualcuno: credere in un Dio fatto carne. Basta pensare a Lui perché la vita rifluisca, perché scopriamo la sua immensa cura, la delicata Provvidenza, il desiderio intensissimo di comunione. Lasciagli il suo posto nel cuore e ti sarai liberato dall’incantesimo del male. Sarai vita che scorre, oltre lo spazio e il tempo, scia di luce.

Alla fine di tutto

da qui

Mi chiedono sempre perché il male. Lo chiedono a me, in un certo modo, come se avessi io la soluzione in tasca, da prete, depositario dei segreti ultimi del mondo. E’ un pezzo che ho smesso di rispondere con le formule usuali. Da quando il male mi ha investito nella sua versione più crudele, non ho più parole. Guardo la persona che mi ha fatto la domanda, cerco di capire se la sua è una sete di sapere o la solita sfida alla chiesa e ai suoi rappresentanti. Tento di comprendere se legge il dolore che mi afferra alla gola, o se gli sfugge questo aspetto del tema su cui vuole conversare. Il problema del male, gli dico, ha una soluzione che attraversa la carne devastata. Come si risolverà non puoi saperlo; credi solo a qualcuno che ha dato la vita per mostrarti che il bene, alla fine di tutto, è ciò che resta.