Il tempo e il carciofo

ordine del tempo

Il tempo di Carlo Rovelli perde strati come i libri-carciofo indicati da Italo Calvino – Gadda, Rabelais, per dirne due soli tra i grandiosi epos del Moderno –, perché è la realtà stessa a presentarsi “ai nostri occhi multipla, spinosa, a strati fittamente sovrapposti”. Ci sono tuttavia affinità e differenze: i libri-mondo che Calvino cercava di sfogliare (nel senso etimologico del termine) assomigliano, certo, al concetto di tempo che Rovelli sfronda – più per noi non addetti ai lavori che per la comunità scientifica –, e tuttavia il procedere di Calvino puntava dritto allo svelamento della complessità (che sempre fugge come l’Angelica dell’Ariosto), mentre L’ordine del tempo di Rovelli (Adelphi, pp. 207, € 14), almeno in apparenza, procede, consonamente al rigore della prosa divulgativa, non solo alla razionalizzazione ma anche alla semplificazione – intesa come pulizia – di un concetto sul quale troppe sbavature si sono sedimentate. Continua a leggere

Pierre-Yves Leprince, Il taccuino perduto. Un’inchiesta di Monsieur Proust

taccuino

Negli alberghi può succedere di tutto. Se poi a occupare la stanza numero 22 dell’Hôtel des Réservoirs, affacciato sul parco di Versailles, è Marcel Proust, si capisce che la faccenda si fa davvero intrigante. Siamo nel 1906, il futuro autore della Recherche lì alloggia mollemente segregato in attesa che l’appartamento parigino che abiterà nei successivi anni, al numero 102 di Boulevard Haussmann, sia pronto. Come trascorre il proprio adorato Tempo? Prendendo appunti e osservando scrupolosamente “la grande nemica dell’alta società: la realtà”. Attratto dalle emozioni e dal gusto del Vero, che “annoia o sconvolge”, il trentacinquenne inquieto ospite smarrisce uno dei preziosi taccuini su cui verga le prime battute di quello che sarà il suo capolavoro. La camera viene messa a soqquadro ma non c’è cameriera che riesca a trovarlo. Il portiere, Massimo, affida quindi la petit recherche al giovanissimo Noël, fattorino diciassettenne dell’agenzia “Bâtard e figli, pedinamenti e indagini di ogni sorta”, e, al presente, voce narrante dell’intera vicenda, ricostruita a distanza di ottant’anni dai fatti. Continua a leggere

Il favoloso cappotto di Proust

di Mauro Baldrati

Coi primi di dicembre, e l’avvento del grande freddo, apro l’armadio del vestibolo dove ci sono i reperti speciali e prendo il mio antico parka, quello extra-large che ho comprato a Brooklin nei primi anni Novanta. E’ il capo di vestiario più favoloso che abbia mai posseduto, di colore grigio scuro, confezionato con una tela militare robusta con le cuciture nere, ben fatto, ben proporzionato, bene imbottito, non come quei giacconi da 500 euro che vanno di moda oggi che sembrano imbottiti con dei copertoni. Lo pagai poco, come si usava a New York, trenta dollari, e l’ho portato fino allo sfinimento e ci ho pure dormito dentro un paio di volte.
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IL TEMPO DELLA FELICITA’. Tempo ultimo e tempo dell’inizio nell’opera di Marcel Proust (e di Gilles Deleuze). Saggio di Giuseppe Panella

«… Si potrebbe confrontare la vita con una stoffa ricamata della quale ciascuno nella prima metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili»

(Arthur Schopenhauer, Aforismi sulla saggezza del vivere)

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di Giuseppe Panella*

1. Il tempo alla fine

«L’anno in cui ho lavorato su Alla ricerca del tempo perduto è stato il miglior anno di lavoro della mia vita» (1). E’ una dichiarazione molto significativa e del tutto probante.

Quella di Pinter è un’espressione di felicità che intreccia produttività letteraria ad ermeneutica del testo: trasformare Alla ricerca del tempo perduto in una sceneggiatura è stato, per il compianto commediografo inglese, il modo più adeguato di “capire” il testo, decostruirlo, riscattarlo dalle zone d’ombra della sua incomprensione possibile. Una forma di lettura “interna”.

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