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Poesia italiana del XXI secolo. Marco Bellini

 Propongo all’attenzione dei lettori la silloge La complicità del plurale (LietoColle, 2020)

              

 […] “Ti guardavo la pelle scabra per capire: / si comincia dalle unghie; tutti / iniziamo a morire dalle unghie / subito vecchie, troppo dure / per essere nutrite”. Così leggiamo in questa silloge La complicità del plurale da poco edita da LietoColle, in cui Marco Bellini cela, con pudore, il suo lato più intimo e dolente. E non possiamo non ascoltare partecipi quella voce che ci spiega la malattia del padre: Ho visto come fa il cancro a prenderti / padrone, quando decide / di strapparti ai gesti. // Ho visto come riesce ad allungare la mano / e con due dita umide / farsi vento sulla fiamma.

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Com’è dura accompagnarsi a un sms. Di Marco Bellini


(Francesca Woodman)

Com’è dura accompagnarsi a un sms. Di Marco Bellini

Ti ho lavata prima e dopo, spugna rituale
per la diffidenza, danza dell’acqua e la carne
usata e servita. Il riflesso
nell’oblò della lavatrice al mattino
cercarti anche lì. Il tailleur grigio
ti sorregge fuori le scale. Due capelli
lunghi sulla spazzola che sei vera anche ora.
Con il tuo lavo i denti
e il dentifricio è la tua bocca. Continua a leggere

Attraverso la tela. Marco Bellini

di Nadia Agustoni

Leggendo la poesia di Marco Bellini si ha l’impressione che l’impegno che richiede seguirne il dettato sia dovuto ad un “cadere” verticale, un cedere alla profondità della parola. Questa breve raccolta Attraverso la tela Edizioni La Vita Felice 2010, con prefazione di Gabriella Fantato e postfazione di Piero Marelli, si apre con un intenso poemetto “…Della linea” in cui si riflette un dire che partendo dalle cose sembra ricordarci con Hofmannsthal che la profondità è nascosta proprio alla superficie. “Credevo di non poterla accettare/ quella linea tesa, annodata all’orizzonte/ e allora ho chiesto di uscire dal tempo/ […] per avere tutte le età […]”, e non inganni quell’uscire dal tempo perché Marco Bellini non ha tentazioni di fuga dalla storia e dall’epoca, ma piuttosto risponde a un andare oltre, tanto più nei momenti legati al quotidiano e a quella linea tesa iniziale, che se segna un confine, restituisce anche una misura. Continua a leggere

Marco Bellini. Come spiegarle queste finestre senza vetri


(Vecchie finestre)

Come spiegarle queste finestre senza vetri

Come spiegarle queste finestre senza vetri
che tutto ci passa dentro
e fa un freddo diverso preso lontano
il freddo che un pianeta attraversa
e lascia sul filo dell’orbita. Un fiato scuro
che non penseresti mai sul tuo davanzale.
Mancano i rimbalzi della luce
a concludere il giorno
prima che l’aria gialla della lampadina
dia il passo ai gesti lenti della casa.
Le tende sbeccate non possono nulla.
Forse possono: l’appartenere a una sedia
il proprio bicchiere la sera
tutte le sere l’impronta sulla tovaglia. Continua a leggere